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Inghilterra

Rinascita di un mito

Bristol, city county al confine con il Galles, è una delle più antiche città inglesi. Con un passato glorioso e, al tempo stesso, da dimenticare, oggi è un centro dinamico e brillante. I Viaggi

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Come uno sciame di insetti tutto addensato verso un solo punto, la parte commerciale di Bristol si sviluppa verso nord-est. Da qui, digradando in diagonale, la città cambia aspetto: è turistica, portuale, ex-industriale. Il porto di Bristol è tristemente famoso per il ruolo svolto nella "tratta atlantica", quella economia mercantile-marittima che per tre secoli legò all'Europa Caraibi, Indie Occidentali e Nordamerica nella morsa di una immonda apoteosi di schiavismo.

Bristol fu il secondo porto d'Inghilterra nel commercio di zucchero e tabacco, dunque transito di migliaia e migliaia di schiavi e sede delle peggiori sopraffazioni da parte dei loro mercanti. Un brutto capitolo di storia ora intensamente rivisitato, o piuttosto analizzato per la prima volta. Lo scorso 1° maggio è ricorso il duecentesimo anniversario della abolizione della schiavitù e la città è piena di esposizioni, proiezioni di film e documentari, vetrine di librerie a esporre la bibliografia più aggiornata di una lunga vicenda la cui rielaborazione tentenna tra vergogna e pudore, in vero british style tra verità e chissà quanto "corretto" alludere, ma senza dire.

Nonostante le ferite (accanto al passato schiavistico, i terribili bombardamenti che tra il 1941 e il 1944 martoriarono la città causando distruzioni di cui sono qua e là ancora visibili le tracce), Bristol è vitale, allegra, con qualcosa di lieve e di sospeso, aereo. Sarà in ragione del Clifton Suspension Bridge, ponte progettato nell'Ottocento dall'audacia ingegneristica di Isambard Brunel, una sorta di gigantesca altalena tra terra e cielo, tra i sei ponti al mondo a possedere simile struttura sospesa. Sarà il gioco di anse del porto navigabile, un corso d'acqua racchiuso tra sponde limacciosissime e secato da ponti tutti diversi uno dall'altro, brevi e in ferro battuto smaltato di tenui colori, o asfaltati, larghi e trafficati di macchine. Sarà l'alternanza di basso e alto, la verticalità della cattedrale e delle chiese, l'altezza di Brandon Hill, il parco/collina dalla cui cima, in primavera verdissima, si può abbracciare il panorama; e invece le casette basse schierate lungo il fiume, colorate, bilivellate e con grandi finestre, in perfetto canone britannico.

La verticalità delle gru sempre in azione, dato il continuo espandersi della parte nord orientale. L'orizzontale dei grandi tronchi tagliati e adagiati al centro dei prati, solenni come menhir. Aerea è anche la festa più importante celebrata dalla città, la Balloon Fiesta che ogni anno, nella seconda settimana di agosto fa sì che il cielo si riempia di mongolfiere. Ed è spostandosi in linea d'aria che si scopre la verità meno visibile al visitatore frettoloso. Si scopre che, inversamente alla densità di centri commerciali e negozi, è a sud che Bristol mostra la sua faccia più vitale e interessante.

Una volta ammirata in pieno centro Queen Square, piazza quadrata, alberata e con un rassicurante clima ottocentesco (sembra da un momento all'altro di veder spuntare qualche personaggio di Dickens), si può raggiungere Arnolfini (www.arnolfini.org.uk), un museo di Arte contemporanea che colpisce, oltre che per l'intelligenza delle scelte espositive, per la bellezza della sede, un cubo affacciato sulla darsena del porto.

Accanto al museo, immortalato da una statua in ghisa, la testa fasciata dalla bandana e il volto corrugato mentre scruta un imprecisato orizzonte, Giovanni Caboto, italiano scopritore del Nord America nel corso di una spedizione partita proprio da qui. E poi, costeggiando la darsena e attraversando uno dei colorati ponticelli, ecco ci si trova a Southville. Ovverosia in un universo del tutto differente. Un micromondo tranquillo all'apparenza, ma dove sottotraccia, come radici solo per poco soffocate dalla colata dell'asfalto, si agitano le energie più propulsive di Bristol.

Bedminster, Southville, era, ed è ancora, la parte più povera della città. Stradine che salgono e scendono, tutte uguali, proiettate come rivoli di un fiume verso la bella campagna all'orizzonte. Case anche loro identiche una all'altra, tranne una, costruzione quadrata e alta. È la Tobacco Factory, ex fabbrica di tabacco che nel secolo scorso contava migliaia di dipendenti. La sua esistenza trasformò Bedminster in una vera e propria città dentro la città: abitazioni per i dipendenti, scuole per i loro figli (fatto salvo il bassissimo livello di educazione data la miseria delle condizioni sociali); un cinema, persino. Poi, nel 1987, il licenziamento degli ultimi 6000 lavoratori e la chiusura della fabbrica. Tre anni di stasi sino al 2000, anno di acquisizione dello stabile da parte del comune della città. Allora, negli ampi locali della Factory si decise di insediare un teatro.

Ed ecco in poco tempo la strada principale (Raleigh Road) così come quelle vicino rianimarsi, impregnarsi di vita nuova. Negozi, pub, "cafè bar", ristoranti etnici, un delizioso "Bed&Breakfast" dove stare (The Greenhouse, il sito) e l'attività del teatro, che conta rassegne di avanguardie nazionali accanto a workshop condotti da artisti provenienti da tutto il mondo. E un festival di pittori fotografi e scultori residenti, i quali ogni anno in primavera aprono le loro case per esibire e vendere le loro ultime produzioni.

Dei trascorsi fasti industriali sopravvive un edificio zeppo di uffici amministrativi di ditte produttrici di sigarette e cartine. E le memorie di coloro che resistendo ai licenziamenti e gli sfratti, sono riusciti a continuare a vivere qui. Camminando un quarto d'ora in direzione sud dalla Tabacco Factory si raggiunge una periferia slabbrata, confinante con la campagna. Quello che è, si dice, il punto di maggiore povertà non solo dell'intero sud ovest del paese, ma di tutta l'Inghilterra. La nuova cultura che va nascendo fa da contrappeso alla tristezza. La sera se vuoi, a Bedminster, puoi andare a bere e ascoltare jazz dal vivo al Bocabar, un enorme spazio genere loft riattato da poco. Era un colorificio, ora è una geometria allegra di divani e tavoli, un brusìo di drink e chiacchiere. Nell'aria, la sensazione che tutto è appena incominciato e molto è da scoprire di quel che sta accadendo, intorno.

— UNA GRANDE MOSTRA —
Gli orrori della schiavitù
Fino alla fine del 2008, il British Empire&Commonwealth Museum (Clock Tower Yard, telefono 0044-117-9254980 - www.empiremuseum.co.uk) ospita una grande mostra in occasione dei 200 anni dall'abolizione della schiavitù: Breaking the Chains. La mostra, in 5 sezioni, esamina con documenti, foto, stampe, mappe, oggetti, filmati, la storia della schiavitù, i luoghi di cattura degli schiavi, i centri del commercio e le terre dove veniva usato il lavoro coatto. Ci si chiede inoltre se ancora esista la schiavitù.

Perché proprio a Bristol la mostra? La città, fin dall'epoca dei Romani era un importante porto sull'Avon che sfociava nel Severn e quindi nell'Atlantico. Fino al 1698 la Royal African Company, con sede a Londra, aveva il monopolio dei commerci con l'Africa. Bristol, che già trafficava in schiavi illegalmente, ottenne nel 1698 (insieme a Liverpool e Lancaster) di rompere il monopolio londinese. La prima nave che partì (ufficialmente) da Bristol per portare schiavi dall'Africa ai Caraibi fu la Beginning, apparteneva al ricco mercante Stephen Baker.

— COME ARRIVARE —
Bristol si trova sulla foce del fiume Avon a sudovest dell'Inghilterra. Ci si accede facilmente con qualunque mezzo perché è al centro di una vasta rete di comunicazioni. Da Londra il modo più economico per arrivare è con i pullman della Megabus, www.megabus.com, che raggiungono il centro di Bristol in 2 ore e mezza.
Voli: KLM (il sito) vola via Amsterdam da tutti gli aeroporti italiani serviti dalla compagnia, con tariffe a/r a partire da 199 euro più le tasse. EASYJET (il sito) offre comodi collegamenti diretti low cost tra l'Italia e Bristol, in partenza ogni giorno da Venezia, Roma Ciampino, Pisa e ultimamente anche da Milano Malpensa con tariffe di solo andata che partono da 26,99 euro, tasse incluse.

* Lisa Ginzburg vive e lavora tra Roma e Salvador de Bahia, in Brasile. Ha pubblicato numerosi libri, tra questi Colpi d'ala (Feltrinelli), Anita, storia di Anita Garibaldi (Edizioni E/O). Ha vinto nel 2003 il "Premio Donna Argentario" con il libro Desiderava la bufera.