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Dalla Patagonia alla Cina, dall'Africa all'Iran, dalla Polinesia all'isola di Robinson Crusoe i diari di viaggio di ieri e di oggi che raccontano di luoghi e di emozioni. Con la penna di Chatwin, Blixen, Brandi, Coloane, Beard, Melville, Terzani e Defoe

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Scrivere le sequenze delle immagini rimaste impresse nella mente. Annotare su un taccuino tramonti dai toni ocra, mezze lune incastonate nei cieli notturni tempestati di stelle. Provare a comporre sinfonie personali, ricordi frammentati tenuti insieme dalle righe di un taccuino consumato dal tempo.

Tentare di disegnare, con i tratti simili a quelli dei bambini seduti nei banchi dell'asilo. I diari di viaggio hanno costellato la letteratura, arricchito il lavoro degli scrittori ottocenteschi e novecenteschi, hanno selezionato il pianeta in tanti minuscoli spicchi di terra visitata, sperimentata, battuta conosciuta e sconosciuta. Hanno rappresentato lo stupore su fogli sbiaditi.

Lo stupore di ritrovarsi all'improvviso in un luogo diverso, emozionante, nuovo per il cuore e per la mente. Partirebbero in pochi ormai per le vacanze senza un blocco o un quaderno comprato appositamenteinfilato nella tasca interna del trolley. Partirebbero in pochi senza mettere un timbro interiore sul viaggio da fare, senza tornare con qualcosa di scritto, di disegnato che non sparirà mai insieme ai paesaggi forzatamente abbandonati ma resterà occupando lo spazio minimo in un cassetto, in una libreria.

Per questo l'editoria italiana e internazionale tra la primavera e l'estate segmenta un successo sicuro sui diari di viaggi, sui testi dedicati al viaggiare. Perchè errare è un modo per dimenticare, per abbandonare l'essere di sempre, per trovarne un altro, interessante, diverso, nuovo ("Partir c'est un peu mourir" scriveva Blaise Pascal. "Magattitude" l'inserto life de L'express lo chiama "le chic du voyage": "Dimenticate le serate, il tirare tardi... chi rientra da Tombouctou, da Dubrovnick o da Saint- Malo, il viaggiatore riporta in valigia un tesoro più prezioso degli altri, il carnet de voyage. Un successo che ha storia. Un'eredità che rivive in Europa come negli Stati Uniti, che approda dai grandi esploratori. In Francia continuano a vendere moltissimo i carnets di Titouan Lamazou (Gallimard).

Per questo Gallimard ha pubblicato una speciale collezione dedicata al tema e la libreria Fnac (anche a Milano) ha dedicato un settore specializzato a questi libri metà quaderni, metà taccuini, metà romanzi e metà saggi di esplorazione. Per Feltrinelli sono un grande successo i testi della collana Traveller. Sono in uscita i nuovi "Luoghi d'autore": in testa Ariel Dorfman, narratore di teatro e poeta cileno che con "Memorie del deserto", viaggio attraverso il Cile del nord, racconta i luoghi della dittatura cilena lungo il Norte Grande.

Altri romanzi di viaggio basato sul mistero dello stesso editore "Mongolia" di Bernardo Carvalho e "Rhapsody in black, in Vespa dall'Angola allo Yemen" di Giorgio Bettinelli che ha cominciato a coronare il suo sogno di girare il mondo così in motorino da Roma a Saigon. Ha successo la nuovissima collana Città d'autore (Guanda) in cui i migliori autori della letteratura straniera raccontano le più belle città del mondo. La collana viene inaugurata da "Ritratti di Praga" di John Banville. In uscita "Flaneur" di Edmond White che accompagna il lettore alla scoperta dei segreti di Parigi. L'iniziativa prosegue con la Rio de Janeiro di Ruy.

"È un filone di tendenza in Italia contemporaneamente alla crescita di un turismo più colto - spiega Luigi Brioschi, presidente di Guanda e direttore editoriale Longanesi - il genere letteratura di viaggio in altri mercati a cominciare dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti era già stato molto frequentato. Penso a Norman Lewis e Gerald Durrell, classici del '900. Penso a Bill Bryson.

In Italia in questi anni si è creato lo spazio per Città d'autore di carattere letterario. Queste iniziative corrispondono alla nascita di un turismo più colto meno rozzo e interessato a un'idea più approfondita, più esigente del viaggio". Douglas scriveva da Capri, Graham Green dall'Africa o dal Messico. Lawrence dall'Italia e dall'Australia...Poi è arrivato Bruce Chatwin (pubblicato in Italia da Adelphi) che ha venduto tutti i suoi libri con la tiratura dei best-seller.

Memorabile Chatwin di "Anatomia dell'irrequietezza" diventato ormai un po' per tutti parte fondamentale del bagaglio di viaggi mirati. Per Adelphi esce entro giugno "Quando viaggiare era un piacere" di Evelyn Waugh che racconta com'era bello viaggiare all'inizio del '900. Un must per lo stesso editore è "Mani" (un pezzo di Peloponneso) di Patrick Leigh Fermor. Un boom editoriale segnalato anche da BollatiBoringhieri che esalta lo spirito del viaggio con "Il mondo della parola, etnologia e linguaggio dei Dogon" di Genevieve Calame- Griaule (l'importanza della parola tra i Dogon) e "Kitawa" di Giancarlo Scoditi che offre una raccolta di foto nella Nuova Guinea.

Un boom editoriale che sta per celebrarsi in Italia con un appuntamento squisitamente francese, quello dei Carnets de voyage di Clermont Ferrand. Era stato Le Corbusier a scrivere e disegnare straordinari quaderni architettonici Les Voyages d'Allemagne e Les voyages d'orient pubblicati in eleganti cofanetti da Electa. "I carnet de voyages italiani sono stati presentati per la prima volta al salone del libro di Torino nell'ambito delle attività del Bureau international Editorie francaise nello stand degli editori francesi - spiega Stefano Saravelli, anima dell'associazione Segni dagli orizzonti promotore della prima biennale italiana del Carnet de voyage - organizzeremo a Torino nella primavera del 2006 in concomitanza con Torino capitale internazionale del libro una manifestazione interamente centrata su questi quaderni di viaggio.

Presentiamo al pubblico il carnet storico di Massimo D'Azeglio per far capire la tendenza insieme a una miriade di produzioni contemporanee di artisti, viaggiatori e sperimentatori di questa tecnica al confine tra pittura e letteratura. La grande diffusione di autori come Karen Blixen di Lettere dall'Africa e Ombre sull'erba (entrambi Adelphi) nel senso letterario e invece, nel senso pittorico, di Gauguin che ha creato degli straordinari carnets nel suo periodo polinesiano come una proiezione del suo mondo interiore.

Il genere si è arricchito attingendo agli ambiti più diversi. Esiste una fiorente produzione anche di carnets naturalistici (come quelli di Fulco Pratesi) e di carattere sociale. L'attenzione ai processi creativi della lettaratura e delle opere d'arte, al loro processo, al come nascono e come crescono tutta contemporanea ha favorito l'emancipazione del carnet de voyage come genere a sè che oggi riguarda amatori, collezionisti oltrechè l'evidente successo editoriale nazionale e internazionale".

Il messaggio del carnet diffonde una nuova concezione del viaggiare più attenta al globale, alle altre culture e agli altro orizzonti. Una concezione nuovissima che si allontana sempre di più dal turismo di massa e si focalizza sulla centralità dell'uomo e sul rispetto delle differenze tra le culture, le religioni, gli stili di vita.

"Il vero viaggio di scoperta - scrive Marcel Proust ne Alla ricerca del tempo perduto (Einaudi) - non consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi". "Fai tuo soltanto ciò che puoi portare con te - consiglia Solgenitsyn - conosci il linguaggio, i paesi, la gente. Fai della memoria la tua borsa da viaggio".

Ma chi sono i destinatari di questa nuova iniziativa? Qual'è il target vero di questo pubblico? Sono appassionati di viaggi in prima battuta, amanti dell'errare. E poi antropologi, storici, letterati. I nuovi nomadi e soprattutto i giovani che dovranno segnalare al prossimo convegno realtà sociali delle città, dei nuovi centri urbani da vivere e da visitare.

"La verità è che ormai l'esotico è sotto casa - incalza Saravelli - a Torino ci sono palazzi che raccontano in un microcosmo le realtà quotidiane dell'Africa, dell'India, della Cina. Come l'Esquilino a Roma, Joussieu a Parigi con la grande moschea, l'East End di Londra e la nuova Harlem".Per partire, per preparare un viaggio, per preparare la valigia del viaggio, conviene lasciare l'immagine della città e rivolgersi alle fonti libresche che sul viaggio irradiano luce e cultura.

"Viaggiare serve a guardare oltre il recinto della nostra vita - scrive Pico Iyer, scrittore nato in Inghilterra da genitori indiani che vive in Giappone - e a scoprire i meccanismi nascosti di cui non ci accorgiamo quando siamo assorbiti dagli impegni e dalla quotidianità. Io viaggio e studio libri di viaggio per uscire dalle pareti dei miei preconcetti e per entrare in un mondo che non smette mai di ricordarmi quanto siano sbagliate e limitate le mie riflessioni sulla realtà. Per me viaggiare vuol dire uscire dai confini della metropoli e andare verso un deserto avvolto nell'oscurità: non so mai quali meraviglie mi attendono".

Le meraviglie dei literary pilgrimages come consiglia l'inserto Travel di The Times. Uno di questi itinerari è To travel Hopefully: journal of a death not foretold di Christopher Rush. Una sorta di guida alla ricerca dei luoghi e di chi li ha descritti. Del resto è proprio il turismo, il grande business miliardario (la più grande industria del mondo che tocca quasi il 12 per cento del prodotto mondiale lordo) che ha modificato per sempre lo sguardo di tutti sul pianeta.

Secondo le ultime stime internazionali nel 2010 si conteranno oltre un miliardo di persone in giro costantemente, assiduamente e freneticamente in giro per il mondo. Lo dimostra un'esposizione importante: Universal Experience: Art, Life in the Tourist's Eye che dura fino al 5 giugno nel Museum of Contemporary Art di Chicago curata da Francesco Bonami. Una passerella di 75 artisti, da Andy Warhol a Doug Aikten, da Thomas Struth a Jeff Koons, da Ilya Kabakov a Maurizio Cattelan con una densa raccolta di saggi nel catalogo che comprendono Baudelaire e Kristeva.

Taccuini, pensieri, disegni. Scrittura, forme, immagini, arte. "Il turismo è forse il mezzo più popolare per dare agli individui la sensazione di uscire dalla norma continuando a starci dentro"riflette John Ralston Saul.

"Se la nostra esistenza si svolge all'insegna della ricerca dellea felicità, forse poche cose meglio dei viaggi riescono a svelarci le dinamiche di questa impresa - scrive Alain de Botton ne 'L'arte di viaggiare' (Guanda) - completa di tutto il suo ardore e di tutti i suoi paradossi. Benchè in maniera indiretta, infatti, i viaggi contengono una chiave di lettura del senso della vita che va oltre le costrizioni imposte dal lavoro e dalla lotta per la sopravvivenza (...) Veniamo così inondati di consigli sul dove ma nulla ci viene domandato circa il come e il perchè del nostro andare. Eppure l'arte di viaggiare pone una serie di interrogativi nient'affatto semplici o banali, il cui studio può contribuire alla comprensione della felicità".