Per alcuni è un piacere a cui non si può rinunciare. C’è chi non può vivere senza mangiarne e c’è chi vive per crearlo. Per qualcuno infatti il cioccolato è anche un mestiere o forse un’arte. Maestri del gusto, che s’impegnano ogni giorno per trovare quel sapore perfetto, per inventare quel cioccolatino nuovo con cui stupirci. Saperlo scegliere, degustare, creare. C’è una scuola vicino Perugia, la città dell'ormai famosissimo festival del cioccolato "Eurochocolate", dove tutto questo si può imparare, anche senza il bisogno di essere per forza dei professionisti, anche solo per curiosità, per la voglia di scoprire tutti i segreti che il cioccolato nasconde.
E’ proprio in questa scuola in Umbria che è stato girato “Lezioni di cioccolato”, protagonista Neri Marcoré, che ci racconta la sua esperienza: "Nel film sono un esperto cioccolatiere che insegna come fare il cioccolato. E’ un personaggio molto divertente, una specie di guru o di filosofo per cui il suo mestiere è un arte, e ogni volta che crea è quasi come fosse un rito. Oltre ad essere maestro di pasticceria è una sorta di maestro di vita". Che fosse un attore in grado di cimentarsi nei ruoli più diversi lo avevamo capito. Nella sua carriera, tra cinema è tv, lo abbiamo visto passare da ruoli drammatici a quelli comici, dalle esilaranti imitazioni di Fassino e Zapatero alla toccante interpretazione di Papa Luciani.
Però questa è la prima volta in cui Marcorè ha dovuto mettere alla prova anche le sue capacità manuali. "Vengo da una famiglia di artigiani", racconta, "mio babbo faceva il falegname, come mio nonno. Anche a me sarebbe andato il mestiere di falegname, mi sono sempre piaciuti i lavori manuali". Ma fare il cioccolato è un’altra cosa. Per questo prima dell’inizio delle riprese ha dovuto prendere lezioni: "Sono stato aiutato da Napoleone, un maestro della scuola della Perugina"confessa, "è da lui che ho imparato il temperaggio, il procedimento attraverso il quale si scioglie il cioccolato e poi si porta a 29° gradi, la temperatura giusta per metterlo negli stampini e aspettare che si solidifichi".
[[ge:rep-locali:repubblica:117035055]] Questa però è solo metà dell'opera, ci spiega: "Così ottieni il cioccolatino rovesciato e vuoto. A quel punto va riempito, con il liquore, il cioccolato bianco, la granella di nocciola o quello che vuoi. Però penso ci vorrebbe un limite, oggi c’è il cioccolato al peperoncino, al sale, alla cannella... A me le cose strane non convincono". La storia del film, costruita attorno alla Perugina, marchio d’eccellenza del territorio umbro, è stata ambientata in alcuni luoghi famosi della regione, da Perugia ad Assisi, da Narni a Spoleto, posti nei quali Marcoré ha legato dei ricordi: "Con gli amici, quando facevo il militare ad Orvieto, d’estate o durante i congedi, andavamo in giro nei paesi vicini. E’ così che ho scoperto l’Umbria, una regione meravigliosa dove ho tanti amici sparsi e dove vado spesso.
A Terni invece c’ero già stato per le riprese di papa Luciani. Tornarci per "Lezioni di Cioccolato" mi ha molto emozionato». Alcune scene invece sono state girate in angoli della regione particolarmente suggestivi ma meno conosciuti, come il bellissimo Castello dei Cavalieri di Malta a Magione, o il borgo medievale di Panicale, paesino abbarbicato in cima ad una collina. Gran parte delle riprese si sono svolte all’interno della Scuola del Cioccolato della Perugina, una location perfetta per un’esperienza unica e affascinante, anche per un attore. "Il bello del mio mestiere", ammette Marcorè, "è che ti permette di vedere posti in cui magari non andresti mai, come una fabbrica del cioccolato, luogo assolutamente da non perdere. Mi ha sorpreso come ognuno abbia il suo compito preciso, come sistemare la nocciola proprio al centro dei cioccolatini e con cura aggiustarla finché non è perfetta. E' una catena di montaggio, ma è affascinate e mi ha fatto sorridere, facendomi ripensare a Charlie Chaplin di Tempi Moderni". Ma la storia che per eccellenza ha saputo raccontare con maggior ingegno e fantasia questo mondo resta sicuramente lo straordinario "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato".
Tanto è piaciuta che al cinema ne sono state fatte ben due versioni, quella del '71 con Gene Wilder e la seconda con Johnny Depp. D’altronde che al cinema piaccia il cioccolato non è una novità. Sono davvero tante le storie che lo hanno celebrato o che hanno cercato di raccontarne il potere misterioso: dal messicano "Come l’acqua per il cioccolato" al francese “Grazie per la cioccolata", dal cubano "Fragola e cioccolato” a "Chocolat", il preferito di Neri Marcorè: "C’è un indimenticabile Juliette Binoche che, in un paesino della Francia, apre un raffinato negozio di cioccolata. Tutti la guardano con sospetto ma lei prepara con le sue mani delle cose meravigliose che lasciano chi le assaggia senza parole. Diciamo che io in “Lezioni di Cioccolato” sono un po’ come lei. Be’, forse lei ha giusto un pizzico di fascino in più». E prima di lasciarci, dulcis in fundo, per vedere se Marcorè è diventato davvero un esperto in materia, ci facciamo consigliare un vino da abbinare alla degustazione del cioccolato.
"Non me ne intendo un granché", confessa il comico, "forse con il dolce andrei per contrasto e sceglierei un vino secco o magari la grappa alla cannella che produce il mio amico Luciano, davvero buonissima".
E’ proprio in questa scuola in Umbria che è stato girato “Lezioni di cioccolato”, protagonista Neri Marcoré, che ci racconta la sua esperienza: "Nel film sono un esperto cioccolatiere che insegna come fare il cioccolato. E’ un personaggio molto divertente, una specie di guru o di filosofo per cui il suo mestiere è un arte, e ogni volta che crea è quasi come fosse un rito. Oltre ad essere maestro di pasticceria è una sorta di maestro di vita". Che fosse un attore in grado di cimentarsi nei ruoli più diversi lo avevamo capito. Nella sua carriera, tra cinema è tv, lo abbiamo visto passare da ruoli drammatici a quelli comici, dalle esilaranti imitazioni di Fassino e Zapatero alla toccante interpretazione di Papa Luciani.
Però questa è la prima volta in cui Marcorè ha dovuto mettere alla prova anche le sue capacità manuali. "Vengo da una famiglia di artigiani", racconta, "mio babbo faceva il falegname, come mio nonno. Anche a me sarebbe andato il mestiere di falegname, mi sono sempre piaciuti i lavori manuali". Ma fare il cioccolato è un’altra cosa. Per questo prima dell’inizio delle riprese ha dovuto prendere lezioni: "Sono stato aiutato da Napoleone, un maestro della scuola della Perugina"confessa, "è da lui che ho imparato il temperaggio, il procedimento attraverso il quale si scioglie il cioccolato e poi si porta a 29° gradi, la temperatura giusta per metterlo negli stampini e aspettare che si solidifichi".
[[ge:rep-locali:repubblica:117035055]] Questa però è solo metà dell'opera, ci spiega: "Così ottieni il cioccolatino rovesciato e vuoto. A quel punto va riempito, con il liquore, il cioccolato bianco, la granella di nocciola o quello che vuoi. Però penso ci vorrebbe un limite, oggi c’è il cioccolato al peperoncino, al sale, alla cannella... A me le cose strane non convincono". La storia del film, costruita attorno alla Perugina, marchio d’eccellenza del territorio umbro, è stata ambientata in alcuni luoghi famosi della regione, da Perugia ad Assisi, da Narni a Spoleto, posti nei quali Marcoré ha legato dei ricordi: "Con gli amici, quando facevo il militare ad Orvieto, d’estate o durante i congedi, andavamo in giro nei paesi vicini. E’ così che ho scoperto l’Umbria, una regione meravigliosa dove ho tanti amici sparsi e dove vado spesso.
A Terni invece c’ero già stato per le riprese di papa Luciani. Tornarci per "Lezioni di Cioccolato" mi ha molto emozionato». Alcune scene invece sono state girate in angoli della regione particolarmente suggestivi ma meno conosciuti, come il bellissimo Castello dei Cavalieri di Malta a Magione, o il borgo medievale di Panicale, paesino abbarbicato in cima ad una collina. Gran parte delle riprese si sono svolte all’interno della Scuola del Cioccolato della Perugina, una location perfetta per un’esperienza unica e affascinante, anche per un attore. "Il bello del mio mestiere", ammette Marcorè, "è che ti permette di vedere posti in cui magari non andresti mai, come una fabbrica del cioccolato, luogo assolutamente da non perdere. Mi ha sorpreso come ognuno abbia il suo compito preciso, come sistemare la nocciola proprio al centro dei cioccolatini e con cura aggiustarla finché non è perfetta. E' una catena di montaggio, ma è affascinate e mi ha fatto sorridere, facendomi ripensare a Charlie Chaplin di Tempi Moderni". Ma la storia che per eccellenza ha saputo raccontare con maggior ingegno e fantasia questo mondo resta sicuramente lo straordinario "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato".
Tanto è piaciuta che al cinema ne sono state fatte ben due versioni, quella del '71 con Gene Wilder e la seconda con Johnny Depp. D’altronde che al cinema piaccia il cioccolato non è una novità. Sono davvero tante le storie che lo hanno celebrato o che hanno cercato di raccontarne il potere misterioso: dal messicano "Come l’acqua per il cioccolato" al francese “Grazie per la cioccolata", dal cubano "Fragola e cioccolato” a "Chocolat", il preferito di Neri Marcorè: "C’è un indimenticabile Juliette Binoche che, in un paesino della Francia, apre un raffinato negozio di cioccolata. Tutti la guardano con sospetto ma lei prepara con le sue mani delle cose meravigliose che lasciano chi le assaggia senza parole. Diciamo che io in “Lezioni di Cioccolato” sono un po’ come lei. Be’, forse lei ha giusto un pizzico di fascino in più». E prima di lasciarci, dulcis in fundo, per vedere se Marcorè è diventato davvero un esperto in materia, ci facciamo consigliare un vino da abbinare alla degustazione del cioccolato.
"Non me ne intendo un granché", confessa il comico, "forse con il dolce andrei per contrasto e sceglierei un vino secco o magari la grappa alla cannella che produce il mio amico Luciano, davvero buonissima".