Il vino, oltre che ai sapori, ai profumi, ai colori, viene sempre più spesso accostato alla storia e
alla letteratura. Dal 10 febbraio potrà essere associato anche allo sport. Ai Giochi Olimpici e Paralimpici
invernali di Torino 2006, insieme alla Coca-Cola regina dei soft drinks e alla Budweiser (sponsor per la categoria
birre), sarà presente una grande azienda vinicola piemontese, la Fontanafredda di Serralunga d'Alba, come
Fornitore ufficiale di vini e spumanti.
È la prima volta che il vino entra nei Giochi invernali; l'unico precedente è quello di Sydney 2000, quando i produttori australiani furono tra gli sponsor delle Olimpiadi. Come possono incontrarsi due mondi apparentemente lontani come il vino e lo sport? "Il vino è un prodotto naturale e si accosta bene allo sport.
Se consumato nella modica quantità, dà benefici: è antiossidante e anticancerogeno", ragiona Giovanni Minetti, direttore di Fontanafredda, "come lo sport è una sfida a superare se stessi, affinché ogni gara, come ogni vendemmia, riesca meglio. E poi il vino è un prodotto del Piemonte.
E le Olimpiadi sono un'occasione importante perché si svolgono a casa nostra: non potevamo non essere presenti". E Fontanafredda, nella storia della viticoltura, è presente da 128 anni. L'azienda, sarebbe giusto iscriverla però anche nella storia d'Italia, o meglio, nella storia dei grandi amori, perché fu donata per amore da Vittorio Emanuele II a Rosa Vercellana, una donna di origine contadina, che il re amò tutta la vita e sposò morganaticamente nel 1869, 14 anni dopo la morte di Maria Adelaide d'Asburgo Lorena.
Vittorio Emanuele conobbe la Béla Rosin, come era chiamata in dialetto, quando lei aveva solo 14 anni, secondo alcuni durante una battuta di caccia. Quel che è certo, è che iniziò con quell'incontro un grande amore che fece scandalo a corte e dal quale nacquero due figli, Vittoria ed Emanuele. Il re, nel 1858, nominò Rosa Contessa di Mirafiori e Fontanafredda e assegnò ai figli il cognome Guerrieri.
L'azienda, che aveva già terreni piantati a vite, fu intestata nel 1860 ai figli di Rosa e, nel 1878, cominciò a vinificare con successo grazie alle macchine (come le pigiatrici munite di diraspatori) introdotte da Emanuele Guerrieri. Il rapporto tra proprietà e dipendenti fu esemplare per quei tempi: i lavoratori disponevano, accanto ai vigneti, di alloggi (dipinti allora come oggi a fasce marroni e gialle) in un borgo con tabaccheria, scuola, chiesa e panetteria appositamente costruito intorno all'austera Villa Reale, residenza di 3 piani in cui sono ancora intatte le stanze di Vittorio Emanuele e di Rosa, la sala da pranzo e gli oggetti del re.
Ai dipendenti venivano versati anche i contributi: una specie di isola felice che non durò a lungo perché Gastone Guerrieri, figlio di Emanuele, nel 1930, fece fallire Fontanafredda che fu rilevata, nel 1932, dal Monte dei Paschi di Siena attuale proprietario attraverso il suo gruppo MPS Tenimenti Spa di cui è amministratore delegato Roberto Vivarelli e direttore generale Giovanni Bazzini.
I documenti dell'Archivio di Stato di Torino raccontano che, all'inizio, l'azienda produceva "Barbera Fontanafredda, Barolo e Nebbiolo". Altri testi riportano che, nel 1886, vennero istallate in cantina "botti di cemento Borsari Zollikon".
Il primo impianto Charmat venne acquistato nel 1929. Oggi Fontanafredda è una delle più grandi aziende piemontesi con oltre 100 ettari complessivi di terreno collinare nei comuni di Serralunga d'Alba, Barolo e Diano d'Alba, nel cuore delle Langhe, una delle aree più vocate alla produzione dei grandi vini rossi.
I vigneti, collocati tra i 200 e i 400 m., sono piantati a Nebbiolo da Barolo, Barbera, Dolcetto (per i rossi), Pinot nero, Moscato e Chardonnay (per i bianchi e gli spumanti), tutti a Denominazione Controllata o Controllata e Garantita.
Nella zona di Morisengo, 10 ettari, sono invece piantati a Barbera. La produzione di Fontanafredda è oggi strutturata su 3 linee: "Tradizione", che comprende vini ottenuti da uve provenienti da vigneti ubicati nelle diverse aree delle tradizionali produzioni a DOC e DOCG del Piemonte; "Selezione", vini con una sottodenominazione comunale o che provengono da un ristretto numero di vigneti come il Serralunga d'Alba (Barolo DOCG), il Raimonda (Barbara d'Alba DOC), il Treiso (Dolcetto d'Alba DOC) e altri.
E "Tenimenti Fontanafredda", una linea che esalta il terroir: sono vini di grande prestigio, come il Marne Brune (Nebbiolo d'Alba DOC), il Papagena (Barbera d'Alba sup. DOC), il Coste Rubin (Barbaresco DOCG. Gli spumantii comprendono i "Classici" (metodo Charmat che prevede la spumantizzazione in recipienti d'acciaio), "Bollicine d'Autore" (metodo Charmat), e "Méthode Fontanafredda" (spumantizzazione in vetro).
Una leggenda si aggira ancora a Fontanafredda: è quella degli incontri tra Vittorio Emanuele II e la Béla Rosin. Una galleria mette in comunicazione le aree delle cantine, simili alle navate di una cattedrale romanica, che ospitano i tini d'acciaio e le grandi botti di rovere per l'affinamento dei vini; si racconta che il re percorresse quel collegamento sotterraneo per andare a incontrare, non visto, la sua amata. Forse quell'amore vive ancora su queste colline e si è trasformato in amore per il vino.
È la prima volta che il vino entra nei Giochi invernali; l'unico precedente è quello di Sydney 2000, quando i produttori australiani furono tra gli sponsor delle Olimpiadi. Come possono incontrarsi due mondi apparentemente lontani come il vino e lo sport? "Il vino è un prodotto naturale e si accosta bene allo sport.
Se consumato nella modica quantità, dà benefici: è antiossidante e anticancerogeno", ragiona Giovanni Minetti, direttore di Fontanafredda, "come lo sport è una sfida a superare se stessi, affinché ogni gara, come ogni vendemmia, riesca meglio. E poi il vino è un prodotto del Piemonte.
E le Olimpiadi sono un'occasione importante perché si svolgono a casa nostra: non potevamo non essere presenti". E Fontanafredda, nella storia della viticoltura, è presente da 128 anni. L'azienda, sarebbe giusto iscriverla però anche nella storia d'Italia, o meglio, nella storia dei grandi amori, perché fu donata per amore da Vittorio Emanuele II a Rosa Vercellana, una donna di origine contadina, che il re amò tutta la vita e sposò morganaticamente nel 1869, 14 anni dopo la morte di Maria Adelaide d'Asburgo Lorena.
Vittorio Emanuele conobbe la Béla Rosin, come era chiamata in dialetto, quando lei aveva solo 14 anni, secondo alcuni durante una battuta di caccia. Quel che è certo, è che iniziò con quell'incontro un grande amore che fece scandalo a corte e dal quale nacquero due figli, Vittoria ed Emanuele. Il re, nel 1858, nominò Rosa Contessa di Mirafiori e Fontanafredda e assegnò ai figli il cognome Guerrieri.
L'azienda, che aveva già terreni piantati a vite, fu intestata nel 1860 ai figli di Rosa e, nel 1878, cominciò a vinificare con successo grazie alle macchine (come le pigiatrici munite di diraspatori) introdotte da Emanuele Guerrieri. Il rapporto tra proprietà e dipendenti fu esemplare per quei tempi: i lavoratori disponevano, accanto ai vigneti, di alloggi (dipinti allora come oggi a fasce marroni e gialle) in un borgo con tabaccheria, scuola, chiesa e panetteria appositamente costruito intorno all'austera Villa Reale, residenza di 3 piani in cui sono ancora intatte le stanze di Vittorio Emanuele e di Rosa, la sala da pranzo e gli oggetti del re.
Ai dipendenti venivano versati anche i contributi: una specie di isola felice che non durò a lungo perché Gastone Guerrieri, figlio di Emanuele, nel 1930, fece fallire Fontanafredda che fu rilevata, nel 1932, dal Monte dei Paschi di Siena attuale proprietario attraverso il suo gruppo MPS Tenimenti Spa di cui è amministratore delegato Roberto Vivarelli e direttore generale Giovanni Bazzini.
I documenti dell'Archivio di Stato di Torino raccontano che, all'inizio, l'azienda produceva "Barbera Fontanafredda, Barolo e Nebbiolo". Altri testi riportano che, nel 1886, vennero istallate in cantina "botti di cemento Borsari Zollikon".
Il primo impianto Charmat venne acquistato nel 1929. Oggi Fontanafredda è una delle più grandi aziende piemontesi con oltre 100 ettari complessivi di terreno collinare nei comuni di Serralunga d'Alba, Barolo e Diano d'Alba, nel cuore delle Langhe, una delle aree più vocate alla produzione dei grandi vini rossi.
I vigneti, collocati tra i 200 e i 400 m., sono piantati a Nebbiolo da Barolo, Barbera, Dolcetto (per i rossi), Pinot nero, Moscato e Chardonnay (per i bianchi e gli spumanti), tutti a Denominazione Controllata o Controllata e Garantita.
Nella zona di Morisengo, 10 ettari, sono invece piantati a Barbera. La produzione di Fontanafredda è oggi strutturata su 3 linee: "Tradizione", che comprende vini ottenuti da uve provenienti da vigneti ubicati nelle diverse aree delle tradizionali produzioni a DOC e DOCG del Piemonte; "Selezione", vini con una sottodenominazione comunale o che provengono da un ristretto numero di vigneti come il Serralunga d'Alba (Barolo DOCG), il Raimonda (Barbara d'Alba DOC), il Treiso (Dolcetto d'Alba DOC) e altri.
E "Tenimenti Fontanafredda", una linea che esalta il terroir: sono vini di grande prestigio, come il Marne Brune (Nebbiolo d'Alba DOC), il Papagena (Barbera d'Alba sup. DOC), il Coste Rubin (Barbaresco DOCG. Gli spumantii comprendono i "Classici" (metodo Charmat che prevede la spumantizzazione in recipienti d'acciaio), "Bollicine d'Autore" (metodo Charmat), e "Méthode Fontanafredda" (spumantizzazione in vetro).
Una leggenda si aggira ancora a Fontanafredda: è quella degli incontri tra Vittorio Emanuele II e la Béla Rosin. Una galleria mette in comunicazione le aree delle cantine, simili alle navate di una cattedrale romanica, che ospitano i tini d'acciaio e le grandi botti di rovere per l'affinamento dei vini; si racconta che il re percorresse quel collegamento sotterraneo per andare a incontrare, non visto, la sua amata. Forse quell'amore vive ancora su queste colline e si è trasformato in amore per il vino.