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Svezia

A Stoccolma tutto è design

La città, fin dal Modernismo, ha avuto un ruolo di primo piano nel design svedese che, da qualche anno, è tornato di gran moda in tutta Europa. Gli indirizzi per scoprire i nuovi nomi. I Viaggi

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In casa ho i mobili Ikea, mi vesto H&M, uso un telefono Ericsson, sto meditando di comprare una Saab dopo aver avuto una Volvo, il mio aspirapolvere è un Electrolux, fotografo con una Hasselblad, mi piace il vetro e ho una collezione di Kosta Boda ma adoro anche Orrefors, bevo latte in pacchi Tetra Pak, quando voglio andarci forte bevo Absolut Vodka, ogni anno seguo la consegna del premio Nobel, curiosa di scoprire quale scrittore o poeta semisconosciuto fuori dalla sua patria (e neanche tanto conosciuto nei suoi confini), tireranno fuori dalla manica i giurati che si riuniscono al ristorante di Gamla Stan di Stoccolma.

Ma chi l'ha detto che siamo ruled by the americans? Certo, forse gli svedesi non ci hanno (ancora) colonizzato. Ma il loro gusto impeccabile per il design, quel mix di eleganza e funzionalità, dopo gli anni di glamour, a partire dal Modernismo, e quelli di oblio, ci ha di sicuro piacevolmente invaso. A Stoccolma tutto è design. Nei negozi, negli atelier, nei caffè, nei pub, negli alberghi che, come il Nordic Light, il Birger Jarl, lo Hellsten, lo Scandic Anglais, ognuno per motivi diversi, hanno fatto proprio del design il tratto distintivo.

Il Nordic Light è uno dei tre alberghi svedesi a far parte della prestigiosa catena dei Design Hotel, 147 in tutto il mondo. Nordic Light non è un nome scelto a caso. Qui la luce è tutto, proprio come in Svezia, dove quella naturale manca per gran parte dell'anno. E rivela il profondo legame con la natura del design e dell'architettura svedese. Ogni oggetto, ogni esterno, ogni interno echeggiano foreste, specchi d'acqua; il verde e le trasparenze, i riflessi, le curve e la sinuosità, la magnificenza e l'onnipresenza dell'ambiente naturale. Uscendo dall'albergo si può andare a surgelare nell'Ice Bar, interamente in ghiaccio: tavoli, sedie, bancone. I clienti, all'ingresso, vengono dotati di mantella e guanti per resistere al freddo polare. Il biglietto d'ingresso consente una consumazione che poi è l'unica che si berrà; di più non si può resistere.

Non lontano da qui si trova il DesignTorget, tempio del design giovane dove scovare pezzi di quelli che, c'è da giurarci, nel giro di qualche anno diventeranno così famosi da rendersi inavvicinabili. In vendita gli oggetti più strani: portabanane per evitare spiaccicamenti nelle borse. Cuscini che in realtà sono radio. Scatole di fiammiferi che nascondono preservativi. Vasi che servono per celare i fili dello stereo, della televisione, di quello che vi pare. Beccucci che si avvitano alle bottiglie di plastica facendole diventare annaffiatoi. Bustine di plastica colorata: le riempi d'acqua ed ecco un portafiori. Lampadari di tutte le forme e fogge. E così via. DesignTorget significa "Piazza del Design": ha 7 sedi a Stoccolma e 3 in altrettante città della Svezia. Aperto dal 1993, vende gli oggetti realizzati da giovani che ancora frequentano le scuole di design.


Anche 10 Swedish Designer ha un punto vendita da queste parti, in Götgatan, una strada chiusa al traffico: è il vero tempio della plastica, a partire dalla stessa filosofia delle orrende tovagliette che andavano tanto di moda negli anni Settanta e che si mettevano nei cassetti, sulla tavola, sul lavandino, su ogni superficie possibile: solo che 10 Swedish Designer, oltre ad aver migliorato la qualità degli stampati (le linee e i colori sono belli e piacevoli), ne ha fatto borse, portaoggetti, trousse e anche tovagliette, of course.

Pochi metri sempre nella stessa via e, dopo il tempio della plastica, si arriva all'altare della spazzola, Iris: piccole, grandi e medie, strane, stranissime, lampadari fatti da spazzole, spazzole per il cane, per il gatto e per il canarino, spazzole per pulire e spazzole per appoggiare la roba, spazzole per liberare le scarpe dalla neve o dal fango entrando in casa e spazzole per passarci sopra la mano pensando, alla Amélie. Sono fatte da ciechi e gli introiti vanno in parte all'associazione stessa.



Passeggiando ancora, ecco 125 Kvadrat, che riunisce designer della stoffa, del gioiello, della ceramica, del legno, della pietra, del vetro, dell'argento e chi più ne ha più ne metta. Anche qui oggetti dalle forme più strane e dagli usi più inconsueti, o da nessun uso del tutto. I vetri di Anna-Lena Stålnacke, le ceramiche di Agneta Jörlander e quelle di Lena Zetterman, i tessuti di Annika Samuelsson, gli oggetti di Monica Haag. Vicinissimo a 125 Kvadrat, che deve il suo nome alla metratura del negozio (all'inizio, quando aprì, si chiamava 25 Kvadrat), che comprende anche uno spazio con cucina, perché gli svedesi se non possono bere caffè o scaldare qualcosa diventano matti, si trova il Caffè String: non è un design bar in senso stretto: interessante però il fatto che qui si può entrare per bere un tè e uscire avendo comprato una sedia. Perché tutto quello che si trova all'interno del locale è in vendita. Molto alternativo, frequentato da giovanissimi e da nonnetti, non ha un target definito. Ci trovi due uomini con il loro bambino. Cinque ragazze che schiamazzano piene di colori e piercing. Due donne sui settant'anni che leggono la Svenska Dagbladet. Una quarantenne con l'Ipod nelle orecchie che guarda sognante la vetrina. Un tizio che sembra la copia di Mika, il cantante anglo-libanese che sta andando per la maggiore un po' ovunque, anche qui, lo si sente alla radio, lo si incontra nei negozi di dischi che firma autografi sulla copertina del suo primo Cd.

Stoccolma è anche e ancora il design più classico che l'ha resa famosa negli anni Quaranta, quello di Kosta Boda, le famose vetrerie che hanno sede nel sud del paese, e di grandi nomi come Svenskt Tenn, fondato nel 1924 dal designer Josef Frank (austriaco, certo, ma interprete perfetto dell'anima - e della natura - svedese) e dall'artista Estrid Ericson. Svenskt Tenn continua ogni anno a proporre oggetti riprodotti dagli schizzi di Frank, accanto ai pezzi di designer contemporanei. Forse perché, come scriveva proprio Frank nel 1958, "Non c'è niente di sbagliato nel mescolare vecchio e nuovo, nel combinare stili, modelli e colori negli oggetti d'arredo. Tutto quello che piace si fonderà automaticamente per dar vita a un ambiente rilassante. Un'abitazione non ha bisogno di essere progettata fino all'ultimo dettaglio. Dovrebbe essere un'amalgama delle cose che chi la abita ama, con cui si sente a suo agio".

In Sibyllegatan si trova Modernity, che fino al 2003 aveva sede in Gamla Stan: è un negozio vintage, famoso per i suoi pezzi di grandi nomi del design scandinavo, come Wirkkala e Saparneva, Jacobsen, Wegner, Mathsson, Juhl, Aalto. Ha spazio, però, anche per emergenti e proprio per questo è un must.

Chi è in cerca di lampade e lampadari - da terra, da tavolo, da muro, da parete, non importa - non può mancare Galma Lampor, che non a caso significa "Vecchie Lampade": accanto infatti a una collezione vintage che riunisce pezzi del primo periodo d'oro del design scandinavo, dagli anni Trenta agli anni Settanta, si trovano creazioni più nuove per tutti i gusti e (quasi) tutte le tasche.

Ancora vintage oltre a novità dagli Asplund (i due fratelli Michael e Thomas) che arredano le case degli svedesi da almeno due decenni con il gusto e l'eleganza di gruppi di architetti/designer come Claesson Koivisto Tune e di designer dalla filosofia decisa come Thomas Sandell, che propugna un "senso profondo della natura e una preoccupazione per l'eco-sostenibile".

Per sapere di più su quello che sta succedendo al design "giovane" in Svezia - dall'architettura alla moda, dall'oggettistica ai mobili - merita una visita Svensk Form, magari dopo aver ammirato le collezioni del Moderna Museet e i modellini dell'Arkitekturmuseet che si trovano dall'altra parte della strada, sulla stessa isola di Skeppsholmen. All'interno l'immancabile caffè, uno spazio vendita e uno espositivo e anche una specie di salotto dove leggere le riviste e i libri sul design. Ogni anno lo Svensk Form, che opera in nome del governo, assegna lo Swedish Design Award.

A dispetto dell'amore per l'uguaglianza e la democrazia, una passione civile che contribuì a creare il design svedese nel secolo scorso che poi ebbe la sua massima espressione in Ikea (la filosofia è un po' questa: tutti hanno diritto al bello, che sia nel divano, nel cucchiaio o nella lampada: il bello però costa e in pochi se lo possono permettere. Perciò, bello sì: ma anche funzionale e soprattutto economico), gli oggetti davvero firmati e davvero ricercati richiedono, as usual, portafogli più che forniti. E case in grado di accoglierli. Perchè richiedono semplicità e spazio, tanto spazio. Roba elegante, insomma. E, si sa, quando non è innata, l'eleganza si paga.