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Altaquota

Doccia di cherosene

Anche nella remota ipotesi di un aereo in avaria, non ci sono pericoli di essere colpiti dal carburante scaricato durante il volo. Ecco perché. I Viaggi

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Fin dai tempi della prima crisi petrolifera l'industria aeronautica ha messo in atto una serie di strategie, dalla progettazione degli aerei alle loro modalità di impiego, tese a contenere il consumo di carburante, e il continuo aumento del prezzo del barile di greggio spinge oggi ad affinare ulteriormente le armi in questa direzione. Ma c'è un caso in cui tutti questi sforzi vengono bellamente ignorati e il carburante, il preziosissimo carburante, viene letteralmente buttato via a fiumi: è la remota (a me in vent'anni e passa non è mai capitata) possibilità di un guasto che costringe a tornare all'aeroporto dal quale si è appena decollati.

Un jet di linea ha un peso massimo al decollo più alto di quello consentito all'atterraggio: non si tratta di un errore o di una leggerezza dei progettisti, ma semplicemente del fatto che quando, dopo ore di volo, l'aereo atterra si è normalmente alleggerito del carburante bruciato e costruirgli un carrello adatto a sopportare un peso che non c'è più sarebbe cosa inutile e costosa.

Se c'è un'urgenza reale, come un motore che brucia, non si sta tanto a guardare per il sottile e si sceglie il male minore: benché in sovrappeso, si torna giù il prima possibile, accettando il rischio di danneggiare il carrello o le gomme in nome della sicurezza dei passeggeri, ma se il guasto consente di pianificare un'attesa, allora si procede allo scarico del carburante in sovrappiù.

Naturalmente bisogna organizzare le cose in modo da limitare l'impatto ambientale e da evitare danni alla popolazione. L'intera procedura viene coordinata attentamente con gli enti di controllo, che istruiscono l'aereo a raggiungere una zona disabitata, in genere sul mare, e dove non ci siano altri aerei in volo, salendo a una quota (sui tremila metri) che consenta al cherosene che viene buttato via di vaporizzare prima di raggiungere il suolo. Mentre vola verso questa zona, l'equipaggio calcola con esattezza il quantitativo di carburante da scaricare e, una volta raggiuntala, inizia le operazioni di "fuel dump", terminate le quali si può finalmente tornare all'aeroporto dal quale si era partiti.

Non c'è dunque il pericolo che tanti, soprattutto se vivono nelle vicinanze degli aeroporti, temono di ritrovarsi a una sgradevole (e pericolosissima) doccia di cherosene.

Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali