È la storia di un uomo eclettico e geniale, a cui il destino riservò un incontro fatale. James Abram Garfield nasce nel 1831 nella campagna dell’Ohio, in una povera casetta di pionieri. Si paga gli studi facendo il contadino e il carpentiere. Folgorato dai Discepoli di Cristo, diventa un predicatore di successo, conteso la domenica tra varie chiese. Affina le doti oratorie ma fare soldi con la parola di Dio non gli sembra bello. Così trova lavoro nel liceo dove aveva studiato, insegna Latino e Greco e dopo pochi mesi diventa il Preside della scuola. È ambidestro ed è capace di tradurre e scrivere una frase, con una mano in Latino e con l’altra in Greco, simultaneamente.
James Garfield eccelle in tutto, anche nella Guerra Civile che chiude acclamato come eroe, con i gradi di Generale. La notorietà gli apre le porte della politica, nel Partito Repubblicano. Nel 1862 viene eletto al Congresso dove rimane 17 anni, distinguendosi per l’oratoria, il rigore morale e la scarsa modestia. Non nasconde un certo disprezzo per Lincoln che definisce «un avvocato di secondo ordine», anche se, per spirito di partito, ne appoggia la rielezione nel 1864.
Garfield conquista la Casa Bianca 16 anni dopo, quasi per caso, quando il presidente uscente Hayes decide di non ripresentarsi. Fioccano candidati, compreso l’ex presidente Grant che ci riprova. La turbolenta Convention repubblicana del 1880 va avanti per giorni e, dopo 33 votazioni a vuoto, ricorre a un uomo al di sopra delle parti, lo stimatissimo James Garfield, nominato per acclamazione. Alle presidenziali, Garfield batte il candidato democratico Hancock, con il margine più piccolo di sempre, lo 0,1 per cento. Gli bastano però pochi mesi per superare le divisioni e convincere gli americani che hanno di nuovo un grande leader.
All’inizio dell’estate, il presidente Garfield si concede una meritata vacanza al mare. Qui entra in gioco Charles Julius Guiteau. Anche lui è un ex predicatore ed è certo che Dio lo abbia destinato a una brillante carriera politica. Ha trascorso la campagna elettorale nel quartier generale repubblicano, conoscendo tutti e scrivendo volantini di propaganda per Garfield. Convinto che la vittoria sia merito suo, Guiteau chiede il posto di Ambasciatore, a Vienna o a Parigi, e infastidisce il Presidente finché viene minacciato di arresto. A quel punto sente di non avere scelta e compra una pistola, una bella pistola, che lui immagina già come pezzo da museo.
L’incontro fatale avviene il 2 luglio alla stazione ferroviaria di Washington. Mentre Garfield si avvia al treno per il New Jersey, Guiteau gli spara alle spalle, ferendolo a morte. Seguono due mesi di straziante agonia, aggravata dalle infezioni causate dai medici che, con le dita nelle ferite, cercano di estrarre i proiettili. James Garfield muore il 19 settembre 1881, dopo appena sei mesi di Presidenza. Di lui resta anche una personale dimostrazione del Teorema di Pitagora, a testimoniare una delle sue infinite passioni, la matematica.
(27 maggio 2016)
James Garfield eccelle in tutto, anche nella Guerra Civile che chiude acclamato come eroe, con i gradi di Generale. La notorietà gli apre le porte della politica, nel Partito Repubblicano. Nel 1862 viene eletto al Congresso dove rimane 17 anni, distinguendosi per l’oratoria, il rigore morale e la scarsa modestia. Non nasconde un certo disprezzo per Lincoln che definisce «un avvocato di secondo ordine», anche se, per spirito di partito, ne appoggia la rielezione nel 1864.
Garfield conquista la Casa Bianca 16 anni dopo, quasi per caso, quando il presidente uscente Hayes decide di non ripresentarsi. Fioccano candidati, compreso l’ex presidente Grant che ci riprova. La turbolenta Convention repubblicana del 1880 va avanti per giorni e, dopo 33 votazioni a vuoto, ricorre a un uomo al di sopra delle parti, lo stimatissimo James Garfield, nominato per acclamazione. Alle presidenziali, Garfield batte il candidato democratico Hancock, con il margine più piccolo di sempre, lo 0,1 per cento. Gli bastano però pochi mesi per superare le divisioni e convincere gli americani che hanno di nuovo un grande leader.
All’inizio dell’estate, il presidente Garfield si concede una meritata vacanza al mare. Qui entra in gioco Charles Julius Guiteau. Anche lui è un ex predicatore ed è certo che Dio lo abbia destinato a una brillante carriera politica. Ha trascorso la campagna elettorale nel quartier generale repubblicano, conoscendo tutti e scrivendo volantini di propaganda per Garfield. Convinto che la vittoria sia merito suo, Guiteau chiede il posto di Ambasciatore, a Vienna o a Parigi, e infastidisce il Presidente finché viene minacciato di arresto. A quel punto sente di non avere scelta e compra una pistola, una bella pistola, che lui immagina già come pezzo da museo.
L’incontro fatale avviene il 2 luglio alla stazione ferroviaria di Washington. Mentre Garfield si avvia al treno per il New Jersey, Guiteau gli spara alle spalle, ferendolo a morte. Seguono due mesi di straziante agonia, aggravata dalle infezioni causate dai medici che, con le dita nelle ferite, cercano di estrarre i proiettili. James Garfield muore il 19 settembre 1881, dopo appena sei mesi di Presidenza. Di lui resta anche una personale dimostrazione del Teorema di Pitagora, a testimoniare una delle sue infinite passioni, la matematica.
(27 maggio 2016)