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Forlì

Il Rinascimento di Palmezzano

Un invito al viaggio attraverso una Romagna diversa: città d'arte di pianura e borghi medievali meno conosciuti e riconosciuti, colline, parchi naturali con risonanze letterarie

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Nei suoi dipinti c'è, quasi sempre, un paesaggio. Sullo sfondo di natività, annunciazioni, cristi, madonne, santi, si scorgono boschi, colline, specchi d'acqua, teorie di case, torri, castelli, strade che si perdono all'infinito, scene di vita quotidiana animate da cavalieri, cacciatori, pellegrini. Dettagli, dietro le figure in primo piano; quinte rarefatte e curatissime assieme, disposte con magistrale rigore prospettico. Particolari che danno forza a una pittura compatta e lucente, di ispirazione prevalentemente religiosa, immersa in "colori della purezza di alabastro".

Marco Palmezzano è da tempo riconosciuto come uno dei maestri della pittura prospettica tra Quattrocento e Cinquecento, figlia della lezione di Piero della Francesca e Melozzo da Forlì. La sua arte elegante, rimasta a lungo in ombra, è tornata alla ribalta grazie alla retrospettiva che la nativa Forlì gli dedica in questi mesi ("Marco Palmezzano, il Rinascimento nelle Romagne") ospitata nel Complesso monumentale dell'antico convento di San Domenico, restaurato per l'occasione e restituito così all'orgoglio e alla vita della città.

L'esposizione prosegue idealmente anche al di fuori di San Domenico, con altre opere del Palmezzano conservate nella Pinacoteca civica e in chiese e oratori forlivesi o di cittadine vicine come Castrocaro e Forlimpopoli, occasioni implicite per gettare uno sguardo su quei brani di territorio fermati cinque secoli fa dalla mano del pittore. Un invito al viaggio attraverso una Romagna diversa, non la Riviera adriatica, né Ravenna, ma città d'arte di pianura e borghi medievali meno conosciuti e riconosciuti, colline dolci e verdi o aspre e rocciose, parchi naturali con risonanze letterarie, centri termali del benessere, eccellenze eno-gastronomiche. Terre di Romagna da declinare al plurale - le Romagne, dunque - perché sono tante e specifiche le identità e storie racchiuse nel triangolo Rimini-Faenza-Ravenna, con Forlì (l'antica Forum Livii fondata dai romani nel II secolo a.C. lungo la Via Emilia) capitale della Romagna di mezzo, cerniera-frontiera all'incrocio di molte influenze, stretta tra le terre che danno verso il mare dei Malatesta e quelle rivolte verso l'Appennino dove si sentiva il respiro dei Medici.

Forlì è il centro: dell'esposizione, della vita di Marco Palmezzano (a parte due parentesi a Roma e Venezia, qui esercitò la sua prolifica attività lungo quasi un quarantennio), del territorio. Il suo cuore è Piazza Saffi (intitolata a uno dei triumviri della Repubblica Romana del 1849), una delle più grandi d'Italia, circondata da una teoria di monumenti di varie epoche, dal Duecento al Novecento, tra i quali si staglia la basilica di San Mercuriale, vecchia di mille anni, con annesso il vertiginoso campanile, "meridiana di Romagna" perché visibile anche da lunghe distanze. Alcune tavole del Palmezzano sono conservate a San Mercuriale, come nella Pinacoteca civica dove è custodita anche la splendida Ebe di Antonio Canova. Il centro storico è piccolo, da esplorare a piedi per vicoli, porticati e piazze, per osservare il sistema difensivo (le torri, i presidi, la Rocca Ravaldino), le architetture rinascimentali, barocche, neoclassiche, le successive riorganizzazioni urbanistiche, gli inserti del Ventennio come Piazza della Vittoria, le vie commerciali di una delle città italiane di frequente ai vertici delle classifiche sulla qualità della vita.

A proposito di Ventennio, a soli quindici chilometri da Forlì c'è Predappio, famosa per aver dato i natali - nel 1883 - a Benito Mussolini. Trasformata, all'epoca, in una sorta di "città ideale" con notevoli architetture in stile littorio e razionalista, è meta di un turismo nostalgico che ha i suoi templi nell'ex Casa del Fascio, nella casa di famiglia e nella tomba del Duce (all'interno del cimitero di San Casciano del Pennino), e trova i suoi feticci nei negozi di souvenir mussoliniani disseminati lungo il viale principale, che propongono busti, foto, magliette, calendari con l'indicazione dell'anno in Era Fascista.

Alcuni paesaggi del Palmezzano si possono ritrovare se si percorre la statale per Firenze, costeggiando il fiume Montone, lungo l'omonima valle, tra le colline dell'Appennino. Dopo appena dieci chilometri c'è Terra del Sole, borgo fortificato, centro amministrativo, militare e giudiziario dell'intera Romagna toscana, città-fortezza voluta dai Medici al confine con la Romagna pontificia, costruita nel 1564 su pianta rettangolare con mura alte tredici metri, questa sì "città ideale" rinascimentale con dentro palazzi, castelli, carceri, chiamata al tempo Eliopoli - città del Sole - su suggerimento dell'Accademia Fiorentina, perché specchio dell'Universo simboleggiato dal Sole, arrivata a noi pressoché intatta se non fosse per la statale che la taglia sciaguratamente compromettendone l'armonia simmetrica.

Subito dopo c'è Castrocaro, la Salsubium romana, dall'antica vocazione per il turismo termale grazie alle sue acque sulfuree e salsobromoiodiche, con il suo castello restaurato, uno dei più interessanti esemplari di architettura fortificata medievale, e il complesso delle Terme con gioielli di art déco come il Grand Hotel Terme del 1938.

Infine, una suggestione letteraria. Proseguendo lungo la Valle del Montone si incrociano crinali e declivi che sarebbero piaciuti a Palmezzano, borghi sparsi e quel che resta di antiche pievi, e poi vallate punteggiate da vigneti, castagneti, boschi di abeti e faggi. A San Benedetto in Alpe si entra nel Parco delle Foreste Casentinesi; un sentiero lungo la valle dell'Acquacheta porta in un paio di ore alla celebre cascata omonima, una delle attrazioni naturali dell'area con i suoi settanta metri di altezza, citata da Dante nel XVI canto dell'Inferno ("Rimbomba là sovra San Benedetto / de l'Alpe, per cadere ad una scesa / dove dovrei per mille esser recetto"), venuto nelle Romagne a cercare asilo e bellezza.