Il Venerdì

Herbert Hoover e il cocktail delle cinque della sera

Intelligente, efficente e generoso, non riuscì però a contrastare la Grande Depressione. Nemmeno col proibizionismo rinunciò al rito pomeridiano dell'aperitivo: una variante del Martini (1929-1933)
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Non rinunciò al rito dell’aperitivo neanche durante il Proibizionismo. Tutte le sere, alle cinque in punto, sorseggiava una dose e mezzo di cocktail Gibson, variante del Martini, con cipollina al posto dell’oliva. La chiamava la pausa tra gli errori del giorno e le speranze della notte. Herbert Hoover era nato in Iowa nel 1874 in una famiglia povera, di religione quacchera. Tra i 6 e gli 8 anni perse prima il padre e poi la mamma e fu affidato allo zio che aveva una falegnameria in Oregon. Herbert era un ragazzo in gamba e imparò subito il mestiere. Frequentava la scuola serale con il sogno di diventare ingegnere minerario.

Quando fu ammesso all’Università di Stanford, per pagarsi la retta, andò a lavorare in miniera, da operaio e poi da impiegato. Appena laureato fu assunto da una compagnia della California. La svolta arrivò quando gli offrirono un lavoro, molto ben pagato, in Australia. Hoover scoprì una vena d’oro e, soprattutto, dimostrò una straordinaria capacità di organizzare il lavoro in miniera. Un anno dopo ci fu un nuovo salto di carriera con il trasferimento in Cina. Ci andò con Lou, una collega di corso a Stanford, sposata in fretta subito prima della partenza. Nei 44 anni vissuti assieme avrebbero collezionato 17 traslochi in altrettante case, sparse nel mondo. Nel 1908, a 38 anni, ormai ingegnere minerario ricco e famoso, decise di ritirarsi e fondò una società di consulenza mineraria a Stanford.

In pochi mesi aprì uffici dappertutto. La sua efficienza era pari alla generosità e, allo scoppio della guerra mondiale, nel 1915, si rivelò un geniale organizzatore di aiuti umanitari. Impegnò soldi personali, non chiese mai rimborsi spese ai governi e diventò un eroe popolare. Quando entrò in politica, come ministro del Commercio, Herbert Clark Hoover cancellò il suo secondo nome calcolando il tempo che avrebbe risparmiato nelle firme. Alle presidenziali del 1928, dopo la rinuncia del presidente Coolidge a ricandidarsi, Hoover ebbe la strada spianata verso la Casa Bianca e sbaragliò il candidato democratico Smith. Erano tempi prosperi e, nel discorso d’insediamento, nel marzo del 1929, disse che gli Stati Uniti erano vicini a sconfiggere la povertà.

Fu smentito clamorosamente 7 mesi dopo, quando il crollo della Borsa dette il via alla Grande Depressione. Non avrebbe potuto prevedere la crisi e non seppe contrastarla, rigidamente ancorato al principio della non ingerenza del governo in economia. Sconfitto alle elezioni del 1932, Hoover si stabilì con la moglie Lou a New York, dove visse per i successivi 30 anni nelle torri del Waldorf Astoria. Restò comunque attivissimo sul fronte umanitario e il presidente Truman lo chiamò a gestire la ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale. Continuò a viaggiare e a fare discorsi. Herbert Hoover morì il 20 ottobre del 1964 a New York. Nel 1927 era stato protagonista del primo esperimento di televisione, con immagini trasmesse attraverso i cavi telefonici.         

(5 agosto 2016)