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Siracusa

Dove volano le cicogne

Ben dieci coppie degli eleganti uccelli nidificano stabilmente nell'oasi faunistica del lago di Lentini. Un'area strategica per il ponte di migrazione che dalla Tunisia sale verso Messina

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Ore 06,00 del mattino: la giornata comincia presto sul lago di Lentini. In un crescente cicaleccio di versi, frulli d'ali e cinguetti varii sparsi nell'aria ancora scura e trasparente dell'alba.

Ma non potrebbe non essere che così. Perché qui, in questo lembo di Sicilia sud orientale, dalle latitudini quasi africane, stagione e momento sono solenni.

Basta scrutare bene la superficie del lago, incassato silenzioso tra ettari di agrumeti, per scoprirlo: tra un volo di cormorani e un passaggio di aironi, spicca infatti un paio di grandi ali bianche bordate di nero. Un elegante volteggio concentrico via via più in basso, e oplà, mamma cicogna plana sul grande nido nel mezzo dell'acqua.

Da dove spuntano le teste di ben quattro, ansiosi pulcini. Identica scena a pochi metri di distanza, con una coppia alle prese anch'essa con un serrato nursering. Lieti eventi da festeggiare al Biviere? Cicogne che portano cicogne? Decisamente sì: perché solo dieci anni fa la scena, da queste parti, era assolutamente impensabile.

"Una zona umida, in questa depressione naturale, a nord dei monti Iblei, è sempre esistita", spiega Giovanni Galante, responsabile della ripartizione faunistico venatoria di Siracusa e vero promoter dell'operazione ritorno.

"Non a caso il termine Biviere deriva dall'arabo veverè, vivaio di pesci. Ma l'imperversare della malaria portò negli anni '30 alla bonifica della zona e al prosciugamento dell'intero lago. Solo negli anni '70 si è deciso di ripristinare il bacino, per venire incontro alle esigenze agricole della zona. E da allora la vegetazione e la fauna palustre hanno ripreso via via il sopravvento...".

Risultato: ripristino delle condizioni ambientali ideali, abbondanza di cibo e, last but not least, totale isolamento dai centri abitati e tranquillità assoluta. Visto che il lago oggi, protetto da una diga di contenimento, è accessibile solo dietro permesso. Il tutto condito da una progressiva riduzione dell'uso di pesticidi e dall'aumento delle colture biologiche.

Alla prima cicogna di passaggio verso il nord Europa non deve essere sembrato vero: e attirata probabilmente da alcuni esemplari in difficoltà già liberati nella zona, ha deciso che sì, quell'autogrill di 127 milioni di mc d'acqua lungo la sua areovia valeva la pena provarlo. Dal '92, anno dei primi tentativi, sono ben 10 le coppie che nidificano stabilmente nell'Oasi faunistica del Biviere di Lentini, insieme ad altre 10 distribuite nelle zone limitrofe.

In compagnia peraltro di altre 15 specie di uccelli migratori. Unico intervento dell'uomo (protezione dell'area a parte): l'installazione di strutture sopraelevate dove permettere agli animali di costruire, rametto per rametto, i loro enormi nidi di 1 metro e mezzo di circonferenza. Ma le simpatiche bestiole non si fanno certo problemi: tralicci dell'alta tensione in mezzo ai campi o silos abbandonati vanno lo stesso benissimo.

 


Alzare il naso in aria per credere, lungo le interpoderali di Lentini. Niente di più di facile che scorgere, lassù in alto, una coppia dei bianchi pennuti fare da parasole, con le ali spiegate (ben 165 cm di apertura alare), ai nuovi nati...Un boom demografico di ciconiformi? Assolutamente sì.

Ma non è un caso: visto che oltre il 22% delle aree protette di tutta la Sicilia ricade proprio nella provincia di Siracusa. Che si riconferma così un'area strategica di sosta lungo il terzo ponte di migrazione (i più importanti corrono lungo Gibilterra e il Bosforo) che dalla Tunisia sale lungo il canale di Sicilia e lo stretto di Messina. Ma cosa spinge questi animali a spiccare il volo per migliaia di chilometri due volte l'anno? E quali le loro caratteristiche principali? "Non c'è dubbio: la cicogna è un grandissimo e robusto trasvolatore, capace di coprire distanze anche di 12.000 km", spiega Paolo Barbagallo, prossimo dottore in Scienze naturali e brillante volontario del Fondo Siciliano per la natura.

"Perché parte ogni anno? Perché come tutti gli uccelli migratori con l'arrivo del caldo si sposta nelle zone più fresche per riprodursi con il clima più adatto. E quando le giornate si allungano capisce che deve partire. A guidarla una specie di piccolo magnete, posto sulla testa, che le indica la direzione esatta. I flussi verso il nord cominciano verso marzo e terminano in maggio: ecco perché la cicogna è sempre stata considerata di buon augurio in tutta l'Europa.


Con lei arriva la primavera e i nuovi nati. E non è un caso che i nidi vengano fatti spesso sui comignoli: la fuliggine residua dell'inverno contribuisce ad tenere lontani infatti i parassiti dal nido...I pulcini, in genere 4 o 5, vengono nutriti da entrambi i genitori con rane, lucertole, piccoli roditori, imboccandoli o rigurgitando il cibo nel nido. E' evidente che più il cibo sarà abbondante e disponibile, più le possibilità di sopravvivenza dell'intera nidiata saranno maggiori.

A due mesi dalla nascita i piccoli, cambiato il piumaggio, iniziano a battere le ali e sono pronti per i primi voli, senza però abbandonare definitivamente il nido. Fondamentale, durante eventuali bird watching, non intimorirli: possono cadere dai nidi, rimettere per lo spavento o spezzarsi le ali nel tentare di fuggire. Ma questo vale per tutti i nidiacei..

.E' solo verso agosto - fine settembre che, insieme ai genitori, prenderanno la rotta africana... Se quelli nati a Lentini torneranno un giorno a casa? E' probabile di sì, ma fra tre anni. Qui sul lago infatti c'è posto per tutti, aironi cenerini, nitticore, guardabuoi, cormorani: perché ognuno occupa una sua nicchia ecologica, senza entrare in competizione con l'altro...".

Il Biviere insomma come un'oasi ferma nel tempo e nello spazio. Da osservare e ammirare lungo i suoi 15 km di sponde in rispettoso silenzio. Muniti di potente binocolo, buone scarpe e tanta pazienza. Potrà capitare, al tramonto, di imbattersi nello sguardo di mamma cicogna, intenta a scrutarvi dalla cima di un lampione. Un battito di becco, il bill-clattering, a mo' di saluto, e poi via al nido. Ore 20.00: la giornata è finita anche per lei .