Viaggi

Camerun (Africa)

Parchi savane e antiche culture

Siamo in una terra meravigliosa e contraddittoria, tra il Gabon e la Nigeria, che si affaccia con bellissime spiagge sul Golfo di Guinea. Foreste equatoriali incontaminate, vulcani spenti, grandissime pianure erbose, rendono questo Paese uno dei più affascinanti dell'Africa nera. Le etnie sono oltre 240

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Ci sono ancora, qua e là nel mondo, luoghi sospesi nel tempo, dove la vita scorre sempre uguale. Chissà da quando e chissà per quanto. Come nell'antica chefferie (territorio sotto l'autorità di un capo tradizionale) di Rey Bouba, nel nord del Camerun.

Qui, nel cuore dell'Africa Nera, alte mura di fango rendono impenetrabile alla vista il palazzo del lamidò, capo religioso e sociale di una comunità islamica regolata da immutabili norme feudali. Entrarvi è quasi impossibile.

Ma le immagini oltre il colonnato in legno, davanti alla porta d'ingresso, sono forti e indimenticabili. Guardando il viavai di donne che, uscendo, tirano su il loro abito, a coprire il seno, per abbassarlo di nuovo al rientro, in un umiliante segno di deferenza, si ha l'impressione di essere osservati dai mille occhi dei doungourou, gli eunuchi servi e guardie del lamidò rinchiusi nel palazzo.

Possono lasciare la fortezza una sola volta l'anno, alla prima pioggia, in occasione della visita del loro capo al villaggio. Il giovedì al tramonto, in un'atmosfera veramente surreale, le ipnotiche melodie di musicisti e cantori annunciano l'arrivo del giorno dedicato alla preghiera.

Il Camerun si propone al visitatore così, assoluto e senza sfumature come gli abiti sgargianti delle sue donne, intenso e penetrante come gli sguardi delle sue genti.

Autentico, ancora in buona parte alieno alle emozioni preconfezionate del turismo organizzato. È spesso definito l'Africa in miniatura, per i suoi paesaggi estremamente vari.

Dalla rigogliosa foresta tropicale alle aride savane, dai campi "innevati" da candidi batuffoli di cotone a impervi rilievi. Il Monte Camerun, un vulcano di oltre 4000 metri che talvolta esce dal placido letargo, è ideale per il trekking, come i Monti Alantika e Mandara.

Non mancano laghi e spiagge bianche (le più conosciute sono a Kribi), Parchi nazionali quali il Waza, popolato da elefanti e antilopi.

Ma il vero "monumento" del Camerun sono le sue genti. Il paese è un sorprendente puzzle di oltre 240 etnie, alcune delle quali, in particolare al nord, mantengono intatte le loro tradizioni.

Bamiléké, Bamoun, Peul, Koma, Potoko... Con altrettanti idiomi ad affiancare le lingue ufficiali, l'inglese e il più diffuso francese, eredità delle due potenze che colonizzarono il paese, dopo un breve dominio tedesco e fino all'indipendenza del 1960. Le etnie danno vita a una serie di organizzazioni sociali molto diverse fra loro, poteri locali che non entrano però in conflitto con l'autorità centrale.

Dai sultanati di stampo islamico nelle regioni del nord, vicini alle culture arabe, ai pittoreschi regni bantu all'ovest, fino alle comunità pigmee nelle foreste del sud. Accanto a tutto ciò, caotiche metropoli come la capitale amministrativa Yaoundé o Douala, principale centro economico e industriale.

La maggiore attrattiva del paese è la vita quotidiana, da assaporare girovagando per le strade polverose dei villaggi, fra capanne in fango, pietre e tetto in paglia, circondati da un pullulare di bambini e di donne sempre ben curate: quasi un miracolo, vivendo spesso in abitazioni prive di acqua! Trasportano con eleganza sulla testa enormi oggetti in un improbabile equilibrio o girano con un neonato in spalla, avvolto in artigianali marsupi dello stesso tessuto variopinto dei vestiti.

Come una pennellata fuori posto, sbuca talvolta dalle t-shirt indossate sotto gli abiti, la faccia dell'autoritario presidente della repubblica, Paul Biya, al potere dal 1982. La povertà non toglie un sorriso. Se non ci sono macchine fotografiche di mezzo.

In molti ristorantini il livello di igiene è accettabile. I piatti locali sono buoni, ma alla fine il turista si troverà quasi sempre a ordinare pollo alla griglia, spiedini, o l'immancabile capitaine, un pesce d'acqua dolce, accompagnati da patate e plantaine (banane) fritte e dall'ottima birra locale, oppure da una smielata bibita frizzante al limone o all'ananas.

Alcuni tra i più interessanti villaggi vanno conquistati con qualche ora di piste sterrate e polverose. Oudjilla, nell'estremo nord, è un insieme di insediamenti dell'etnia Potoko sulla cima di altrettante colline alla base dei Monti Mandara.

Una strada dissestata popolata da donne che percorrono chilometri, fra salite e discese, per procurarsi l'acqua, conduce al sarè, centro della vita sociale e della ritualità, dove risiede il vecchio lamidò. Si dice abbia oltre 80 anni, circa 50 mogli e oltre 110 figli.

Il villaggio di Rhumsiki, immerso in uno spettacolare panorama di formazioni rocciose granitiche a pinnacoli che culminano nella valle di Kapsiki, è molto particolare, e per questo rischia di essere trasformato in uno zoo umano ad uso e consumo dei turisti. Qualcosa di poco genuino già si percepisce.

Si visita la cooperativa dove le donne lavorano l'argilla e filano il cotone, si vedono gli alberi à palabre, sotto i quali la comunità prende le proprie decisioni. Ma l'attrazione principale è il Sorcier aux crabes, l'anziano e un po' inquietante stregone che, interpretando con un preciso rituale i movimenti di alcuni granchi, dispensa la sua lettura del futuro.

Le risposte per noi occidentali sono a volte deludenti, e ogni responso va pagato. Per la gente del luogo ha un potere assoluto. Pratiche magiche e credenze ancestrali si integrano qui con il cristianesimo. Un po' in tutto il Camerun, del resto, islam e cristianesimo riescono chissà come a fondersi con gli antichi culti animisti.

Lasciato il nord del paese, in direzione ovest, cuore dei regni bamoun e bamiléké, la realtà è molto diversa. Il cemento ha in buona parte sostituito le capanne e si respira un'aria di maggiore modernità. Interessante è la chefferie di Banjoun, purtroppo di recente gravemente danneggiata da un incendio.

Il gioiello di Foumban, capitale bamoun, è il Palais Royal, residenza del sultano Njoya e sede di una collezione di oggetti etnici. Ma i musei del Camerun non sono granché.

Meglio partecipare a feste tradizionali o celebrazioni quali la messa nel quartiere Melen di Yaoundé, in lingua ewondo, accompagnata da percussioni, danze e canti. Da non perdere sono i vivacissimi mercati settimanali, in particolare il martedì a Pouss (non lontano dalle case a obice dei Mousgoum, una sorta di "museo etnico" a cielo aperto di genti guerriere ormai quasi del tutto estinte), il giovedì a Tourou e il venerdì a Rey Bouba, nei quali lo sguardo si troverà a vagare confuso fra un tripudio di colori, scenette caratteristiche e figure d'altri tempi.

Appariscenti donne Bororo dal portamento elegante e fiero, con i volti dai tratti forti scolpiti da scarnificazioni, donne Hidè con zucche secche decorate tagliate a metà come copricapo (le calebasse), sarti con tanto di macchina per cucire sistemata nel bel mezzo della via in attesa di clienti, barbieri ambulanti, scrivani pubblici, carne lasciata alla mercé delle mosche, medicinali che giacciono sotto il sole cocente, bottiglie piene di benzina esportata clandestinamente dalla Nigeria.

Immergendosi nel brulicante caleidoscopio umano, oppure lasciandosi trascinare dai coinvolgenti ritmi della makossa, questo angolo di Africa è difficile da dimenticare.