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Sull'onda del musical

'Ho visto dal vivo A Chorus Line. Sono andata a tutti gli altri spettacoli. Ho riso, ho pianto e cantato'.

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POCO tempo fa ho deciso di regalarmi una vacanza all’insegna del divertimento e dato che alcuni generi teatrali, in particolare il musical angloamericano, mi restituiscono la stessa magnifica sensazione di benessere e spensieratezza che si prova tra i 2 e i 5 anni nell'immergere la faccia nella torta al cioccolato, sono andata a New York per gustarmi le novità on e off Broadway e recuperare i grandi classici che avevo perso.

Il fato è dalla mia: rimettono in scena, dopo infiniti anni di pausa, A Chorus Line, che nonostante sia da sempre tra i miei preferiti non sono mai riuscita a vedere dal vivo (complice forse la considerevole distanza che intercorre tra la Quarantaduesima street e via del Pescaccio). Sconfiggo il jet leg e mi precipito. Straordinario. Seguo ogni passo, canticchio ogni brano di questa bella storia, che racconta un mestiere faticoso e a volte crudele, dedicata ai ballerini di fila, ai cantanti del coro, ai ruoli di contorno, indispensabili e invisibili, quelli che sostengono il lavoro della star ma non hanno mai un applauso per sé; in generale, a chiunque lavori duramente per realizzare un sogno che nella maggior parte dei casi non si avvera.

È su quest'ultima considerazione che scoppio in un pianto rumoroso e incontenibile.E mi vergogno moltissimo. La signora accanto mi guarda in cagnesco. È evidente che questo non è ancora il punto in cui è previsto che si pianga. Cerco di soffocare i singhiozzi. Mi lagnucchio fastidiosa fino alla fine. Esco devastata. Tento un recupero il giorno dopo con una novità adrenalinica: Spring awakening, spettacolo rocchettaro che narra amori e confusioni di un gruppo di adolescenti e che ha spopolato negli ultimi due anni.

Effettivamente è fortissimo. E gli interpreti nonostante la giovane età sono attori navigati e cantanti sopraffini che ogni sera ce la stramettono tutta. E mi fa proprio piacere pensare che a nessuno verrà mai in mente di chiedere a uno di questi ragazzi di scegliere una buona volta tra i due mestieri, che qui se hai delle capacità ti guardano con ammirazione e non con sospetto e che questi fiori appena sbocciati siano stati premiati con un successo a Broadway… e allora perché piango di nuovo!

Il talento mi commuove. Ma forse c’ho io delle turbe va' a sapere. Giorno tre: Les Miserables. Capolavoro indescrivibile, trionfo di tenori ma anche di falsetti leggeri e celestiali voci flautate. Le prime note di Fantine morente accompagnano la mia rapida inesorabile discesa nell'ade. Non ho un fazzoletto. Sacrifico il foulard.

Domenica pomeriggio, certa che non nasconda insidia alcuna, mi gioco la rassicurante carta Disney: Mary Poppins, che male può fare? E infatti, a parte dei piccoli dissapori con una moltitudine di seienni caciaroni davanti a me e una coppia di giuggioloni adulti che commenta ogni singola battuta, diciamo che la pillola va giù. Mary è incantevole: neanche a dirlo danza divinamente canta come un usignolo e ha il fisico di una top model. Tutto fila liscio fino all’epilogo, quando Mary apre il suo ombrellino, fa un bel sorriso e vola. Mary vola. Non da quinta a quinta con i ganci e i contrappesi, no. Vola sulla platea, fino su in piccionaia e il trucco non si vede (perciò per me e per i circa duemila bambini presenti quel pomeriggio, e nessuno ce lo toglierà mai dalla testa, Mary ha volato veramente). E tutti, indigeni e turisti, grandi e piccini, esclamiamo «oooh”!» nella stessa lingua. Non lo credevo possibile, non avevo mai sentito veramente qualcuno esclamare «oooh! » se non nei film o nelle canzoni, ma mai sul serio (ho sentito spesso «aho!» qui dalle mie parti, ma ha tutto un altro significato). Beh, sono così contenta che... ci risiamo, ho gli occhi lucidi. Improvviso dei patetici colpetti di tosse, per sciogliere il nodo alla gola, asciugo le guance e tento di fermare il labbro inferiore ormai incontrollabile. Niente da fare. Forse mi hanno colpita i grandi mezzi, la gioia di uno stupore autentico, forse ho avuto di nuovo 5 anni o forse devo farmi vedere da uno bravo. Ma con ogni probabilità ha semplicemente ragione Filumena Marturano: 'Comm'è bello chiagnere!'