IL SOFFIO fresco del mare raggiunge il Castello di Favara, alto sulla sommità dello sperone di roccia dove la famiglia Chiaramonte edificò nel XIII secolo il proprio palazzo fortificato. A guardia dell’antico borgo sorto alle spalle di Agrigento, per opera di facoltosi signorotti della borghesia siciliana l’antico maniero, recentemente ristrutturato, restituisce dignità e valore culturale a una città che troppo velocemente ha dimenticato i suoi trascorsi per incanalarsi nella spirale di una speculazione edilizia aggressiva e priva di qualunque senso estetico. Ma qualcosa sta cambiando rispetto al passato, e una generazione più coraggiosa di amministratori cerca a fatica di far emergere da questo “disordine” architettonico di abitazioni iniziate e mai finite, quelli che sono gli interessi storico-artistici che potrebbero attrarre i turisti.
Tra tutte, il Castello Chiaramonte, oggi adattato a spazio culturale ed espositivo e testimone del tempo che fu, e la bella piazza Cavour, recuperata ad antichi splendori su cui si affaccia un gioiellino di chiesa, quella del Rosario, ricca di stucchi e suggestioni del barocco siciliano. È questa continuità tra il passato, bello e da rivalutare, e il presente, ricco di contraddizioni, che ha spinto una decina di anni fa alcuni amministratori a riscoprire quelle tradizioni culinarie che oggi fanno di Favara un paese noto ai più per la Sagra dell’Agnello pasquale che si svolge durante la Settimana Santa.
Una riscoperta, o meglio, un riappropriarsi dell’intera collettività delle tradizioni legate ad un dolce pasquale che per lungo tempo è rimasto confinato all’interno delle mura domestiche e che oggi, grazie anche all’impegno di alcuni abili maestri pasticceri, segna il riscatto, almeno parziale, di una comunità che cerca di attrarre nuovi flussi turistici. L’Agnello pasquale è patrimonio culinario di tutta la Sicilia e risente, come gran parte della produzione dolciaria isolana, dell’influsso arabo. È però dentro le mura dei monasteri e dei conventi che abili suore hanno, secoli fa, dato inizio alla tradizione assemblando gli ingredienti, pasta di mandorle, pistacchi e zucchero, inizialmente per il consumo interno e poi, nel tempo, per la commercializzazione al di fuori delle mura conventuali.
Così anche a Favara agli inizi dell’800 già si producevano dolci fatti con la Pasta Reale tra cui, nel periodo pasquale, l’ agnello che inalbera il rosso vessillo bianco crociato, simbolo del Cristo risorto. La particolarità dell’Agnello confezionato a Favara è costituita dalla sua farcitura realizzata con una pasta ottenuta dall’amalgama di pistacchi siciliani tritati e zucchero che lo rende davvero unico per gusto e intensità dei sapori. Decorazioni e glassature seguono invece le bizzarrie dei maestri artigiani che con cura maniacale dipingono le forme degli Agnelli quasi fossero opere d’arte da esporre al pubblico in un museo. Durante la Settimana Santa le pasticcerie di Favara espongono le loro creazioni che a fatica riescono a restare nelle vetrine fino al giorno di Pasqua, quando ormai residenti e turisti ne hanno già fatto incetta.
LA RICETTA: Agnello pasquale di Favara
Preparare uno sciroppo d’acqua e zucchero e portarlo a cottura; aggiungere mandorle tritate (per 1 kg di mandorle 600 gr. di zucchero). Mescolare fino a che il composto si amalgami bene e spegnere il fuoco lasciandolo riposare fino a completo raffreddamento. Ripetere il procedimento con il trito di pistacchio (per 1 kg di pistacchi, 600 gr di zucchero). Una volta pronti gli ingredienti modellare l’Agnello in uno stampo e farcire la pancia con il pistacchio. Decorare a piacere. Pasticceria Caprice Favara
Vino consigliato: BEN RYÈ PASSITO DI PANTELLERIA DOC - Donnafugata
Tra tutte, il Castello Chiaramonte, oggi adattato a spazio culturale ed espositivo e testimone del tempo che fu, e la bella piazza Cavour, recuperata ad antichi splendori su cui si affaccia un gioiellino di chiesa, quella del Rosario, ricca di stucchi e suggestioni del barocco siciliano. È questa continuità tra il passato, bello e da rivalutare, e il presente, ricco di contraddizioni, che ha spinto una decina di anni fa alcuni amministratori a riscoprire quelle tradizioni culinarie che oggi fanno di Favara un paese noto ai più per la Sagra dell’Agnello pasquale che si svolge durante la Settimana Santa.
Una riscoperta, o meglio, un riappropriarsi dell’intera collettività delle tradizioni legate ad un dolce pasquale che per lungo tempo è rimasto confinato all’interno delle mura domestiche e che oggi, grazie anche all’impegno di alcuni abili maestri pasticceri, segna il riscatto, almeno parziale, di una comunità che cerca di attrarre nuovi flussi turistici. L’Agnello pasquale è patrimonio culinario di tutta la Sicilia e risente, come gran parte della produzione dolciaria isolana, dell’influsso arabo. È però dentro le mura dei monasteri e dei conventi che abili suore hanno, secoli fa, dato inizio alla tradizione assemblando gli ingredienti, pasta di mandorle, pistacchi e zucchero, inizialmente per il consumo interno e poi, nel tempo, per la commercializzazione al di fuori delle mura conventuali.
Così anche a Favara agli inizi dell’800 già si producevano dolci fatti con la Pasta Reale tra cui, nel periodo pasquale, l’ agnello che inalbera il rosso vessillo bianco crociato, simbolo del Cristo risorto. La particolarità dell’Agnello confezionato a Favara è costituita dalla sua farcitura realizzata con una pasta ottenuta dall’amalgama di pistacchi siciliani tritati e zucchero che lo rende davvero unico per gusto e intensità dei sapori. Decorazioni e glassature seguono invece le bizzarrie dei maestri artigiani che con cura maniacale dipingono le forme degli Agnelli quasi fossero opere d’arte da esporre al pubblico in un museo. Durante la Settimana Santa le pasticcerie di Favara espongono le loro creazioni che a fatica riescono a restare nelle vetrine fino al giorno di Pasqua, quando ormai residenti e turisti ne hanno già fatto incetta.
LA RICETTA: Agnello pasquale di Favara
Preparare uno sciroppo d’acqua e zucchero e portarlo a cottura; aggiungere mandorle tritate (per 1 kg di mandorle 600 gr. di zucchero). Mescolare fino a che il composto si amalgami bene e spegnere il fuoco lasciandolo riposare fino a completo raffreddamento. Ripetere il procedimento con il trito di pistacchio (per 1 kg di pistacchi, 600 gr di zucchero). Una volta pronti gli ingredienti modellare l’Agnello in uno stampo e farcire la pancia con il pistacchio. Decorare a piacere. Pasticceria Caprice Favara
Vino consigliato: BEN RYÈ PASSITO DI PANTELLERIA DOC - Donnafugata