Non sembra di essere in un romanzo dell'Ottocento?", chiede sospirando la guida, ed è difficile darle torto. Davanti a noi si stende un panorama di colline, campi verde smeraldo segnati da muretti di pietra, pascoli dove brucano le mucche, cani da pastore con le pecore, cavalli al galoppo dietro le staccionate.
Qui e là, all'orizzonte, spiccano il campanile di una chiesa, il tetto di paglia di una casa, il fumo di un falò. Alle nostre spalle un'aspra brughiera, solcata da piccole valli, diventa un altopiano interrotto da strette gole. Mancano solo le carrozze lungo i sentieri che si perdono nella campagna per illudersi di essere finiti in un romanzo di Jane Austen; o per la precisione, dentro un film tratto da una delle sue opere più famose.
Sveliamo il trucco allora: nel romanzo inglese dell'Ottocento, o meglio nell'omonimo film che ne è stato ricavato, ci siamo finiti per davvero. Il breve viaggio che abbiamo compiuto da Londra alle Midlands, nel cuore dell'Inghilterra, per l'esattezza fino al Peak District, primo e più famoso Parco nazionale del Regno, ci ha portati infatti sul set di Pride and prejudice (Orgoglio e pregiudizio), nuova versione del film ispirato al libro della Austen: una delle più classiche e indimenticabili storie d'amore di tutti i tempi, con due giovani e promettenti attori, Keira Knightley e Matthew Macfadyen, nella parte dei protagonisti, Elizabeth e Darcy.
La pellicola, che è arrivata sugli schermi inglesi alcuni mesi fa, accolta da unanime plauso di pubblico e di critica, esce in Italia in questi giorni; è dunque da un pezzo che il cast, le cineprese e la produzione se ne sono andati dal Peak District, dal Derbyshire e dal Lincolnshire, le zone in cui hanno girato. Ma proprio grazie al successo del film, e a un'abile campagna promozionale dell'Ufficio del Turismo britannico, il set è diventato una meta per visitatori attratti dall'idea di seguire le orme di Elizabeth, Darcy e degli altri personaggi della Austen, oltre che dalla bellezza dei luoghi.
Beninteso, questa parte dell'Inghilterra era una meta turistica apprezzata anche prima del film. Inaugurato nel 1951, il Peak District viene considerato il più suggestivo Parco nazionale inglese e uno dei più belli d'Europa. Il suo nome Peak (Picco), fa pensare a vette, montagne (viene invece da quello di una antica tribù locale), mentre il Parco contiene soltanto alture che arrivano ai 600 metri; e la sua posizione geografica, circondato com'è da popolosi centri industriali quali Derby, Manchester e Sheffield, può trarre in inganno, facendo dubitare che un countryside degno del meraviglioso passato bucolico dell'Inghilterra possa nascondersi proprio in mezzo alle ciminiere della rivoluzione industriale.
Se questo spicchio di Old England è riuscito a conservarsi così bene è anche perché non è tanto piccolo: con un'estensione di 50 km di lunghezza per una trentina di larghezza, il Peak District è stato paragonato a un grande giardino giapponese, tanto è perfetto, risparmiato dagli scempi della modernità e - con l'eccezione dei weekend estivi in occasione delle feste nazionali - pure da quelli del turismo di massa.
Le attrattive naturalistiche del Parco variano. Al nord lo scenario è selvaggio, prediletto dagli escursionisti che partono dal Peak District per lunghe camminate, su fino al Vallo di Adriano e oltre, giungendo in Scozia; e da scalatori e speleologi. Il paesaggio è cosparso di vecchie miniere e caverne: "Questa terra è completamente cava", disse uno dei suoi più celebri frequentatori, lo scrittore Arthur Conan Doyle, "se si potesse percuoterla con un gigantesco martello rimbomberebbe come un tamburo".
Più a sud la natura si ingentilisce in un panorama di colline, prati, pascoli e viottoli, ruscelli e case coloniche: "Immergersi nella vicenda del romanzo non è stato troppo difficile per gli interpreti e la troupe", ricorda Paul Webster, produttore del film, "con anatre, oche e galline che si aggiravano liberamente sul set". Poi ci sono le cittadine, i villaggi, le residenze di campagna dell'aristocrazia.
Come Chatsworth House, ribattezzata "Palazzo dei Picchi", una splendida reggia, abitata per secoli dai duchi del Devonshire e in parte oggi adibita a museo, famosa per la sua collezione di libri, mobili, dipinti di Rembrandt e Reynolds. Come Buxton, piccola città termale, già nota nel Medioevo (la regina Maria di Scozia ci veniva a curare i reumatismi) quando aveva la fama di una Lourdes inglese.
Oppure Stamford, nel Lincolnshire, cittadina in stile georgiano, che Sir Walter Scott, l'autore di Ivanohe, definì "la città più bella tra Londra e Edimburgo". Poco oltre sorge Hatersage, il villaggio che ispirò Jane Eyre a Charlotte Brontë; e un po' più in là Ponden Kirk, la roccia al centro di Cime tempestose di Emily Brontë.
Ma non vogliamo finire in un altro romanzo, o in un altro film: restiamo in Orgoglio e pregiudizio. Dove a un certo punto la protagonista Elizabeth, rimirando il paesaggio, dice al suo amato Darcy: "C'è forse un posto più bello di questo, da qualche parte?" Non si può che concordare con lei.
Qui e là, all'orizzonte, spiccano il campanile di una chiesa, il tetto di paglia di una casa, il fumo di un falò. Alle nostre spalle un'aspra brughiera, solcata da piccole valli, diventa un altopiano interrotto da strette gole. Mancano solo le carrozze lungo i sentieri che si perdono nella campagna per illudersi di essere finiti in un romanzo di Jane Austen; o per la precisione, dentro un film tratto da una delle sue opere più famose.
Sveliamo il trucco allora: nel romanzo inglese dell'Ottocento, o meglio nell'omonimo film che ne è stato ricavato, ci siamo finiti per davvero. Il breve viaggio che abbiamo compiuto da Londra alle Midlands, nel cuore dell'Inghilterra, per l'esattezza fino al Peak District, primo e più famoso Parco nazionale del Regno, ci ha portati infatti sul set di Pride and prejudice (Orgoglio e pregiudizio), nuova versione del film ispirato al libro della Austen: una delle più classiche e indimenticabili storie d'amore di tutti i tempi, con due giovani e promettenti attori, Keira Knightley e Matthew Macfadyen, nella parte dei protagonisti, Elizabeth e Darcy.
La pellicola, che è arrivata sugli schermi inglesi alcuni mesi fa, accolta da unanime plauso di pubblico e di critica, esce in Italia in questi giorni; è dunque da un pezzo che il cast, le cineprese e la produzione se ne sono andati dal Peak District, dal Derbyshire e dal Lincolnshire, le zone in cui hanno girato. Ma proprio grazie al successo del film, e a un'abile campagna promozionale dell'Ufficio del Turismo britannico, il set è diventato una meta per visitatori attratti dall'idea di seguire le orme di Elizabeth, Darcy e degli altri personaggi della Austen, oltre che dalla bellezza dei luoghi.
Beninteso, questa parte dell'Inghilterra era una meta turistica apprezzata anche prima del film. Inaugurato nel 1951, il Peak District viene considerato il più suggestivo Parco nazionale inglese e uno dei più belli d'Europa. Il suo nome Peak (Picco), fa pensare a vette, montagne (viene invece da quello di una antica tribù locale), mentre il Parco contiene soltanto alture che arrivano ai 600 metri; e la sua posizione geografica, circondato com'è da popolosi centri industriali quali Derby, Manchester e Sheffield, può trarre in inganno, facendo dubitare che un countryside degno del meraviglioso passato bucolico dell'Inghilterra possa nascondersi proprio in mezzo alle ciminiere della rivoluzione industriale.
Se questo spicchio di Old England è riuscito a conservarsi così bene è anche perché non è tanto piccolo: con un'estensione di 50 km di lunghezza per una trentina di larghezza, il Peak District è stato paragonato a un grande giardino giapponese, tanto è perfetto, risparmiato dagli scempi della modernità e - con l'eccezione dei weekend estivi in occasione delle feste nazionali - pure da quelli del turismo di massa.
Le attrattive naturalistiche del Parco variano. Al nord lo scenario è selvaggio, prediletto dagli escursionisti che partono dal Peak District per lunghe camminate, su fino al Vallo di Adriano e oltre, giungendo in Scozia; e da scalatori e speleologi. Il paesaggio è cosparso di vecchie miniere e caverne: "Questa terra è completamente cava", disse uno dei suoi più celebri frequentatori, lo scrittore Arthur Conan Doyle, "se si potesse percuoterla con un gigantesco martello rimbomberebbe come un tamburo".
Più a sud la natura si ingentilisce in un panorama di colline, prati, pascoli e viottoli, ruscelli e case coloniche: "Immergersi nella vicenda del romanzo non è stato troppo difficile per gli interpreti e la troupe", ricorda Paul Webster, produttore del film, "con anatre, oche e galline che si aggiravano liberamente sul set". Poi ci sono le cittadine, i villaggi, le residenze di campagna dell'aristocrazia.
Come Chatsworth House, ribattezzata "Palazzo dei Picchi", una splendida reggia, abitata per secoli dai duchi del Devonshire e in parte oggi adibita a museo, famosa per la sua collezione di libri, mobili, dipinti di Rembrandt e Reynolds. Come Buxton, piccola città termale, già nota nel Medioevo (la regina Maria di Scozia ci veniva a curare i reumatismi) quando aveva la fama di una Lourdes inglese.
Oppure Stamford, nel Lincolnshire, cittadina in stile georgiano, che Sir Walter Scott, l'autore di Ivanohe, definì "la città più bella tra Londra e Edimburgo". Poco oltre sorge Hatersage, il villaggio che ispirò Jane Eyre a Charlotte Brontë; e un po' più in là Ponden Kirk, la roccia al centro di Cime tempestose di Emily Brontë.
Ma non vogliamo finire in un altro romanzo, o in un altro film: restiamo in Orgoglio e pregiudizio. Dove a un certo punto la protagonista Elizabeth, rimirando il paesaggio, dice al suo amato Darcy: "C'è forse un posto più bello di questo, da qualche parte?" Non si può che concordare con lei.