Quando, più di 4000 anni fa, su piroghe a vela, i primi colonizzatori popolarono le isole meridionali del Pacifico, la divinità che veneravano, il dio dell'Oro, era ghiotto di cadaveri di guerrieri sconfitti. Così, alla fine di ogni battaglia, le teste dei vinti venivano appese nel tempio all'aperto e lasciate al sole. Un giorno, tra i distretti del nord e del sud della penisola di Taiarapu scoppiò una guerra per aggiudicarsi il confine e fu un lago di sangue. I vittoriosi guerrieri del sud decapitarono i nemici sconfitti e costruirono sul confine, a Rapa'e, un muro (ahu) di teste (upo'o) per delimitare il loro territorio. Le teste dei vinti rimasero a sbiancarsi come pietre. E quello rimase nei secoli il 'muro di teste', Teahupoo.
Il nome è lo stesso, Teahupoo, ma il muro che nei prossimi giorni si abbatterà su quest'angolo di Polinesia francese è solo un muro d'acqua, che può però raggiungere i sette metri di altezza, che è pesante e cristallino come il vetro e che ogni surfista del mondo vorrebbe cavalcare una volta nella vita.
Teahupoo, ovvero l'onda perfetta. Una massa d'acqua pesantissima che si forma al largo della barriera corallina, inizia a crescere, svettando come una parete da scalare e corre per chilometri sull'oceano, fino a quando la sua cresta spumosa comincia a disegnare una circonferenza perfetta e Teahupoo si ripiega su se stessa, diventa un tubo, un hangar d'aereo che rotola sulla superficie liscia e compatta dell'acqua, in equilibrio assolutamente stabile.
The Wave, L'Onda, l'unica, temuta e attesa come l'apparizione di una divinità marina da contemplare e affrontare. E i guerrieri coraggiosi che vogliono gareggiare con lei arrivano da tutto il mondo per la competizione di surf più prestigiosa e ambita. Il Billabong Pro - una tappa dell'ASP World Tour, i campionati del mondo di surf - fino al 14 maggio precisamente a Teahupoo. Nella zona sud-est dell'isola di Tahiti c'è un lembo di terra piccolissimo chiamato Tahiti-Iti dove, alla fine della strada che attraversa il villaggio, si apre una spiaggia perfettamente orientata alla direzione delle onde che corrono a pochi centimetri dal fondo corallino: questo è il luogo leggendario di coloro che cavalcano i flutti, lo spot di surf in assoluto più amato dagli appassionati. Un'onda magnifica e pesantissima che si sviluppa solo in un breve periodo dell'anno sta per arrivare.
Chiunque giunga a Tahiti per l'evento starà lì ad aspettarla, pronto a inseguirla con la macchina fotografica o sulla tavola da surf, cercando quell'esperienza indescrivibile che è la perfezione assoluta della stasi nel movimento. Si vedranno allora piccole silhouettes sparire nella caverna turchese, inghiottite dalla luminosa cattedrale d'acqua, per poi rispuntare, fiere, oltre il bianco ricamo della cresta. Vittoriose e trepidanti perché The Wave può anche punire chi ha osato sfidarla. Il fondo corallino sul quale la magnifica onda si infrange in un boato da brivido si trova a pochi centimetri sotto il livello dell'acqua: un errore di calcolo, una piccola incertezza e si resta risucchiati da questo miracolo della natura. Essere sommersi dall'onda, quello che nel gergo dei surfers si chiama un wipeout, a Teahupoo significa morte certa, come accadde nel 2000 al polinesiano Briece Taerea.
Ma il desiderio di entrare in armonia con la natura che li circonda rende viscerale il legame dei discendenti Maori con la loro Onda e perciò nessuno contesta a Thierry Vernaudon il primato che rivendica, quello di essere stato il primo in assoluto a surfare le pareti di Teahupoo, nel 1985. Secondo solo alla regina Hinararure'a che, secondo il mito locale, riusciva a cavalcare le onde stando in equilibrio su un pesce piatto. Ma tutto ciò accadeva 'prima', nell'era che precede la data magica del 17 agosto del 2000. Al mattino di quel giorno l'americano Laird Hamilton cavalcò l'onda più grande e più pericolosa mai registrata a Teahupoo: un lungo, indimenticabile viaggio in quello che fu chiamato, per ampiezza, il Lincoln Tunnel. Hamilton surfa normalmente cavalloni alti 11 metri, che corrono a una velocità di 50 chilometri l'ora e, senza troppi problemi, domina barriere d'acqua alte anche il doppio e ben più veloci. Ma il brivido vissuto nella perfezione di Teahupoo l'ha segnato a vita, più volte, nel ricordare quell'esperienza, gli occhi dell'atleta californiano entrato nella storia si sono riempiti di lacrime.
Negli ultimi anni Teahupoo è diventato anche il paradiso dei fotografi che, impavidi, si tuffano nei flutti per immortalare l'arte effimera e mozzafiato della natura. Alcuni di loro sono rimasti vittime di incidenti, si sono risvegliati, dopo aver perso i sensi, sott'acqua, storditi dall'impatto contro la barriera corallina, feriti e spaventati. Ma l'Onda ti entra nel sangue e ritornati in superficie hanno continuato a inseguirla e a raccontarla.
Oggi una mostra fotografica e un libro ci rendono partecipi di uno dei fenomeni più incredibili e rari della natura. Tim McKenna, autraliano, 'ammalato' di Polinesia e autore di scatti pluripremiati ha raccolto in volume dieci anni di immagini stupefacenti, commentate dai surfisti che quell'onda l'hanno incontrata da protagonisti. Le foto che testimoniano la bellezza evanescente e inesauribile dell'oceano saranno in mostra dal 9 giugno al 15 luglio alla libreria White Star Adventure, interamente dedicata ai viaggi, in piazza Meda a Milano. Un invito a conoscere un capolavoro frutto dell'armonia tra l'uomo e gli elementi.
LA MOSTRA
L’onda perfetta
Tim McKenna è un australiano di 38 anni che ha studiato letteratura
e che nel 1986 ha fatto il suo primo viaggio in Polinesia. Da allora si
definisce "ammalato" di Polinesia. È tra i migliori fotografi di sport estremi,
i suoi scatti sono pluripremiati e le vedute degli atolli, di Bora Bora,
di Raiatea, di Moorea, raccontano la bellezza di questo paradiso terrestre.
«L’oceano», afferma Tim, «ha un effetto ipnotico su me, in particolare
la meccanica delle onde che si rompono. La stabilità che si ritrova
nel movimento perpetuo dell’oceano è un dono della natura rassicurante
nel caotico mondo moderno. Da fotografo, sono alla ricerca
di quei momenti in cui la natura diviene arte. È l’essenza effimera di
questi eventi a rendere unica ogni immagine». Teahupoo è l’onda perfetta
che Tim ha fotografato per anni e che presenta in una raccolta di
foto commentate dai surfisti più famosi. Un volume e una mostra ospitata
a Milano dalla White Star Adventure, libreria dedicata al viaggio,
all’etnografia, all’archeologia. Quelli della White Star, editore tra l’altro
dei volumi italiani della National Geographic, ci invitano a conoscere
un universo dove gli elementi della natura creano un capolavoro.TEAHUPOO, LA MITICA ONDA DI TAHITI
Mostra in esterno, dal 9 giugno al 15 luglio, ingresso libero
White Star Adventure, Piazza Meda angolo Piazza Belgioioso, Milano
Info: www.wsadventure.com, 02-89051500