Viaggi

Emilia Romagna

Tutti i sapori di una regione

Tredici itinerari valorizzano tutte le eccellenze enogastronomiche e culturali delle nove province. Si incontrano vini di qualità, aceto balsamico, prosciutto, tortellini, piadina, parmigiano, in una terra di gente ospitale e concreta

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I sensi sono solo cinque? Questa vecchia domanda non è fuori luogo quando si deve parlare dell'Emilia Romagna, la regione che, come pensano molti europei del nord, affascina la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto e il tatto.

Ma non solo. I sensi sono sensazioni immateriali: cinque, ci è stato insegnato. Come le dita di una mano. Numero non casuale perché dispari e subito successivo al quattro, che è invece simbolo della materialità, dell'equilibrio, degli elementi della vita come l'aria, l'acqua, il fuoco e la terra.

O dell'orientamento, come il nord, il sud, l'est e l'ovest. Ci sono poi le quattro virtù cardinali, i quattro fiumi del paradiso terrestre, e si potrebbe andare avanti all'infinito con il quattro come numero dell'ordine e il cinque come numero dell'irrazionale. Ma i conti non tornano, almeno in Emilia Romagna.

Qui per i sensi si supera abbondantemente il numero abituale: la fantasia è una facoltà o un senso? Il gusto è solo un senso o un prodotto della cultura? Il piacere è la somma di tutti i sensi o è una capacità a parte? E la curiosità, l'allegria, dove vanno collocate? Siamo a sei, a otto, a dieci?

Il numero esatto in Emilia Romagna potrebbe essere tredici. Perché? Perché tredici è il numero degli itinerari enogastronomici "Strade dei vini e Sapori" (www.strade.emilia-romagna.it, www.ermesagricoltura.it), istituiti con legge regionale, a cui va aggiunto il progetto "Valori e Sapori".

Le due realtà esaltano la potenzialità turistica di ogni provincia con una vasta gamma di eccellenze enogastronomiche del territorio riconosciute a livello internazionale, tra cui 14 DOP e 11 IGP, alle quali si sommano oltre 180 tipologie di prodotti tradizionali e molti vini di qualità ottenuti da vitigni autoctoni (il Pignoletto, il Sangiovese di Romagna, il Gutturnio ecc.) presenti nelle 20 zone DOC, e l'Albana di Romagna (uno dei primissimi vini italiani ad avere la DOC), unica zona DOCG.

Siamo ad un trionfo di uno dei sensi, il gusto. E i sensi sono una cosa seria in Emilia-Romagna, specie quando toccano l'identità regionale: questa è terra di grande civiltà, di forti radici culturali, di gente ospitale e concreta. È la terra del Correggio e dell'Arte bizantina, di Bassani, di Verdi e di Fellini, di Matilde di Canossa, degli Estensi e dei Malatesta, della Resistenza partigiana, di Pellegrino Artusi.

È il paradiso del Sangiovese di Romagna, del Lambrusco, dell'Aceto balsamico di Modena, dei tortellini, del culatello, della piadina, del Parmigiano reggiano e del prosciutto di Parma. Gli itinerari, nati da contributi pubblici e privati, segnati da punti informativi e didattici attraverso un'ampia rete di servizi, sono concepiti per il moderno viaggiatore-consumatore, colto ed esigente, che vuole degustare e acquistare sul territorio prodotti tipici, in molti casi anche biologici.

All'insegna del "buon vivere" comprendono ristoranti, trattorie, enoteche, agriturismi (circa 250), bed & breakfast, locande, aziende agricole e vitivinicole, caseifici, oleifici, laboratori artigianali. Il viaggio non si esaurisce al gusto, all'olfatto e al tatto, ma tocca anche i piaceri della vista con siti storici, artistici e naturalistici, musei e mostre, lungo percorsi lontani dalle destinazioni del turismo di massa.

E allora, quanti sono i sensi in Emilia Romagna, solo cinque?