Quando si parla di viaggio negli Stati Uniti, viene in mente il capolavoro di Jack Kerouac, On the Road, vangelo della Beat Generation, pubblicato in America proprio cinquanta anni fa. Molto è stato scritto nel 2007 su questo anniversario, pochi, comunque hanno ricordato che, quel viaggio, iniziò esattamente sessanta anni fa, almeno per quello che scrisse lo stesso autore: «...ci mettemmo d’accordo per andare nel West, una volta o l’altra. Era l’inverno del 1947». Il protagonista del romanzo, per attraversare gli Stati Uniti, usò tutti i mezzi di trasporto a disposizione per chi non volesse spendere un centesimo o pocchissimo: treni merci, autostop, macchine scassate di amici, autobus di linea. L’eroe di On the Road prende spesso l’autobus per spostamenti più o meno lunghi e, oltre al viaggio, descrive le stazioni che, in America, sono sempre e ovunque un vero e proprio mondo a parte dove si trova di tutto: vagabondi, ubriachi, piazzisti, imbroglioni, ragazze di provincia che vanno in città a cercare fortuna, soldati che tornano a casa in licenza. Il protagonista, nelle stazioni degli autobus, va a prendere amici che vengono da lontano o va a dar loro un addio (forse per sempre), abborda ragazze, acquista biglietti per un viaggio, deposita valigie nella cassetta di sicurezza. Kerouac cita l’autobus (e la stazione) complessivamente una ventina di volte nel romanzo; la Greyhound (che non è l’unica linea negli Usa), viene citata invece esattamente tre volte.