Durante i preparativi per il suo giro del mondo in pallone del 1998, che partì da Marrakech, Branson e la mamma infatti esplorarono i dintorni scoprendo la valle dello Oued Mizane, 60 chilometri a sud della città, e i villaggi di Asni e Imlil.
La signora Branson, che forse aveva più tempo libero del figlio occupato a fare miliardi e a svolazzare da un emisfero all'altro, e che probabilmente aveva un occhio particolare per gli affari immobiliari, scovò anche un'antica cittadella fortificata che dominava la vallata.
Era la residenza africana di un antiquario italiano, Luciano Tempo, che l'aveva acquistata tempo addietro dai proprietari berberi precedenti, e trasformata nel suo rifugio privato riempiendola di oggetti provenienti da ogni parte del mondo, specialmente Asia e Africa.
Per farla breve, Eve se ne innamorò (della kasbah, non dell'ex proprietario) convinse il figlio a comprare l'intera struttura per trasformarla prima in una casa di vacanza per la famiglia e successivamente in un resort di lusso e aggiungerla così alle altre proprietà d'hotellerie esclusiva che la Virgin Limited Edition già possiede a Londra, in Sudafrica e alle Isole Vergini Britanniche.
Ci vollero quasi quattro anni per riuscire a trasformare la kasbah Tamadot in un hotel cinque stelle, restaurando merli, torrette e cortili e progettando piscine, centri benessere e aree comuni. E, finalmente, la scorsa settimana, spariti artigiani e scavatrici, c'è stata l'inaugurazione.
In Marocco stanno succedendo molte cose. Dopo innumerevoli stagioni di grande successo turistico, gli attentati degli estremisti islamici che hanno colpito il Paese qualche anno fa, hanno danneggiato gravemente l'immagine del più moderato e moderno reame del Maghreb (assieme alla Tunisia) facendolo precipitare nella lista nera dei viaggiatori.
La crisi del regno, che può contare su un'economia mista basata su industria manifatturiera, miniere di fosfati, artigianato, pesca e agricoltura, ma che vive soprattutto di turismo, non si fece attendere. Furono tempi difficili, ma stimolarono creatività e investimenti.
Oggi, finalmente, incrociando le dita sulla situazione internazionale, si ricomincia ad andare tranquillamente al mare ordinato di Agadir o a fare shopping nel suq di Marrakech (anche grazie ai voli diretti da Milano appena inaugurati) come se si andasse a Parigi o Londra per il week-end. Il Paese è sicuro, ben controllato e si è riorganizzato come si deve investendo miliardi di dirham in infrastrutture e promozione. Tanto che la piazza più movimentata del continente, la celebre Djeema el-Fnaa di Marrakech è tornata a ospitare gruppi di turisti che affollano i caffè costruiti sulle terrazze della Medina e le bancarelle dei venditori di spiedini e succhi di arance sono di nuovo affollate. Nuovi alberghi, centri benessere e ristoranti sono stati aperti fuori e dentro le mura cittadine e gli itinerari classici, nelle oasi del sud, tra le montagne dell'Atlante e sulla magnifica costa che corre tra Agadir e Essaouira, sono nuovamente percorsi da camper, auto a noleggio e bus.
E c'è una novità. Vi ricordate dei riad, i piccoli hotel ricavati dalle antiche residenze di Marrakech che fino a oggi avevano riscosso un successo imbattibile (si calcola che ce ne siano ormai almeno 500 di proprietà straniera nella sola Medina)? Fu un'idea formidabile: trasformare le architetture raffinate dei palazzi a cubo dei mercanti e delle famiglie più agiate della città, in guesthouse sorprendenti, dalle atmosfere tradizionali e lussuose, divenne la carta vincente dell'ospitalità cittadina. Ma oggi, la scommessa travel-trendy è un'altra. Grazie ai solidi portafogli di investitori stranieri e di affaristi marocchini che hanno fatto fortuna altrove e che sono tornati a investire intelligentemente nel proprio Paese, la nuova frontiera sono i kasbah hotel. Non ci voleva un genio per capire che le antiche residenze nobiliari fortificate, sparse nei dintorni di Marrakech, all'imbocco di valli e vie carovaniere, sarebbero potute diventare dei resort particolarmente originali, spaziosi e di successo. Ma servivano appunto soldi, inventiva, coraggio e un momento storico adatto. Che è arrivato.
Oggi il più conosciuto e meglio organizato hotel, si chiama "Kasbah Agafay" e si trova a meno di mezz'ora d'auto dal centro città. La struttura principale si snoda intorno a sei cortili interni e una terrazza erbosa che ospitano le venti camere. Un antico portale d'accesso alle mura di fango merlate conduce all'ingresso della kasbah vera e propria nella quale sono state ricavate sette suite, nove camere standard e quattro tende tradizionali, decorate con arredi e oggetti della tradizione maghrebina. Specchi, candele, fontane, tappeti, caminetti, immense porte di legno intarsiato (vengono da Fès), scale, terrazzini e sale comuni creano un'oasi di relax, piacere e benessere sulla via per l'Atlante. Un giardino di palme e ulivi ospita la piscina, la scuola di cucina (con orto annesso), l'hammam e la spa, forse il luogo più piacevole dell'intero albergo. L'hotel appartiene a Adel Damoussi, un uomo d'affari cresciuto all'ombra del Big Ben che ha fatto fortuna in Inghilterra con l'interior design (era tra l'altro il proprietario della catena di negozi "Philip", specializzati in abbigliamento vintage).
"Ci sono voluti tre anni solo per rintracciare i 36 comproprietari della kasbah e convincerli a vendere", racconta Mr. Damoussi. "Poi ci abbiamo messo altri quattro anni per restaurare l'intera residenza seguendo le tecniche artigianali tradizionali e raccogliendo gli arredi che arrivano da tutto il Marocco". L'attenzione ai particolari infatti è quasi maniacale, ma l'atmosfera ricavata tra i gazebo andalusi, i divani arabi, le pareti di pisé e i soffitti di bambù è straordinaria.
La vista dalla terrazza privata della suite spazia dalle cime innevate dell'Alto Atlante, ai boschi di ulivi sulle colline intorno, fino ai profili lontani dei minareti di Marrakech. La spa ha vasche di rilassamento costruite in un giardino di profumi e rivolte a ovest per godersi il tramonto immersi in bagni di rosmarino e petali d'orchidea. Lo spazio yoga è decorato con divani, cuscini e un gioco di veli colorati degno dell'harem di un sultano. E alla sera si cena sotto le stelle tra l'erba fresca. Inoltre, appena fuori dalla proprietà, è possibile organizzare escursioni a dorso di dromedario, in pallone, a cavallo, in mountain bike e a piedi nelle valli vicine.
Infine, il suq di Marrakech, mecca dello shopping etnico, e piazza Jeema-el -Fnaa appena rinnovata (vedi box) sono a un tiro di freccia.
Più a sud della kasbah di Sir Branson, appena oltre il villaggio di Imlil, si trova invece il più spartano dei tre kasbah hotel attorno a Marrakech. Non per questo è il meno interessante.
La "kasbah du Toukbal", che venne usata anche da Martin Scorsese per alcune riprese del film "Kundun", è forse quella che ha la posizione più invidiabile. Sembra il palazzo del mitico Shangri-la himalayano, arroccata com'è su uno sperone di roccia all'ombra del titanico Monte Toukbal che sfiora i 4 mila e 200 metri di altezza. Dalla grande terrazza comune ingombra di tappeti e servizi da tè, sembra di guardare le montagne asiatiche piuttosto che le cime africane.
Venne costruita come residenza fortificata del Caid di Imlil, Souktani (l'allora amministratore di distretto) ma fu abbandonata nel 1956 quando il Marocco divenne indipendente dalla Francia e perse l'organizzazione governativa e gran parte della struttura economica. Venticinque anni fa due inglesi la rilevarono in blocco e chiesero la collaborazione degli abitanti dei villaggi berberi dei dintorni per poterla restaurare, riportarla agli antichi splendori e trasformarla in un centro per il turismo sostenibile. Oggi è gestita dai berberi stessi.
Quassù non trovate certo i lussi degli altri due resort, ma la vista, le possibili escursioni in montagna e l'ospitalità non hanno nulla da invidiare agli hotel a 5 stelle. L'intero albergo è una giusta via di mezzo tra un rifugio di montagna e una grande casa di amici appassionati di natura, trekking e tradizioni. E anche se si arriva solo a piedi (15 minuti di sentiero) e i bagagli viaggeranno a dorso di mulo, la sensazione di godere uno dei luoghi più privilegiati d'Africa non vi lascerà per tutto il viaggio.
(26 mar 2005)