Toscanini era fatto così. Aveva l'ansia di migliorare sempre, nella vita e nel lavoro, e "una coscienza implacabile", come lui stesso diceva. Si racconta che spesso insultava i suoi orchestrali: "carri, suonate come dei carri". Altre volte li prendeva in giro: "dopo la mia morte ritornerò sulla Terra come custode di un bordello ma non farò entrare nessuno di voi". Ma subito dopo, sceso dal podio, era cordiale e gentile con tutti quelli con cui aveva discusso. Ma proprio questo suo carattere irruente insieme al suo talento innato e alla straordinaria bravura, alla memoria prodigiosa (ha sempre diretto senza spartiti), alle sue convinzioni, a cominciare da quella sulla famiglia e sul matrimonio (anche se si dice che avesse numerose amanti), sono le cose che di lui tutti ricordano.
Nessun altro Direttore è rimasto tanto nell'immaginario collettivo e, soprattutto, in quello dei suoi concittadini. Ecco perché Parma, per i cinquant'anni della sua scomparsa (16 gennaio 1957, nella villa di Riverdale, New York) ha voluto un anno intero di celebrazioni. Una successione di eventi di risonanza internazionale: mostre, concerti, libri, persino piatti della gastronomia. Così la città s'incontra nuovamente con il suo grande Maestro, attraverso un percorso che si snoda tra la storia della sua esistenza, la passione per la musica, il quadro dei suoi affetti, gli aneddoti, la fantasia che solo una vita così può suscitare. E il punto di partenza non può che essere la Casa Natale, al di là del torrente Parma, o meglio la Parma, rigorosamente al femminile, come la chiamano qui, che taglia la città in due. Si trova nel cuore di Borgo Tanzi, un tempo Borgo S.Giacomo che era un quartiere popolare, abitato da gente fiera, amante della musica, politicamente irrequieta, patriottica, d'estrazione operaia, gente che ha influito sul carattere forte e ribelle di Toscanini. Ad ogni stanza è stato assegnato un tema: "Parma e Toscanini", "La sua vita", "L'immagine del mito", ma anche "I suoi compagni di viaggio" per scoprire quali furono i rapporti tra Toscanini e i compositori che predilesse, in primis Verdi, Wagner, Puccini. Non mancano documenti rari come il volume dei "copialettere verdiani" edito nel 1913 (primo centenario della nascita di Verdi) o lo spartito della Turandot di Puccini nella splendida edizione fuori commercio pubblicata in occasione della prima dell'opera. E ancora, le numerose copertine di giornali dedicate al Maestro, dall'Italia al Nord America, che danno l'idea di quanto fosse già un "uomo mediatico": Oggi, Epoca, La Domenica del Corriere, il Radiocorriere, fino alle riviste straniere Classical e Time.
E tutto supportato da tecniche multimediali: il visitatore può creare il proprio viaggio intorno al mito e alla sua attività sul podio durata settant'anni. Un'attività febbrile che prende il via dagli studi alla Regia Scuola di Musica (si chiamerà Conservatorio solo dal 1888, per intervento diretto di Giuseppe Verdi). Il Conservatorio Arrigo Boito (visite su prenotazione, & 0521-381911) ha voluto onorare la memoria del grande allievo ricostruendo, all'interno del suo Museo, lo studio proveniente dall'abitazione del maestro Toscanini (in via Durini a Milano, donato nel 1976 dagli eredi). Ci sono circa un migliaio di testi non solo in italiano, ma anche in francese, tedesco e inglese, soprattutto libri di letteratura; il pianoforte Steinway a mezza coda, dono di suo genero Vladimir Horowitz (il pianista russo aveva sposato nel 1933 Wally, secondogenita di Toscanini), oggetti d'arte, cimeli personali e due ritratti della moglie Carla De Martini. E poi la foto di Debussy autografata e regalata a Toscanini nel 1908 e la foto di D'Annunzio con dedica: "Al prode Artù che seppe convertire la bacchetta in fiamma eroica". Vi è persino il calco delle mani e del viso del Maestro. Ancora oggi il Conservatorio, ospitato come allora in un ex Convento di Carmelitani, è frequentato da studenti (circa 800) provenienti da ogni parte d'Italia ma anche dal Giappone, Cina, Canada e Sud America. Giovani che s'incontrano lungo i corridoi e il chiostro (dove spicca il busto di Toscanini) con gli strumenti sotto il braccio. Ai tempi di Toscanini (vi rimase qui 9 anni e si diplomò il 25 luglio 1885, con il massimo dei voti: 160 su 160 e lode in violoncello e 50 su 50 e lode in composizione) l'ambiente era più severo - gli studenti indossavano una divisa blu completata da berretto nero - ma soprattutto l'istituto era in pessime condizioni. Non era dotato nemmeno di servizi igienici.
Si legge in una delle ultime biografie a lui dedicate (Toscanini di Piero Melograni, edito da Mondadori) che "dormiva in una squallida e maleodorante camerata, insieme ad altri undici compagni, ma si adattava ai disagi sia perché teneva moltissimo agli studi musicali e sia perché proveniva da una famiglia che non l'aveva di certo abituato agli agi". In Conservatorio si tramanda che organizzava piccole orchestre con gli altri suoi compagni, dove lui dirigeva con maestria. Nel marzo del 1884 dette prova della sua bravura conducendo al Teatro Regio un'orchestra di allievi del Conservatorio con un programma che includeva un Andante e Scherzo da lui stesso composto. Il Teatro Regio (via Garibaldi, 16a; & 0521-039393 www.teatroregioparma.org) era ed è il fiore all'occhiello della musica in città. Costruito per volere di Maria Luigia D'Austria (consorte di Napoleone) tra il 1821 e il 1829 (quattro ordini di palchi e splendide decorazioni), ha visto passare tanta storia sotto "l'astrolampo", il grande lampadario che sovrasta la platea del teatro lirico più temuto dai musicisti di tutto il mondo (è noto che loggionisti e palchettisti non risparmiano fischi se non sono soddisfatti).
Tuttora vanta un cartellone di rilievo internazionale e la stagione concertistica riproporrà anche pagine dirette dal Maestro nei concerti tenuti dal 1900 al 1921 a Parma. Il teatro è famoso per essere uno dei pochi che produce tutto in casa: costumi, scene, allestimenti. Le sartorie sono ai piani alti: visitarle è una fantasmagoria di sete, tulle, velluti, damaschi. Gli abiti sono curati in ogni dettaglio, i manichini vestiti con corpetti impreziositi da piume, gioielli, fiori. Un vero tripudio per gli occhi.