Per decenni la città di Zhong Dian, nell'estremo nord della provincia cinese dello Yunnan, è stata chiusa ai viaggiatori: la strada che l'attraversa tagliando in due il centro porta, dopo 150 chilometri, al confine con il Tibet, che Pechino considerava zona strategica. Alla metà degli anni Novanta il governo decise altrimenti: Zhong Dian e le praterie circostanti, circondate dalle vette della catena himalaiana che si spingono a settemila metri, non solo cessarono di essere off limits, ma all'improvviso le si volle sviluppare come località turistiche.
La regione venne ribattezzata ufficialmente Shangri-La(in tibetano significa "Paradiso in terra"), con l'intento propagandistico di dare corpo a un mito creato negli anni Trenta dallo scrittore statunitense James Hilton, autore del romanzo Orizzonte perduto ambientato appunto nell'immaginaria valle idilliaca di Shangri-La, e di attirare in questo remoto angolo di Cina quanti più visitatori possibile.
L'operazione ha funzionato, tanto che da poco la catena alberghiera Banyan Tree ha inaugurato a Zhong Dian uno dei lodge più belli dello Yunnan e probabilmente di tutta la Cina, il Ringha: 32 antiche case tibetane in legno e pietra smontate pezzo per pezzo e ricostruite a pochi chilometri dal centro, a quota 3.600 metri, in posizione panoramica al centro di una valle deserta, e arredate con mobili Qing alternati a pezzi minimalisti. Due ristoranti, anch'essi affacciati sulla valle, servono le specialità della provincia cucinate a regola d'arte, e nella tea lounge viene preparato l'eccellente tè dello Yunnan secondo la cerimonia tradizionale. Dopo una giornata trascorsa in città (dominata dallo spettacolare monastero tibetano Songzanlin, fondato nel 1679), o esplorando le valli a piedi o a cavallo, ci si può rilassare nella spa con un massaggio o con il gui-shi, la versione locale della terapia con ciottoli di fiume caldi.
[[ge:rep-locali:repubblica:117035347]]
Sempre in Yunnan, la stessa catena ha aperto un secondo lodge alla periferia di Lijiang, un borgo di pietra medievale ridipinto e restaurato di fresco in modo non particolarmente ortodosso per attirare i nuovi viaggiatori cinesi. Alcuni coraggiosi lo hanno paragonato a Venezia per via dei canali che corrono lungo i viottoli del centro storico. Il Banyan Tree Lijiang è un complesso di 55 ville indipendenti, ciascuna circondata da un ampio giardino con una vasca idromassaggio privata dalla quale si ammirano, all'orizzonte, i 5.500 metri del picco innevato del Drago di Giada.
Le ville, che uniscono il minimalismo occidentale e l'armonia delle linee Ming, sono arredate in modo impeccabile: grandi letti alla giapponese, bagni in marmo, tek e pietra, mobili in legno laccato, pavimenti di tek. L'atmosfera è opportunamente zen, la spa offre tutti i trattamenti che hanno reso celebre la catena Banyan Tree, i due ristoranti servono una gran varietà di specialità cinesi e il personale organizza trekking e passeggiate guidate a cavallo nei boschi. I lodge Banyan Tree possono essere prenotati tramite il tour operator I viaggi dell'elefante (www.viaggidellelefante.it, tel. 06.6051.3000). La camera doppia con colazione parte da 275 euro a Zhong Dian e da 350 euro a Lijiang (www.banyantree.com).
La regione venne ribattezzata ufficialmente Shangri-La(in tibetano significa "Paradiso in terra"), con l'intento propagandistico di dare corpo a un mito creato negli anni Trenta dallo scrittore statunitense James Hilton, autore del romanzo Orizzonte perduto ambientato appunto nell'immaginaria valle idilliaca di Shangri-La, e di attirare in questo remoto angolo di Cina quanti più visitatori possibile.
L'operazione ha funzionato, tanto che da poco la catena alberghiera Banyan Tree ha inaugurato a Zhong Dian uno dei lodge più belli dello Yunnan e probabilmente di tutta la Cina, il Ringha: 32 antiche case tibetane in legno e pietra smontate pezzo per pezzo e ricostruite a pochi chilometri dal centro, a quota 3.600 metri, in posizione panoramica al centro di una valle deserta, e arredate con mobili Qing alternati a pezzi minimalisti. Due ristoranti, anch'essi affacciati sulla valle, servono le specialità della provincia cucinate a regola d'arte, e nella tea lounge viene preparato l'eccellente tè dello Yunnan secondo la cerimonia tradizionale. Dopo una giornata trascorsa in città (dominata dallo spettacolare monastero tibetano Songzanlin, fondato nel 1679), o esplorando le valli a piedi o a cavallo, ci si può rilassare nella spa con un massaggio o con il gui-shi, la versione locale della terapia con ciottoli di fiume caldi.
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Sempre in Yunnan, la stessa catena ha aperto un secondo lodge alla periferia di Lijiang, un borgo di pietra medievale ridipinto e restaurato di fresco in modo non particolarmente ortodosso per attirare i nuovi viaggiatori cinesi. Alcuni coraggiosi lo hanno paragonato a Venezia per via dei canali che corrono lungo i viottoli del centro storico. Il Banyan Tree Lijiang è un complesso di 55 ville indipendenti, ciascuna circondata da un ampio giardino con una vasca idromassaggio privata dalla quale si ammirano, all'orizzonte, i 5.500 metri del picco innevato del Drago di Giada.
Le ville, che uniscono il minimalismo occidentale e l'armonia delle linee Ming, sono arredate in modo impeccabile: grandi letti alla giapponese, bagni in marmo, tek e pietra, mobili in legno laccato, pavimenti di tek. L'atmosfera è opportunamente zen, la spa offre tutti i trattamenti che hanno reso celebre la catena Banyan Tree, i due ristoranti servono una gran varietà di specialità cinesi e il personale organizza trekking e passeggiate guidate a cavallo nei boschi. I lodge Banyan Tree possono essere prenotati tramite il tour operator I viaggi dell'elefante (www.viaggidellelefante.it, tel. 06.6051.3000). La camera doppia con colazione parte da 275 euro a Zhong Dian e da 350 euro a Lijiang (www.banyantree.com).