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Antigua

Anima reggae a tutto lusso

Alla scoperta del piccolo eden delle Antille, l'isola dei ricordi della schiavitù e del nuovo luxury sauvage style. Con, sullo sfondo, un inizio di speculazione edilizia. Dweb

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All'alba dalle porte delle taverne ispaniche di St. Johns escono secchiate d'acqua e schiuma, per lavare i pavimenti di pietra dai vizi della notte appena trascorsa. Poi l'alba segna nel cielo il profilo delle colline vulcaniche, i sei semafori dell'isola riprendono a funzionare e in pochi istanti tutto diventa luce e vita.

Le strade che partono dalla piazza della piccola capitale di Antigua riflettono un violento bagliore, la vicina stazione dei bus brulica di minivan che scaricano persone e merci, le vie si popolano di neri dai vestiti variopinti e capelli scolpiti e colorati. E arriva subito il caldo.
Il caldo umido e appiccicoso che rende incantevolmente dolci banane e ananas (frutto simbolo dello Stato), ha fatto maturare per secoli le canne da zucchero della Betty's Hope, la più grande piantagione caraibica, costata la vita a migliaia di uomini.

"Il nostro passato è fatto di miseria, preghiera, schiavitù e grandi uomini", dichiara con solennità la maestra Celest ai piccoli alunni della sua classe. "Dal 1640 al 1834 la popolazione dell'isola era solamente composta da uomini schiavi provenienti dalle coste occidentali dell'Africa...", continua, mentre i 32 alunni nelle loro divise bianche e amaranto seguono il gesto della maestra che indica lo Stato del Ghana su una mappa appesa alla parete.

Celest è un'appassionata maestra elementare di 29 anni, ma è soprattutto pronipote di Prince Klass, eroe della patria, di professione schiavo, come ama dire lei. "Prince Klass organizzò la rivolta del 1736 e i suoi discendenti fondarono la cittadina di Liberta, la prima terra liberata dalla schiavitù", affema orgogliosa Celest, sistemandosi il cappellino di paglia bianca a fiocchi rosa sulla testa. E mentre saluta i ragazzi con un bel sorriso aggiunge: "Liberta è la città del dolce respiro. Dove i piedi nudi degli abitanti, calpestando le strade di terra, sussurrano ritmi africani".

Fino al 1971 l'economia di Antigua è stata deliberatamente sorretta da una sola monocultura: lo zucchero. Quando il prezzo dell'Antiguano (così era detto lo zucchero prodotto sull'isola) crollò abbattuto dalla concorrenza, lo Stato non trovò altro rimedio che chiudere le piantagioni e con esse scuole e ospedali dato che l'economia dell'isola non permetteva il loro mantenimento. Quello che però sembrava essere il triste epilogo di un popolo sfruttato, si rivelò l'inizio di un nuovo splendore.

[[ge:rep-locali:repubblica:117034231]]Pochi anni prima il governo Usa impose l'embargo al regime di Fidel Castro obbligando quindi i turisti americani a guardarsi intorno per cercare nuove mete. Fu così che un piccolo gruppo di milionari americani scoprì Antigua e vi fondò il Mill Reef Club, un complesso di case e spiagge private, che spianò la strada a un turismo esclusivo e riservato. "L'attività turistica dà lavoro a oltre il 60 per cento della popolazione e rappresenta l'80 per cento del Pil", racconta la guida del piccolo museo di Market Street.

"Tanto è cambiata la vita degli antiguani con l'arrivo dei turisti che, quando il governo decise di riavviare la produzione nella piantagione di canna alla fine degli anni Ottanta, nessuno si presentò per quel lavoro".
Nonostante Antigua oggi viva solo di turismo, camminando per le strade dell'isola non è frequente incontrare stranieri. I turisti di Antigua difficilmente lasciano la costa per conoscere il cuore dell'isola, e i locali dal canto loro non amano troppo il mare. Nel passare dalle ville di Galley Bay o dal forte Georgiano Nelson's Dockyard ai villaggi antiguani, si ha quasi l'impressione di vivere due mondi molto distanti tra loro.

Diverse sono le architetture, i colori, i servizi. E diversi anche il colore della pelle e la lingua. Come tutto possa convivere in armonia sulla stesso minuscolo fazzoletto di terra rimane un mistero, eppure qui ancora si respira un'aria sincera e franca, serena e opulenta come il succo e gli odori dei frutti e dei fiori tropicali dell'isola.

La verginità è forse il valore più grande di Antigua e questo infatti è ciò che gli imprenditori cercano di vendere, a metri quadri, sotto forma di case e lotti di terreno che si stanno ritagliando un po' ovunque in prossimità delle baie più lussureggianti o dei promontori con vista mozzafiato. "Lontano, riservato, sicuro", recita un grande cartello a bordo strada che pubblicizza l'imminente realizzazione di un complesso di ville a Jolly Bay. Eppure sono proprio questi tre aggettivi la chiave per capire il fascino del mercato immobiliare antiguano sugli investitori "occidentali". Nonostante i prezzi abbiano ormai raggiunto cifre da capogiro.

Ma per quanto tempo il paradiso venduto oggi rimarrà tale? "Il mattone ha superato per numeri il business del turismo e i prezzi delle case talvolta sono più alti che a Miami", confessa Mr. Goldberg, consulente immobiliare della Sands-Home, ma "le tasse sull'edilizia permettono allo Stato di creare nuove infrastrutture per i cittadini", anche se ancora non se ne vedono. Mentre nei numerosi cantieri si lavora a ritmo frenetico, gli isolani conducono una vita fatta di poche cose e molto riposo. Possono trascorrere ore distesi in veranda o seduti sul ciglio della strada ad aspettare. Ma non aspettano nessuno. E quando si stancano, sollevano il pollice e qualcuno li porta ad aspettare altrove.

Il sistema di trasposto locale è affidato all'autostop e a dei minivan privati che fermano ovunque su richiesta. In entrambi i casi è un'esperienza: interni di velluto, aria condizionata al massimo, musica reggae ad alto volume e guida sportiva. Garfield ha 26 anni, ha un negozio di vestiti a St. Johns e il suo tempo libero lo passa tra la taverna Wadadli (antico nome del popolo antiguano prima dell'arrivo di Colombo) e la sua auto cromata e blu. Sedili di pelle verde, un crocefisso a led luminosi sul cruscotto, una piccola tv che trasmette un concerto in memoria di Bob Marley e immancabilmente l'assetto ribassato che lui stesso ammette essere "un po' scomodo nelle strade sterrate dell'isola ma piace molto alle ragazze".

[[ge:rep-locali:repubblica:117034232]]Spirito reggae, abbigliamento rap, dreadlocks e aria arrogante sono i caratteri di Garfield e dei giovani antiguani. Mucchi di carcasse di auto parcheggiate nei giardini delle loro case (perché da auto diverse ne fanno una, personalizzata) e grandi casse stereo sulla veranda che danno musica e ritmo alle assolate e deserte strade del pomeriggio caraibico.

Nelle ore pomeridiane i villaggi sembrano privi di vita e il sole si ruba anche le ombre. Ovunque le chiome delle palme si elevano sul resto della vegetazione. E le foglie, che tremano con un bagliore vibrante e metallico nel cielo blu, sono l'unica cosa che si muove. Solo la rana degli alberi (a cui la locale magia nera attribuisce poteri afrodisiaci), col suo forte cicalio risveglia la vita dell'isola e, quando il sole già non fa più paura, le strade si ravvivano di gente ben vestita e profumata.

Capelli impomatati, aromi di colonia e cappelli a falde larghe a coprire i capi delle signore. Anche i più piccoli vestono elegante e se possono portano anche una cravatta sgargiante. Questo popolo vestito a festa va "a incontrare il Signore, tutti i giorni alla stessa ora", dice una mamma trascinandosi dietro i quattro figli e un grande sedere; entrambe le cose abbastanza tipiche da queste parti. Sotto un ampio tendone bianco e giallo a ridosso della strada che porta a Jolly Harbour un migliaio di persone si dà appuntamento tutte le sere per cantare al Signore e ascoltare la parola del pastore. "Mangiate verdure e meno carne, perché il Signore questo ci chiede, di amare il nostro corpo...", proclama il padre dall'alto di un palco tutto tappezzato di stoffa blu, "...e la Coca-Cola fa male. Perché credete si chiami coca...?".

Il pastore sicuramente sa come far presa sul suo pubblico visto che scroscianti applausi seguono la sua conclusione e accolgono le parole di un altro accorato pastore. La messa dura un paio d'ore tra canti e preghiere. Nel frattempo il crepuscolo si fa notte. E a queste latitudini la notte non sembra scendere ma piuttosto salire dalla terra. Le valli si perdono nell'ombra. Si accendono le stelle e le luci al neon delle taverne. Brilla il mare color indaco e brillano le spiagge, bianche come argento.