Viaggi

Deserto

Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2006 "Anno dei deserti e della desertificazione". Per combattere un fenomeno in crescita, che potrebbe avere anche forti ricadute sociali, economiche e politiche

3 minuti di lettura
IYDD (International Year of Deserts and Desertification). È più di una sigla, è la sfida globale del futuro: la lotta alla desertificazione. Per questo il 2006 è stato dichiarato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite "Anno internazionale dei deserti e della desertificazione", celebrato con studi approfonditi, campagne di sensibilizzazione e conferenze internazionali.

La desertificazione (che non è come si crede un problema naturale di avanzata dei deserti, ma di degradazione del suolo - di perdita del rendimento biologico nelle zone aride - determinata dall'uomo e dal cambiamento climatico) interessa il 34% della Terra, determina ogni anno 42 miliardi di dollari di perdite nella produzione agricola e minaccia quasi due miliardi di persone in un centinaio di Paesi, in particolare l'Africa subsahariana e l'Asia centrale.

DESERTO & PACE
Conclusione apocalittica degli esperti: entro il 2020, 60 milioni di persone spinte dalla povertà migreranno verso il Nordafrica e l'Europa, e l'esodo si fa sempre più significativo anche dall'America Latina verso gli Stati Uniti. La trasformazione delle zone aride in deserti va quindi oltre il puro ambito naturalistico. Gli studi dell'Onu hanno dimostrato che le conseguenze ad ampio raggio delle carestie e delle migrazioni conseguenti (nel 2020, 135 milioni di persone potrebbero rischiare lo sradicamento) potranno determinare tensioni sociali, economiche e politiche. In sintesi: la desertificazione è una minaccia per la pace. Inoltre, la popolazione, la cui esistenza e sopravvivenza dipendono dalla terra, va a ingrossare le file dei rifugiati per motivi ambientali ed economici, che mettono alla prova le già scarse risorse delle città dei Paesi in via di sviluppo".

La soluzione sta in un'azione globale di prevenzione, sostengono gli studiosi. Salvaguardare i deserti è quindi una delle priorità che la comunità internazionale si è data, non solo per proteggere uno tra gli ecosistemi più importanti al mondo e aree di antica tradizione culturale, ma anche per contribuire alla costruzione di un mondo più pacifico e sicuro.

Il deserto è dunque un problema attuale e ancestrale insieme. E resta il luogo della fascinazione par excellence. Le condizioni estreme, i paesaggi infiniti, quel misto di attrazione e terrore che sempre ti accompagna tra le dune di sabbia o i giardini zen di pietre del Sahara, attirano - e attireranno sempre - i viaggiatori. Scrive Ryszard Kapuscinski in Lapidarium. "Il deserto rappresenta l'universo ridotto all'essenziale: la sabbia, il sole, le stelle di notte, il silenzio, il calore del giorno. Si hanno con sé una camicia, dei sandali, cibo frugale, un po' d'acqua da bere, tutto nella massima semplicità. Niente si frappone tra te e Dio, tra te e l'universo". Ecco alcuni universi di sabbia nel mondo dove cercare l'essenziale.

SAHARA. IL GRANDE VUOTO
Questo significa in arabo Sahara, il deserto che occupa tutta l'Africa del Nord dal Mar Rosso all'Oceano Atlantico. Ha una superficie di 8.600.000 kmq ed è ancora in espansione. È l'archetipo del deserto, e tutti si immaginano un mare di dune a perdita d'occhio. Ma in realtà il Sahara è coperto solo per 1/4 della sua estensione di sabbia, il resto è roccia modellata dal vento e smerigliata dai granelli che crea labirinti di pietra incantati come l'Akakus in Libia. Le dune possono arrivare ad altezze di oltre 300 metri, a volte si presentano allineate in cordoni separati da canaloni (erg, o nella lingua dei tuareg, edeyen). I più vasti sono l'edeyen di Murzuq in Libia, il Grand Erg Orientale e il Grand Erg Occidentale e l'Erg Chech in Algeria. Con reg invece si definisce la parte piatta del deserto, spesso coperta di sassi. Tassili, significa genericamente altopiano, il più celebre è il Tassili N'Ajjer in Algeria, che ospita celeberrime testimonianze di arte rupestre.

ATACAMA. IL PIU' ARIDO DEL MONDO
Nel Norte Grande del Cile è il deserto in senso etimologico: alcune stazioni meteorologiche qui non sono mai riuscite a registrare precipitazioni. Panorami desolati, ferite nella terra e piccoli cimiteri del XIX secolo abbandonati nella polvere raccontano la storia dell'epopea del salnitro. Come una visione surreale ai piedi delle Ande, la Valle della Luna è un dedalo di rocce pieno di energie positive dove si danno appuntameto i new ager dei tutto il mondo. A pochi chilometri, a quota 4.300 m, il geyser di El Tatio grazie ai depositi di minerali sciolti nell'acqua crea un paesaggio fantasy di formazioni dai mille colori.

TAKLIMAKAN. MAGNIFICA ILLUSIONE

327.000 kmq: la seconda superficie inabitabile del mondo. Il Taklimakan nella regione cinese dello Xinjiang, al confine con il Pakistan, ha una bellezza assoluta e terribile che da un certo punto di vista ricorda il Sahara: immense dune di sabbia gialla, beige, rosata, rovente; crani di animali calcinati dal sole; rocce dalle forme fantastiche. Che si è in Cina lo ricorda la strada perfettamente asfaltata che taglia in due il "deserto".

THAR. PIENO DI VITA E COLORI
Calore e polvere. Pietre, sabbia, cammelli, sari fucsia, verdi, rossi, gialli come miraggi incandescenti, bagliori di argenti dei gioielli delle donne nomadi. Fortezze che come archetipi delle architetture organiche sembrano spuntare dai contrafforti di roccia. Il deserto del Thar si trova in Rajasthan, nel nord dell'India, tra le montagne a ovest dell'Indo e dalle coste del Mare Arabico si estende fino alle pendici dell'Himalaya. Come sempre in India, è un luogo pieno di vita e colori. La città più affascinante è Jaisalmer: un forte tra le sabbie che pare una specie di Orvieto orientale, arroccata su un'altura che al tramonto si tinge d'oro antico.