Viaggi

Altaquota

Il virus a bordo

Passeggeri con la mascherina, aerei che sembrano corsie d'ospedale. E' successo con l'allarme Sars e adesso con la febbre suina. La prudenza non è mai troppa, ma l'aria che si respira a bordo è soggetta a frequenti 'ripuliture'

1 minuti di lettura
CI SONO dei periodi in cui a bordo sembra di essere in una corsia d'ospedale invece che su un aereo. E' successo nel 1997, poi ancora nel 2003 e infine in questa primavera del 2009: influenza aviaria la prima volta, SARS dopo e febbre suina ora. Oggi come allora, il terrore della malattia spinge molta gente a volare solo se strettamente necessario, e comunque affidandosi alla protezione di una mascherina filtrante, come i medici e gli infermieri di un reparto di malattie infettive.

Ora, è vero che la prudenza non è mai troppa, e che in questi casi è sempre meglio una precauzione in più che una in meno, ma forse un po' di esagerazione c'è, perché l'aria che si respira a bordo, anche se "riciclata" per diminuire i consumi di carburante, non è mai particolarmente viziata. Infatti i circuiti di ricircolo sono protetti da filtri in grado di ripulire adeguatamente l'aria che li attraversa, e poi c'è sempre la possibilità, se proprio lo si vuole, di escludere del tutto questi ventilatori, velocizzando così il ricambio.

Insomma, ci sono luoghi più a rischio di contagio di una cabina di aereo, basti pensare a certi treni per pendolari, alla metropolitana nelle ore di punta o a un cinemino particolarmente affollato. Certo, se il portatore, più o meno sano, della malattia è proprio il tizio che ha continuato a tossire per tutto il volo al quale il destino ha assegnato il posto accanto al vostro, allora qualche pericolo magari c'è davvero, ma come regola generale gli esperti sono concordi nell'affermare che volare non costituisca attività particolarmente pericolosa da questo punto di vista.

Diverso il discorso, invece, per quello che riguarda la propagazione del morbo: la facilità con la quale oggi si può arrivare all'altro capo del mondo in poco più di ventiquattro ore piace senz'altro a chi viaggia, ma è evidentemente apprezzata anche dai virus, passeggeri senza biglietto dei passeggeri paganti. Questo giustifica lo spiegamento di forze messo in campo negli aeroporti intercontinentali per individuare questi estemporanei "clandestini", e spiega anche perché ogni epidemia sia chiamata al giorno d'oggi pandemia.