Viaggi

Campi tendati

Alla scoperta dei deserti dall'Africa all'Asia

Un modo originale ed ecologico per viaggiare: gli occhi sono sempre rivolti verso il cielo e i corpi riposano all'aperto tra le migliori lenzuola di lino. Nei deserti dell'Africa, negli Emirati Arabi, in Vietnam e in Cambogia si assiste ad un nomadismo che coniuga natura e high-tech nel segno di un lusso itinerante.

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Nomadi per caso. Nomadi per una settimana, per un mese intero. Accampati tra le dune del deserto, negli Emirati Arabi, nell'oasi africana ecocompatibile di Kuki Gallman. Nomadi anche soltanto per un giorno avvolti dai turbanti di cotone grezzo per proteggersi dal caldo, dalle coperte di lana pesante nelle yourte mongole cucite nel feltro. È il turismo a cielo aperto, un modo per viaggiare sotto le stelle, senza mai coprire lo sguardo, senza mai snaturare l'immensità dell'infinito, dell'orizzonte. Perché chi si muove tra i campi tendati non ha bisogno con il calare del buio di abbandonare panorami mozzafiato, tramonti ocra e albe rosate. Rientrare negli edifici chiusi non serve.

 

Gli occhi sono sempre rivolti al cielo, i corpi riposano all'aperto, ospitati tra le migliori lenzuola di lino, asciugati dopo le pause benessere da teli sottili e ricamati, ritemprati nelle sdraio di juta coperte da diversi strati di gommapiuma. Ci si muove in modo tribale, tra le jeep, i cammelli. Ci si sposta tutto il giorno simulando l'attesa del ritorno al crepuscolo per ritemprarsi, la sera, negli accampamenti eleganti, per sentirsi a casa guardando uno spicchio di luna, ascoltando i ruggiti dei leoni, i lamenti delle giraffe, delle zebre allo stato brado. Tented camp.

Quella del nomadismo è una tendenza anglosassone che sta mettendo radici in Europa. "Il mondo si gira Canvas chic - ha titolato il Sunday Times segnalando "di questi tempi un ritorno al periodo edoardiano, quando gli aristocratici raggiungevano l'Africa per trascorrere giornate intere cacciando". Il magazine Wired parla di Jet age bedouins. Time e Newsweek almeno ogni mese segnalano un percorso tendato in giro per il mondo. E L'Express consiglia itinerari kenyoti. Il culto della tenda rimbalza dalla produzione dei designers italiani a quella cinematografica, dagli intrattenimenti dei teen-ager alle mostre di un certo ambiente milanese in cui si ammirano le yourte esposte nei cortili dei palazzi nobili come "nuove cucce urbane".

È sulle tende che punta Mathalie Crasset, designer parigina conosciuta nel mondo per la sua abilità di creare e sfasciare in pochi minuti gli spazi per amici nomadi di passaggio in salotto oppure in corridoio. È in una tenda accanto al divano che è rimasto per mesi uno dei figli dei Tennenbaum quando ha deciso, come tutti gli altri, di tornare, passati i 30, a casa dalla madre. La tenda rappresenta un nido nel nido, un concentrato nel nesting (tendenza nordica che indica il bisogno casalingo di accudimento inventata dalla creatrice di moda Li Edelkort), simbolo da esportare quando si parte per le vacanze.

Una tenda di lusso allestita in luoghi unici per scenari e itinerari. Un modo per raggiungere i paesi caldi e incantati costantemente a contatto con la natura. Tra i più battuti l'Africa, gli Emirati Arabi e il sud-est asiatico. Il sud-est asiatico con Vietnam e Cambogia è un nomadismo nuovo che inizia a fare tendenza da un anno. "Il binomio natura high- tech è la nuova formula del lusso itinerante" racconta Matteo Pennacchi di Viaggi dell'Elefante. Ti puoi perdere in mezzo alla Savana africana ma poi la sera farti un bagno caldo, ritemprarti in un idromassaggio, con i massaggi agli olii essenziali e poi chiudere guardando un programma globale sulla Cnn. Oppure ritrovare la mattina presto il caffè italiano mentre ascolti il barrito degli elefanti con il sottofondo delle melodie di Hendel o di Mozart che fuoriescono da un impianto Bang & Olufsen.

Il lusso è avere l'essenziale di massima qualità e autenticità. I Viaggi dell'Elefante portano sulla via della Libia (campo mobile nel Wadi Teshuinat), nelle strutture extralusso immerse nei game Park africani (tra gli altri Singita Private e Leopard Hill Game Reserve nel Krunger National Park). Ma come mai un certo tipo di turismo privilegia questi itinerari staccati dai filoni tradizionali? "Ormai - suggerisce il sociologo Domenico De Masi - si sente la necessità di percorsi che diano l'idea di sensazioni inedite, forti, che ci facciano accarezzare il sogno di vedere luoghi inesplorati".

L'Africa resta la terra prescelta. L'Africa di Kuki Gallman ad esempio, la Karen Blixen di oggi che trascorre inverni interi tra la sua abitazione di Nairobi e la proprietà di Ol Ari Nyiro, una distesa di 50 mila ettari, sul ciglio della valle del grande Rist. La scrittrice ha fatto questa scelta dopo la morte del figlio e del marito. Si è rifugiata in uno spicchio da sogno e ha dedicato le sue risorse a salvare la natura del Kenya.

Il campo ospita una ventina di persone in tende enormi, abbastanza grandi da somigliare a ville ambulanti. Dalle finestre ricavate nella tela si vedono vulcani e vallate, il lago Baringo: un paesaggio unico (500 dollari al giorno 002 54522589, 002542520048) che offre i piaceri della vista, della mente, del corpo. Ci sono sorgenti calde, oasi in cui bagnarsi all'alba e al tramonto, 400 specie di uccelli da ammirare, 300 specie di elefanti, lo spettacolo costante dei rinoceronti neri, della foresta protetta nel canalone di Mubutan.

"Muoversi in tenda da un campo nazionale all'altro in Africa è il modo migliore di viaggiare in questo periodo - osserva Francesco Siravo architetto che ha lavorato insieme alla moglie Ann Pulver per i parchi nazionali nel Kenya Wild Life Service - e restano meravigliosi gli accampamenti a cielo aperto. La sera mentre ceni vedi avvicinarsi alle pozze d'acqua elefanti, bufale, gazzelle. Ogni tanto anche iene e leoni".

"I campi stanno aumentando soprattutto in Africa australe che ha conservato le immagini di Hemingway, dei cacciatori, dei grandi spazi - suggerisce Alberto Addis di Kell 12 - penso al Kenya, Namibia, Botsawana, Sudafrica, Zimbawe, a tutta l'Africa delle grandi riserve degli animali mentre nel Sahara e nel Maghreb ce ne sono pochissimi perché il deserto spinge al nomadismo e non ai campi fissi. L'Africa Sahariana (Niger, Ciad, Mauritania, Algeria) è quella battuta da Viaggi dell'Avventura di Piero Ravà: "Il nostro turismo non è un turismo di lusso nel senso più comune del termine,non offre quindi grandi comodità. Il lusso è l'autentica tipologia del viaggio. Un itinerario culturale in cui il viaggiatore scopre il luogo, la popolazione, entra subito in contatto con gli abitanti". C'è Kilalinda riserva privata da 8 mila acri al confine con il parco nazionale Tsavo East, ai piedi dello Yatta Plateau, sopra il promontorio affacciato sul fiujme Athi.

Tramonti dai toni ocra, ippopotami, coccodrilli. Tutto a disposizione dei vacanzieri nomadi. Anche in questo caso sono i campi tendati a ospitare i visitatori. Si chiamano Mukutan Retreat e Makena Ills (da 4 mila euro a persona per una decina di giorni & 030 2902086 numero sbagliato). La tenuta assomiglia al Campi Ya Kanzi, campo del tesoro, esteso in una riserva Masai di un migliaio di chilometri quadrati ai piedi del Kilimanjaro, circondata dai parchi nazionali di Tsavo e Amboseli. Sono le pendici delle colline di nuovo amate e descritte da Hemingway. Lodge tendati in stile etnico con un corpo centrale, il tembo house, che permettono di osservare al crepuscolo e la mattina presto 40 mammiferi diversi.

Più a sud, in Tanzania, Uganda, Zambia dove ci sono campi tendati per i safari. In Namibia si organizzano soggiorni nella riserva di Namibrand (da 4 mila euro per 12 giorni con itinerari aggiuntivi in namibia info & 0185/270458 [email protected]) anche in Sudafrica, in Botswana, in Tanzania, Zambia, Zimbawe: strutture in tenda a cinque stelle, materassi di juta sistemati direttamente tra le dune e orientati a est, dove sorge il sole. Qui le albe sembrano dipinte, le colazioni vengono vengono servite su vassoi antichi, di legno ornato. Per i viaggiatori nomadi sono interessanti anche le yourte mongole.

Tende di feltro spaziose, accoglienti, calde allestite su una base circolare a cui viene piantata una staccionata simile a una griglia di rampicanti. Ospiti consentiti all'interno, al massimo quattro. Si dorme su tappeti spessi (Tucano viaggi & 0115617061www.tucanoviaggi.com/ a partire da 3800 euro per 15 giorni in Mongolia con il deserto dei Gobi, la steppa, i monasteri Lanaisti).

Per le dune per chi le vuole affittare, infatti, il deserto più frequentato è quello del Gobi. Si parte in fuoristrada da Ulan-Ulan Batòr, spostandosi di campo in campo. Errando appunto. Gobi oltre alle bellezze naturali offre uno scenario archeologico: enormi calchi di dinosauri ad esempio, e Karakorum, antica capitale mongola, una sequenza di interessanti rovine. Per chi è affascinato dalle piccole tribù l'ideale sono i campi di Dubai, negli Emirati Arabi. Antonio Soccol, direttore della rivista No Limits World, ad esempio, ha una passione per Al Maha, ex oasi dove ogni tenda ha aria condizionata, piscina calda e fredda.

Per gli ospiti sono sempre pronti canocchiali per guardare i falchi e cavalletti di legno per dipingere l'attimo esatto degli stupefacenti tramonti. Negli Emirati Arabi escursioni con nottate nel deserto con buffet tipico di cucina mediorentale con spettacoli di danza del ventre ( Turisanda & 027520238 /Grandi Viaggi & 0229046301/ Utat & 0403891630) e www.al-maha.com I campi tendati vengono allestiti velocemente anche dall'altra parte del mondo molto più lontano, a Espiritu Santu, isola californiana del Pacifico dove Folco Quilici alla fine della sua carriera di sub ha saputo creare un tented camp di extra-lusso. I campi tendati sono sempre inseriti in luoghi in cui viene tutelato l'ambiente.

Quelli nel Botswana sono molto lussuosi con strutture di alto livello, lodge e attrezzatissimi campi tendati stile Hemingway costruiti nelle splendide cornici naturali e forniti di tutti i comfort. In Tanzania i campi sono esclusivi e affrontano safari al massimo con una decina di ospiti nelle verande affacciate su paesaggi mozzafiato. Ogni tenda viene arredata con stile minimale ma che diventa sempre "una casa lontano da casa". Stuoie, tappeti, grandi cuscini, bagni privati, ovunque illuminazioni personalizzate, camerieri costantemente a disposizione.

Tende, materassini e stoviglie anche nei campi della Libia, Algeria, Egitto, Mauritania, Sudan, Niger, Mali. Tra gli esploratori lo stulista Elio Fiorucci, il regista Alessandro D'Alatri. Piero Ravà si inoltra da sempre nei deserti. Una passione nata con Theodore Monot, storico autore del saggio Il viaggiatore delle dune. Si parte da Agadez in Niger per poi attraversare il Tenerè lungo la rotta delle carovane del sale Azalai (Spazi d'Avventura & 0270637138) Ai margini si staglia il plateau di Djado, fino ad Arracao un cratere circondato dalle dune. La sera si bivacca in tenda con i piatti serviti su tappeti sahariani.

"Queste scelte nascono tutte da un crescente bisogno di autenticità, dal bisogno di entrare in contatto con le culture del mondo, con stili di vita diversi dai nostri " spiega Patrizia Barrassi dell'associazione culturale Outis, la mente del viaggiatore (www.outis.org) che studia costantemente alternative al turismo di massa. "La verità - spiega il sociologo Alberto Abruzzese - è che i viaggiatori nomadi di oggi pretendono natura e avventura insieme. Scelgono un piacere prima degli altri, la qualità che esula sempre dal turismo di massa".