Visitare il Casentino è sempre interessante perché oltre alla varietà della natura e alla bellezza dei suoi paesaggi offre testimonianze storiche ed artistiche di grande livello. Tra queste, le pievi romaniche disseminate sul suo territorio, collocate isolate su colli o inglobate in centri abitati: tutte con un fascino particolare. Badia di Santa Trinita si trova nel comune di Talla e per raggiungerla, lasciata la macchina a Pontenano, un paesino sulla collina, si deve camminare un'ora tra i boschi. Attualmente si possono vedere solo imponenti rovine, ma grazie ad un parziale restauro iniziato nel 1969, sono tornate visibili alcune parti della struttura della pieve che permettono di risalire al suo aspetto originario di stile romanico, come la pianta a croce latina e l'abside semicircolare. Si pensa che i fondatori dell'abbazia siano stati due eremiti tedeschi, Pietro ed Eriprando, che tra il 950 ed il 961 costruirono presso una sorgente, chiamata Fonte Benedetta, prima un ospizio e poi la chiesa dove veniva professata la regola di San Benedetto.
La Pieve di Socana all'ingresso del paese omonimo, può vantare decine di secoli di storia e il ritrovamento di numerosi reperti, ha permesso di ricostruire il succedersi delle varie epoche. Il più importante lavoro di recupero della pieve si deve al suo parroco Don Alfio Scarini, che ha promosso e partecipato attivamente agli scavi svoltisi dal 1966 al 1972 a cura della Soprintendenza ai Monumenti di Arezzo. Nel novembre del 1969 davanti alla parte posteriore della chiesa è stata scoperta un'ara etrusca lunga 5 metri e larga 4, in ottimo stato di conservazione. In seguito sono state ritrovate anche alcune parti di un tempio risalente al V secolo a.C. Numerosi altri reperti testimoniano la presenza di un tempio romano, di uno paleo-cristiano, fino ad arrivare alla chiesa attuale che, al momento della sua costruzione nell'XI secolo era lunga il doppio. La presenza anche ai giorni nostri, all'interno della Pieve, di tracce degli edifici sacri precedenti, come l'antico altare visibile da una lastra di vetro sotto quello odierno, rendono questa chiesa unica tra i monumenti della Toscana.
La Pieve di Bibbiena vide la sua origine agli inizi del secolo XII come Cappella del Castello dei Tarlati. Distrutta durante la battaglia di Campaldino nel 1289 fu ricostruita ed adibita a chiesa pubblica. Nei secoli XVI e XVII diverse sovrastrutture barocche cambiarono l'aspetto di questa pieve, ma negli ultimi decenni la Soprintendenza ai Monumenti ha programmato lavori per riportare l'edificio all'aspetto originario. All'interno ci sono opere di grande valore artistico e bellissimi affreschi. L'abbazia di San Fedele di Poppi, la più grande e una delle più importanti del Casentino, viene citata dalle cronache per la prima volta nel 1195. L'interno è a una sola navata, con sei altari rinascimentali. Nella navata traversa, a tre cappelle, sulla sinistra, c'è la sacrestia; sulla destra il campanile che forse originariamente era un torrione delle mura. Questa chiesa deve la sua fama anche alle opere d'arte che contiene ed alla sua particolare posizione al margine della splendida cittadina di Poppi che domina la vallata circostante.
Della Pieve di San Martino a Vado che si trova a Strada, non ci sono pervenute notizie certe riguardo alle origini, perché l'archivio in cui erano contenuti i documenti che la riguardavano fu distrutto da un incendio; comunque si pensa sia stata edificata nella seconda metà dell'XI secolo. Un restauro del 1745 tolse alla chiesa la semplicità e la linearità romaniche, ma fortunatamente nel 1961 cominciarono i lavori della Soprintendenza per ridarle il suo aspetto originario. L'interno della chiesa a tre navate, scarno, quasi spoglio, rispecchia la semplicità stilistica dell'epoca. La Pieve di San Pietro, più nota con il nome di Romena dalla località in cui si trova, è una delle più affascinanti. La sua posizione alle pendici del colle, in cima al quale svetta il castello omonimo, è molto particolare. Da lì si può arrivare con lo sguardo a gran parte delle terre casentinesi. Famosa per essere stata citata da Dante nella Divina Commedia, si distingue dalle altre pievi per la sua abside decorata da due file sovrapposte di piccole arcate, sorrette da colonnine, all'interno delle quali si affacciano tre finestre, due bifore e una trifora. L'effetto è straordinario. I reperti archeologici testimoniano le sue origini etrusche, mentre l'edificio attuale fu fatto costruire dal pievano Alberico al tempo di una grande carestia, come recitano le iscrizioni su due capitelli.
Le origine della Pieve di Santa Maria Assunta a Stia, una delle più antiche ed importanti del Casentino, come nel caso di altre pievi, è incerto. C'è chi attribuisce la sua costruzione, avvenuta nel XII o nella seconda metà dell'XI secolo, ai Conti Guidi, altri a Matilde di Canossa. Durante il restauro, sono venuti alla luce resti di chiese preesistenti e tracce di una costruzione etrusca. L'importanza di questa pieve, forse un po' sacrificata dalla sua posizione all'interno dell'abitato, è data anche dalle numerose opere artistiche che contiene, tra cui spicca uno stupendo ciborio in terracotta dei Della Robbia.
La Pieve di Santa Maria Assunta di Badia Prataglia, sicuramente una delle più antiche, fu fondata alla fine del primo Millennio dai Monaci Benedettini in un luogo montano isolato a poca distanza sia dal passo dei Mandrioli che dall'Eremo di Camaldoli. Nel 1008 il Vescovo Elemperto fece ingrandire il monastero e consacrò la chiesa che all'epoca aveva tre navate e due torri. Attualmente rimangono poche tracce delle torri, nel campanile e dall'altro lato, e vi à una sola navata con abside. Il fascino di questa pieve è accresciuto dalla presenza di una cripta a tre navatelle. Anche la Pieve di Santa Maria Assunta di Montemignaio è circondata da un paesaggio montano; non si conosce l'anno della sua costruzione, voluta sicuramente dai Conti Guidi che a poca distanza avevano il loro castello. Con il passare degli anni ha subìto distruzioni e restauri, cambiando il suo aspetto. Particolare in questa chiesa è l'illuminazione dall'esterno tramite feritoie ed oculi posizionati a gruppi di tre, simbolo della Trinità molto rappresentato nel Medioevo.
La Pieve di Socana all'ingresso del paese omonimo, può vantare decine di secoli di storia e il ritrovamento di numerosi reperti, ha permesso di ricostruire il succedersi delle varie epoche. Il più importante lavoro di recupero della pieve si deve al suo parroco Don Alfio Scarini, che ha promosso e partecipato attivamente agli scavi svoltisi dal 1966 al 1972 a cura della Soprintendenza ai Monumenti di Arezzo. Nel novembre del 1969 davanti alla parte posteriore della chiesa è stata scoperta un'ara etrusca lunga 5 metri e larga 4, in ottimo stato di conservazione. In seguito sono state ritrovate anche alcune parti di un tempio risalente al V secolo a.C. Numerosi altri reperti testimoniano la presenza di un tempio romano, di uno paleo-cristiano, fino ad arrivare alla chiesa attuale che, al momento della sua costruzione nell'XI secolo era lunga il doppio. La presenza anche ai giorni nostri, all'interno della Pieve, di tracce degli edifici sacri precedenti, come l'antico altare visibile da una lastra di vetro sotto quello odierno, rendono questa chiesa unica tra i monumenti della Toscana.
La Pieve di Bibbiena vide la sua origine agli inizi del secolo XII come Cappella del Castello dei Tarlati. Distrutta durante la battaglia di Campaldino nel 1289 fu ricostruita ed adibita a chiesa pubblica. Nei secoli XVI e XVII diverse sovrastrutture barocche cambiarono l'aspetto di questa pieve, ma negli ultimi decenni la Soprintendenza ai Monumenti ha programmato lavori per riportare l'edificio all'aspetto originario. All'interno ci sono opere di grande valore artistico e bellissimi affreschi. L'abbazia di San Fedele di Poppi, la più grande e una delle più importanti del Casentino, viene citata dalle cronache per la prima volta nel 1195. L'interno è a una sola navata, con sei altari rinascimentali. Nella navata traversa, a tre cappelle, sulla sinistra, c'è la sacrestia; sulla destra il campanile che forse originariamente era un torrione delle mura. Questa chiesa deve la sua fama anche alle opere d'arte che contiene ed alla sua particolare posizione al margine della splendida cittadina di Poppi che domina la vallata circostante.
Della Pieve di San Martino a Vado che si trova a Strada, non ci sono pervenute notizie certe riguardo alle origini, perché l'archivio in cui erano contenuti i documenti che la riguardavano fu distrutto da un incendio; comunque si pensa sia stata edificata nella seconda metà dell'XI secolo. Un restauro del 1745 tolse alla chiesa la semplicità e la linearità romaniche, ma fortunatamente nel 1961 cominciarono i lavori della Soprintendenza per ridarle il suo aspetto originario. L'interno della chiesa a tre navate, scarno, quasi spoglio, rispecchia la semplicità stilistica dell'epoca. La Pieve di San Pietro, più nota con il nome di Romena dalla località in cui si trova, è una delle più affascinanti. La sua posizione alle pendici del colle, in cima al quale svetta il castello omonimo, è molto particolare. Da lì si può arrivare con lo sguardo a gran parte delle terre casentinesi. Famosa per essere stata citata da Dante nella Divina Commedia, si distingue dalle altre pievi per la sua abside decorata da due file sovrapposte di piccole arcate, sorrette da colonnine, all'interno delle quali si affacciano tre finestre, due bifore e una trifora. L'effetto è straordinario. I reperti archeologici testimoniano le sue origini etrusche, mentre l'edificio attuale fu fatto costruire dal pievano Alberico al tempo di una grande carestia, come recitano le iscrizioni su due capitelli.
Le origine della Pieve di Santa Maria Assunta a Stia, una delle più antiche ed importanti del Casentino, come nel caso di altre pievi, è incerto. C'è chi attribuisce la sua costruzione, avvenuta nel XII o nella seconda metà dell'XI secolo, ai Conti Guidi, altri a Matilde di Canossa. Durante il restauro, sono venuti alla luce resti di chiese preesistenti e tracce di una costruzione etrusca. L'importanza di questa pieve, forse un po' sacrificata dalla sua posizione all'interno dell'abitato, è data anche dalle numerose opere artistiche che contiene, tra cui spicca uno stupendo ciborio in terracotta dei Della Robbia.
La Pieve di Santa Maria Assunta di Badia Prataglia, sicuramente una delle più antiche, fu fondata alla fine del primo Millennio dai Monaci Benedettini in un luogo montano isolato a poca distanza sia dal passo dei Mandrioli che dall'Eremo di Camaldoli. Nel 1008 il Vescovo Elemperto fece ingrandire il monastero e consacrò la chiesa che all'epoca aveva tre navate e due torri. Attualmente rimangono poche tracce delle torri, nel campanile e dall'altro lato, e vi à una sola navata con abside. Il fascino di questa pieve è accresciuto dalla presenza di una cripta a tre navatelle. Anche la Pieve di Santa Maria Assunta di Montemignaio è circondata da un paesaggio montano; non si conosce l'anno della sua costruzione, voluta sicuramente dai Conti Guidi che a poca distanza avevano il loro castello. Con il passare degli anni ha subìto distruzioni e restauri, cambiando il suo aspetto. Particolare in questa chiesa è l'illuminazione dall'esterno tramite feritoie ed oculi posizionati a gruppi di tre, simbolo della Trinità molto rappresentato nel Medioevo.