L'Abruzzo fa pensare ad una donna molto bella che non sa di esserlo. Altre regioni ostentano le loro ricchezze
architettoniche e naturalistiche rasentando a volte l'immodestia: l'Abruzzo i suoi gioielli non li esibisce. Ha
il carattere riservato della gente di montagna che non ama mettersi in mostra; ha "qualità quasi insulari",
scrisse Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia del 1953-1956, "motivo del forte colore della regione e della
sua diversità".
Spesso fanno parlare di sé più i tratti di costa guastati dal frettoloso turismo di massa che i primati ambientali della regione, custode di uno dei più vasti sistemi di aree protette d'Europa, pari ad un terzo del territorio regionale. E i Parchi, per dirla ancora con Piovene, "sono uno dei segni della civiltà di un popolo".
È prevalentemente abruzzese uno dei Parchi più belli d'Europa, quello Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, tra i primi nati al mondo: il nucleo originale risale al 1872, quando in località Camosciara (oggi nel cuore del Parco) fu costituita una Riserva Naturale per proteggere il Camoscio abruzzese e l'Orso Bruno marsicano.
Oggi la regione conta, insieme ai 3 Parchi Nazionali (della Majella, d'Abruzzo, Lazio e Molise, del Gran Sasso e Monti della Laga), oltre 30 tra Riserve Naturali Regionali e Statali, Parchi Territoriali Attrezzati e Parchi Regionali. Una sorta di grandioso "Parco diffuso", spesso poco conosciuto, un paesaggio senza tempo dove il turismo, nella stragrande maggioranza dei casi, arriva e lascia il territorio intatto.
Dove i centri di visita, i musei, gli orti botanici, i centri di educazione ambientale, gli archivi fotografici, i centri di ricerca scientifica, conservano gli ecosistemi e, contemporaneamente, raccontano la storia complessa della regione, crocevia di antiche culture, come quelle dei Vestini, dei Marrucini, dei Marsi, dei Frentani. All'inizio, qua e là, l'istituzione delle Riserve è stata interpretata dalle popolazioni locali come un freno allo sviluppo dell'industria e dell'edilizia, poi, si è visto che l'area protetta era invece fonte di sviluppo.
Diventava un'impresa socialmente utile e anche redditizia, specialmente attraverso il turismo. "Ed è proprio il turismo legato ai Parchi, alle Riserve Naturale e alle oasi", spiega con passione Franco Caramanico, assessore ai Parchi, Territorio, Ambiente ed Energia della Regione Abruzzo, "che negli ultimi anni ha fatto registrare un incremento di presenze, merito, a mio avviso, proprio della estrema varietà del paesaggio: si va dal piccolo ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d'Europa e l'unico dell'Appennino, alla cascate di Zompo Lo Schioppo, ai laghi di Campotosto, Barrea, Serrannella e Penne dove sostano molte specie rare di uccelli.
In più, come gioielli incastonati tra i monti, sono disseminati decine e decine di paesi, come Guardiagrele, ricchi di storia, artigianato, cultura e tradizioni. Credo che tutto questo", prosegue Caramanico, "basti e avanzi a capire come il turismo dei Parchi non abbia nulla da invidiare a quello della costa e anzi possa riservare piacevoli sorprese".
Un continuum naturale e culturale, dunque, dove tutte le epoche storiche ed i paesaggi sono presenti, dall'Appennino che conserva, più delle Alpi, il senso del sacro, e fino alla costa adriatica, che sarebbe errato e riduttivo considerare eccessivamente cementificata.
Per fare due positivi esempi "costieri" basta citare la Pineta dannunziana di Pescara o l'area di Punta Aderici nel Comune di Vasto con i suoi ginepri sulle dune, i giunchi neri, il mirto, il mare con gli scogli emergenti dove, tra gli anfratti, cresce l'Halymenia floresia, l'alga rossa più bella dell'intero Mediterraneo.
La montagna offre gli scenari più diversi: nell'Appennino centrale, con aree come il Parco Regionale del Sirente Velino (al confine con il Lazio), dove dominano, dai mille metri in sù, boschi di querce, di faggi e betulle, rare fioriture come il giglio rosso, l'orchidea e il narciso selvatico, e come l'area del Monte Salviano presso Avezzano, che prende probabilmente il nome dalla Salvia officinalis, la pianta più rappresentativa della zona.
Ambienti spettacolari sono presenti anche nei rilievi a ridosso della costa, come quelli dei Calanchi di Atri (in provincia di Teramo), una delle manifestazioni più appariscenti di erosione accelerata del suolo argilloso, dove hanno trovato rifugio i rari falchi pecchiaioli e le starne.
Non mancano le leggende ed i misteri: alle falde del Monte Silente, lungo la strada tra Rocca di Mezzo e Secinaro c'è un laghetto di forma ellittica il cui bacino si suppone sia stato creato da un meteorite caduto tra il 300 e il 400 d.C., il primo riconosciuto in Italia.
Il vero mistero, avvolgerebbe secondo alcuni, il momento in cui cadde il corpo celeste: si riferiva al suo bagliore l'imperatore Costantino quando vide scendere dal cielo una croce di luce? Gli anni, più o meno, coinciderebbero.
Un'attenzione particolare meritano fiumi e laghi di molte aree protette: c'è la Riserva Naturale Sorgenti del Pescara con i fiumi Aterno Pescara, Giardino e S.Calisto; la Riserva Naturale Regionale Zompo lo Schioppo, nella provincia dell'Aquila, con lo spettacolare salto di 100 metri del torrente Lo Schioppo; i laghi di Penne e quello di Serranella dove esiste un progetto per la tutela della rara testuggine d'acqua; le Sorgenti sulfuree del Lavino immerse in un paesaggio unico, caratterizzato da aceri e ginestre, e quelle del Vera, dove rimangono i ruderi di antiche attività produttive legate ai fiumi.
Testimonianze di un passato che ha fatto grandi alcuni centri storici all'interno o ai margini delle aree protette: tra questi, Celano (all'ingresso del Parco Sirente Velino) con l'imponente Castello del '400 che ospita il Museo Nazionale d'Arte Sacra della Marsica (tel. 0863-792922), e Rocca di Mezzo, al centro dello stesso Parco con le mura medioevali e il Museo d'Arte Sacra Cardinale Aglifili (tel. Apt: 0862-916125); l'anticha Penne poi, ai bordi dell'ononimo Parco, con le chiese del Medioevo ed il Museo Civico Diocesano (tel. 0858-210525).
Infine la fauna protetta, simbolo della regione: ci sono l'Orso Bruno marsicano, l'Aquila reale e il Camoscio abruzzese nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise; c'è il Gatto selvatico, la Cicogna bianca nel Parco Regionale del Sirente Velino, il Ghiro nella Riserva Naturale Sorgenti del Pescara, la Puzzola nella Riserva Naturale Regionale Lago di Penne.
Le aree protette hanno bisogno di conservazione e di progettualità. Quale futuro per le Riserve abruzzesi? Risponde ancora Franco Caramanico: "A febbraio abbiamo siglato con le 15 regioni della dorsale appenninica, il ministero dell'Ambiente, le Associazioni dei Comuni e delle Province, e le principali associazioni ambientaliste il protocollo Ape, acronimo di Appennino Parco d'Europa.
È un programma complesso di interventi che punta alla promozione su diversi ambiti del territorio appenninico, con particolare riferimento al sistema delle aree naturali protette.
Pensiamo all'avvio di progetti di grande rilevanza come l'attuazione dei corridoi ecologici, la promozione del turismo sostenibile, la valorizzazione delle peculiarità storiche e delle risorse di cui è ricco il nostro territorio.
Tutto questo in un'ottica che considera la dorsale appenninica come parte integrata di quel sistema delle "Montagne del Mediterraneo" che è, e vuole essere, punto di confluenza e di interscambio di valori culturali, storici ed ambientali".
Spesso fanno parlare di sé più i tratti di costa guastati dal frettoloso turismo di massa che i primati ambientali della regione, custode di uno dei più vasti sistemi di aree protette d'Europa, pari ad un terzo del territorio regionale. E i Parchi, per dirla ancora con Piovene, "sono uno dei segni della civiltà di un popolo".
È prevalentemente abruzzese uno dei Parchi più belli d'Europa, quello Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, tra i primi nati al mondo: il nucleo originale risale al 1872, quando in località Camosciara (oggi nel cuore del Parco) fu costituita una Riserva Naturale per proteggere il Camoscio abruzzese e l'Orso Bruno marsicano.
Oggi la regione conta, insieme ai 3 Parchi Nazionali (della Majella, d'Abruzzo, Lazio e Molise, del Gran Sasso e Monti della Laga), oltre 30 tra Riserve Naturali Regionali e Statali, Parchi Territoriali Attrezzati e Parchi Regionali. Una sorta di grandioso "Parco diffuso", spesso poco conosciuto, un paesaggio senza tempo dove il turismo, nella stragrande maggioranza dei casi, arriva e lascia il territorio intatto.
Dove i centri di visita, i musei, gli orti botanici, i centri di educazione ambientale, gli archivi fotografici, i centri di ricerca scientifica, conservano gli ecosistemi e, contemporaneamente, raccontano la storia complessa della regione, crocevia di antiche culture, come quelle dei Vestini, dei Marrucini, dei Marsi, dei Frentani. All'inizio, qua e là, l'istituzione delle Riserve è stata interpretata dalle popolazioni locali come un freno allo sviluppo dell'industria e dell'edilizia, poi, si è visto che l'area protetta era invece fonte di sviluppo.
Diventava un'impresa socialmente utile e anche redditizia, specialmente attraverso il turismo. "Ed è proprio il turismo legato ai Parchi, alle Riserve Naturale e alle oasi", spiega con passione Franco Caramanico, assessore ai Parchi, Territorio, Ambiente ed Energia della Regione Abruzzo, "che negli ultimi anni ha fatto registrare un incremento di presenze, merito, a mio avviso, proprio della estrema varietà del paesaggio: si va dal piccolo ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d'Europa e l'unico dell'Appennino, alla cascate di Zompo Lo Schioppo, ai laghi di Campotosto, Barrea, Serrannella e Penne dove sostano molte specie rare di uccelli.
In più, come gioielli incastonati tra i monti, sono disseminati decine e decine di paesi, come Guardiagrele, ricchi di storia, artigianato, cultura e tradizioni. Credo che tutto questo", prosegue Caramanico, "basti e avanzi a capire come il turismo dei Parchi non abbia nulla da invidiare a quello della costa e anzi possa riservare piacevoli sorprese".
Un continuum naturale e culturale, dunque, dove tutte le epoche storiche ed i paesaggi sono presenti, dall'Appennino che conserva, più delle Alpi, il senso del sacro, e fino alla costa adriatica, che sarebbe errato e riduttivo considerare eccessivamente cementificata.
Per fare due positivi esempi "costieri" basta citare la Pineta dannunziana di Pescara o l'area di Punta Aderici nel Comune di Vasto con i suoi ginepri sulle dune, i giunchi neri, il mirto, il mare con gli scogli emergenti dove, tra gli anfratti, cresce l'Halymenia floresia, l'alga rossa più bella dell'intero Mediterraneo.
La montagna offre gli scenari più diversi: nell'Appennino centrale, con aree come il Parco Regionale del Sirente Velino (al confine con il Lazio), dove dominano, dai mille metri in sù, boschi di querce, di faggi e betulle, rare fioriture come il giglio rosso, l'orchidea e il narciso selvatico, e come l'area del Monte Salviano presso Avezzano, che prende probabilmente il nome dalla Salvia officinalis, la pianta più rappresentativa della zona.
Ambienti spettacolari sono presenti anche nei rilievi a ridosso della costa, come quelli dei Calanchi di Atri (in provincia di Teramo), una delle manifestazioni più appariscenti di erosione accelerata del suolo argilloso, dove hanno trovato rifugio i rari falchi pecchiaioli e le starne.
Non mancano le leggende ed i misteri: alle falde del Monte Silente, lungo la strada tra Rocca di Mezzo e Secinaro c'è un laghetto di forma ellittica il cui bacino si suppone sia stato creato da un meteorite caduto tra il 300 e il 400 d.C., il primo riconosciuto in Italia.
Il vero mistero, avvolgerebbe secondo alcuni, il momento in cui cadde il corpo celeste: si riferiva al suo bagliore l'imperatore Costantino quando vide scendere dal cielo una croce di luce? Gli anni, più o meno, coinciderebbero.
Un'attenzione particolare meritano fiumi e laghi di molte aree protette: c'è la Riserva Naturale Sorgenti del Pescara con i fiumi Aterno Pescara, Giardino e S.Calisto; la Riserva Naturale Regionale Zompo lo Schioppo, nella provincia dell'Aquila, con lo spettacolare salto di 100 metri del torrente Lo Schioppo; i laghi di Penne e quello di Serranella dove esiste un progetto per la tutela della rara testuggine d'acqua; le Sorgenti sulfuree del Lavino immerse in un paesaggio unico, caratterizzato da aceri e ginestre, e quelle del Vera, dove rimangono i ruderi di antiche attività produttive legate ai fiumi.
Testimonianze di un passato che ha fatto grandi alcuni centri storici all'interno o ai margini delle aree protette: tra questi, Celano (all'ingresso del Parco Sirente Velino) con l'imponente Castello del '400 che ospita il Museo Nazionale d'Arte Sacra della Marsica (tel. 0863-792922), e Rocca di Mezzo, al centro dello stesso Parco con le mura medioevali e il Museo d'Arte Sacra Cardinale Aglifili (tel. Apt: 0862-916125); l'anticha Penne poi, ai bordi dell'ononimo Parco, con le chiese del Medioevo ed il Museo Civico Diocesano (tel. 0858-210525).
Infine la fauna protetta, simbolo della regione: ci sono l'Orso Bruno marsicano, l'Aquila reale e il Camoscio abruzzese nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise; c'è il Gatto selvatico, la Cicogna bianca nel Parco Regionale del Sirente Velino, il Ghiro nella Riserva Naturale Sorgenti del Pescara, la Puzzola nella Riserva Naturale Regionale Lago di Penne.
Le aree protette hanno bisogno di conservazione e di progettualità. Quale futuro per le Riserve abruzzesi? Risponde ancora Franco Caramanico: "A febbraio abbiamo siglato con le 15 regioni della dorsale appenninica, il ministero dell'Ambiente, le Associazioni dei Comuni e delle Province, e le principali associazioni ambientaliste il protocollo Ape, acronimo di Appennino Parco d'Europa.
È un programma complesso di interventi che punta alla promozione su diversi ambiti del territorio appenninico, con particolare riferimento al sistema delle aree naturali protette.
Pensiamo all'avvio di progetti di grande rilevanza come l'attuazione dei corridoi ecologici, la promozione del turismo sostenibile, la valorizzazione delle peculiarità storiche e delle risorse di cui è ricco il nostro territorio.
Tutto questo in un'ottica che considera la dorsale appenninica come parte integrata di quel sistema delle "Montagne del Mediterraneo" che è, e vuole essere, punto di confluenza e di interscambio di valori culturali, storici ed ambientali".