A Piana del Sele è avvolta da una leggera foschia che lascia appena intravedere, al di la delle mura poligonali, il profilo sontuoso dei Templi dorici dell'antica Paestum. Percorrendo la statale che attraversa longitudinalmente il territorio che fu terra degli abitanti dell'antica Posidonia, l'attenzione viene rapita dai numerosi cartelli che invitano il viaggiatore a una sosta per deliziarsi dell'ottima mozzarella di bufala.
E' questa infatti la zona di produzione della gustosa mozzarella di bufala campana DOP, che ormai ha raggiunto, per le sue qualità notevoli, i negozi e le tavole di mezzo mondo. Deviando dai percorsi abituali e percorrendo le piccole strade interpoderali ci si addentra invece in un mondo rurale, fatto di gente che lavora la terra e di campi coltivati che in primavera rinascono all'insegna di un ortaggio tipico del luogo: il "carciofo tondo di Paestum" .
E' dal tempo dei Borboni che il carciofo viene coltivato nell'area compresa tra i comuni di Eboli e Capaccio, in provincia di Salerno. Con le opere di bonifica che si ebbero negli anni 30 in tutta la piana del Sele, favorite anche dalla successiva riforma agraria, le colture dei carciofi aumentarono in maniera considerevole in tutta l'area, tanto da soppiantare, nel corso dei decenni, le coltivazioni di pomodori tipiche del luogo.
Appartenente alla tipologia dei carciofi romaneschi, quello "tondo di Paestum" si è andato differenziando nel tempo dall'ecotipo originario di Castellamare, arrivando ad avere delle caratteristiche peculiari che hanno favorito nel 2005, il conferimento del marchio IGP. Tondo, di media pezzatura, con variazioni di colore dal verde al violetto-rosaceo, morbido e fragrante il carciofo di Paestum ha a ragione ottenuto un successo che valica i confini regionali e quelli nazionali.
Non bisogna dimenticare inoltre che per tutta l'area del Sele l'utilizzo di ampie carciofaie ha significato, in questi ultimi anni, un crescente apporto all'economia locale, tanto da modificare in parte lo stesso impianto agricolo tradizionale. La raccolta dei "capolini" avviene manualmente nel periodo compreso tra febbraio e maggio quando l'infiorescenza raggiunge una dimensione compatibile con quella del disciplinare che ne regola la produzione.
Per la regione Campania i raccolti ottenuti nella piana del Sele rappresentano circa il 90% della produzione cinaricola regionale contribuendo in maniera fattiva all' incremento delle produzioni agricole totali. Così come avveniva durante il periodo borbonico ancora oggi, percorrendo il perimetro delle mura antiche di Paestum, si possono osservare numerose coltivazioni di carciofi che lambiscono i resti dell'antica colonia greca, arrivando a ridosso delle mura della città antica. E' cosi che in un passaggio ideale tra enogastronomia e storia, nel visitare uno dei complessi archeologici più famosi al mondo, non può mancare una sosta per degustare un piatto della tradizione abbinato al "carciofo tondo di Paestum".
E' questa infatti la zona di produzione della gustosa mozzarella di bufala campana DOP, che ormai ha raggiunto, per le sue qualità notevoli, i negozi e le tavole di mezzo mondo. Deviando dai percorsi abituali e percorrendo le piccole strade interpoderali ci si addentra invece in un mondo rurale, fatto di gente che lavora la terra e di campi coltivati che in primavera rinascono all'insegna di un ortaggio tipico del luogo: il "carciofo tondo di Paestum" .
E' dal tempo dei Borboni che il carciofo viene coltivato nell'area compresa tra i comuni di Eboli e Capaccio, in provincia di Salerno. Con le opere di bonifica che si ebbero negli anni 30 in tutta la piana del Sele, favorite anche dalla successiva riforma agraria, le colture dei carciofi aumentarono in maniera considerevole in tutta l'area, tanto da soppiantare, nel corso dei decenni, le coltivazioni di pomodori tipiche del luogo.
Appartenente alla tipologia dei carciofi romaneschi, quello "tondo di Paestum" si è andato differenziando nel tempo dall'ecotipo originario di Castellamare, arrivando ad avere delle caratteristiche peculiari che hanno favorito nel 2005, il conferimento del marchio IGP. Tondo, di media pezzatura, con variazioni di colore dal verde al violetto-rosaceo, morbido e fragrante il carciofo di Paestum ha a ragione ottenuto un successo che valica i confini regionali e quelli nazionali.
Non bisogna dimenticare inoltre che per tutta l'area del Sele l'utilizzo di ampie carciofaie ha significato, in questi ultimi anni, un crescente apporto all'economia locale, tanto da modificare in parte lo stesso impianto agricolo tradizionale. La raccolta dei "capolini" avviene manualmente nel periodo compreso tra febbraio e maggio quando l'infiorescenza raggiunge una dimensione compatibile con quella del disciplinare che ne regola la produzione.
Per la regione Campania i raccolti ottenuti nella piana del Sele rappresentano circa il 90% della produzione cinaricola regionale contribuendo in maniera fattiva all' incremento delle produzioni agricole totali. Così come avveniva durante il periodo borbonico ancora oggi, percorrendo il perimetro delle mura antiche di Paestum, si possono osservare numerose coltivazioni di carciofi che lambiscono i resti dell'antica colonia greca, arrivando a ridosso delle mura della città antica. E' cosi che in un passaggio ideale tra enogastronomia e storia, nel visitare uno dei complessi archeologici più famosi al mondo, non può mancare una sosta per degustare un piatto della tradizione abbinato al "carciofo tondo di Paestum".