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Luoghi - Insubria (Italia-Svizzera)

L'isola senza mare

Un territorio transfrontaliero, popolato anticamente dai Celti Insubri, con forti connotati culturali e geografici. Comprende le province italiane di Verbano-Cusio-Ossola, Varese, Como, Novara, Lecco e l'elvetico Canton Ticino. Un itinerario tra laghi, montagne e valli

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Più di duemila anni fa, tra le Alpi e il Po, si sviluppò una civiltà venuta da oltre le montagne, dalla Gallia dei Celti. Gli Insubri si stanziarono nel V secolo a.C. tra il Ticino e il Lago di Como, fondarono Mesiolanom (Mediolanum, l'odierna Milano), il "luogo al centro della pianura", la "terra sacra nel mezzo", estesero il controllo della regione dei Laghi (Varés, Còm, Ìntra/Palànsa, Tissìn), formando una confederazione tribale celtica con i Leponti. Ma la loro espansione incrociò quella di Roma: per contrastarla si allearono anche con Annibale, ma furono sconfitti e sottomessi. Diventarono cittadini romani nel 49 a.C., adattando le proprie tradizioni alla nuova cultura dominante.
La memoria dei capostipiti originari è oggi in gran parte smarrita, anche se il richiamo alle fonti identitarie del passato celtico rimane una delle declinazioni dell'orgoglio nordista. C'è un'Università dell'Insubria (il polo di studi di Varese e Como), una Regio Insubrica ("Comunità di Lavoro che promuove la cooperazione nella regione italo-svizzera dei tre laghi prealpini"), alcune associazioni e riviste insubriche, un "concorso di bellezza transfrontaliera" che elegge Miss Insubria. E, poi, un consorzio di territori (cinque italiani, le province di Varese, Como, Novara, Lecco, Verbano-Cusio-Ossola, e uno svizzero, il Canton Ticino) che mira a valorizzare le risorse dell'area in nome di quel passato trasversale. L'Insubria di oggi, attraversata da direttrici ferroviarie e stradali che collegano il centro e il sud d'Europa attraverso il San Gottardo e il Sempione, è nel cuore del continente.

Il patrimonio è gigantesco. A parte il mare, il paesaggio all'ombra del versante interno del grande arco alpino presenta un'antologia di quasi tutti gli scenari possibili: laghi incorniciati in sequenza da colline e montagne; ghiacciai, nevi perenni, vette oltre i 4000 metri; valloni profondi relativamente raggiunti dalla modernità e pianure altamente industrializzate; valli attraversate da strade militari e sentieri verso alpeggi e rifugi; fiumi usati anticamente per navigare; boschi, vigneti, riserve come il parco di Valgrande, la più estesa area di wilderness d'Europa. E castelli, torri, fortificazioni medievali, chiese romaniche, monasteri, abbazie, "Vie sacre" di pellegrinaggio sui fianchi dei monti; giardini di azalee, rododendri, magnolie, palme; borghi un tempo di pescatori; stazioni di villeggiatura di impronta ottocentesca; ville patrizie e ricche dimore affacciate sulle rive dei laghi.

Si dice che un angolo di lago sia negli occhi di ogni lombardo. Da queste parti, per estensione, anche di ogni piemontese (del nord-est) e ticinese (del sud). Il ritiro dei ghiacciai, l'apporto dei fiumi, ha lasciato nell'Insubria una ventina di laghi, tra cui i principali dell'arco alpino: il lago Maggiore, il lago di Como e il lago di Lugano, oltre a quelli di Orta e Varese.

A Como, dall'unico idroscalo funzionante in Italia, partono gli idrovolanti dell'Aero Club, che ogni giorno, a tariffe abbordabilissime, volano sull'area dei bacini glaciali prealpini. Dall'alto si osserva un mondo liquido intervallato da montagne, amate da Manzoni e Stendhal, che scendono a picco nell'acqua. Il giro in idrovolante sui due rami del Lago di Como offre al visitatore un colpo d'occhio d'eccezione su vallate e paesini, sulle viuzze dei vecchi nuclei medievali, sulle lussuose ville dalla posizione panoramica come Villa Olmo a Como e Villa Serbelloni e Villa Melzi a Bellagio, arroccata sul promontorio all'incrocio dei rami; assicura vedute verticali altrimenti impossibili di splendidi giardini all'italiana e anche un rapido sguardo alla villa della star George Clooney, tra le ultime attrazioni del luogo, immersa tra i cipressi sulla riva occidentale del lago.

È orizzontale, invece, il punto di vista assicurato dall'altro mezzo di trasporto da privilegiare nell'area: il ferry-boat, che garantisce ritmi più rilassanti agli spostamenti da paese a paese e da riva a riva. Si può usare il battello anche per raggiungere Lugano, per esempio, per evitare le code formate, al mattino presto e prima di sera, dalle auto dei frontalieri italiani che lavorano in Svizzera, facendo dogana lungo la riva. L'Insubria svizzera vanta festival musicali e cinematografici di rilevanza europea, un ottimo Merlot e siti inseriti dall'Unesco tra i Patrimoni dell'Umanità come i tre castelli e la cinta muraria di Bellinzona, storica porta delle Alpi, eretti in epoca medievale per sbarrare l'accesso della valle del Ticino alle popolazioni del Nord e controllare i pedaggi e la via verso il San Gottardo.

Tornando in Italia, è d'obbligo scivolare sull'acqua per visitare il lago Maggiore e quello d'Orta, che già ammaliarono nell'Ottocento Stendhal ("Niente al mondo può essere paragonato al fascino di queste giornate ardenti d'estate trascorse ai laghi") e Balzac ("Un delizioso piccolo lago ai piedi del Rosa, un'isola ben situata sull'acque calmissime, civettuola e semplice. L'animo ristorato del viaggiatore lo invita a rimanere là, perché un poetico e melodioso fascino l'attornia, con tutte le sue armonie"). In barca si può approdare alle isole Borromee, sul Maggiore, per girare tra i sontuosi palazzi e i giardini barocchi di Isola Bella e le chiesette e i ristorantini dell'Isola dei Pescatori, e spingersi fino al monastero di Santa Caterina aggrappato alla roccia. Come raggiungere l'isoletta di San Giulio, al centro dell'Orta, per ammirare gli affreschi nella basilica romanica accanto al convento di clausura e passeggiare lungo la Via del Silenzio e la Via della Meditazione che attraversano l'isola.

Da Orta, con il suo Sacro Monte alle spalle (uno dei cinque percorsi devozionali dell'Insubria, risalenti al Cinquecento e Seicento, notevoli esempi di integrazione fra architettura e paesaggio dichiarati dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità), si va verso la grande montagna, passando per Domodossola, dove arriva anche il trenino panoramico delle Centovalli da Locarno via Santa Maria Maggiore (un'ora e mezza e 52 chilometri di ponti audaci, boschi e cascate).

Risalendo la valle Anzasca, si giunge a Macugnaga, in una piccola conca naturale alla base della parete est del Monte Rosa, la più alta delle Alpi, un anfiteatro magnifico di roccia e ghiaccio dominato dalle "quattro sorelle", le cime Gnifetti, Zumstein, Dufour e Nordend. Dal paesino fondato nel XII secolo dai germanici Walser, emigrati dal vicino Vallese, si sale in funivia fino a 2.900 metri ai piedi del Monte Moro. Dalle piste e dalle terrazze dei rifugi, lungo i sentieri, il panorama spazia fino alle vicine vallate svizzere. Qui, con la bella stagione, transita chi compie l'escursione in quota attorno al Monte Rosa, da Zermatt in Italia attraverso il Colle Teodulo e il Passo del Monte Moro e poi di nuovo in Svizzera nella Valle di Saas Fee, ripercorrendo piste e sentieri che incrociano un confine sempre più sfumato.