Al posto del vecchio Café de Cluny, dove Walter Benjamin conversava con Raymond Aron, c'è adesso il ristorante di una catena finto italiana. Fasulla a cominciare dell'insegna: Pizza del Arte. Sic. Anzi, sigh. Piazza della Sorbona: là dove c'era la gloriosa libreria Puf (Presses Universitaires de France) ora trovi un'oscena jeanseria. Mentre un'altra famosa libreria, Le Divan - accanto alla chiesa di Saint-Germain- des-Prés - è stata assassinata con più eleganza: l'ha rimpiazzata una boutique di Dior. Il Quartiere latino si muove ancora? Si chiedeva qualche giorno fa il Nouvel Observateur in un allarmato dossier sullo snaturamento commerciale degli arrondissement - il 5 e 6 - che furono di Sartre e Boris Vian, di Marguerite Duras e Juliette Gréco, dei beat e dei situazionisti.
Ironico contrappasso, le strade da cui quarant'anni fa partiva la rivoluzione del '68 sono oggi un'apoteosi della merce, dell'avidità speculativa, dell'arroganza e del cinismo bottegaio. Da rosse a rosa shopping. Le librerie chiudono. Diminuiscono case editrici, cinema, negozi di dischi. Antiche scuole, istituti universitari e di ricerca si trasferiscono fuori città. La brulicante vita studentesca che per secoli aveva configurato il Quartier Latin è oggi sempre meno visibile. A farla da padrona è la Wehrmacht dei turisti. Ubiqua. Perduta da tempo la propria centralità intellettuale, la Rive gauche rischia ora di perdere anche la faccia. Non c'è da stupirsi. "La vecchia Parigi non è più. La forma d'una città cambia, ahimè, più in fretta del cuore di un mortale" si lamentava già Baudelaire. E, nella letteratura francese, l'elegia metropolitana costituisce quasi un genere a sé. Il denaro ha creato il mito di Parigi "capitale del XIX secolo", quella dei grandi magazzini, dei passages, delle expo universali. Il denaro continua a rimodellarla a suo piacimento. O quasi. Nel Quartiere latino sta un terzo di tutte le librerie parigine: 147 negozi. Ma solo un venti per cento dei librai sono proprietari dei muri. Gli altri, a ogni rinnovo di contratto, temono di non farcela a star dietro agli aumenti. Una libreria rende venti volte meno di una boutique di prêt-à-porter. Ecco perché cambia, il Quartier. Un posto dove un metro quadrato vale ottomila euro. È il capitalismo, bellezza. E la politica ci mette timidamente una pezza.
Leggi sono state varate affinché le amministrazioni locali abbiano un diritto di prelazione sui contratti. A un'agenzia a partecipazione pubblica è stato affidato il compito di salvaguardare la "differenziazione commerciale" del Quartiere latino: per conto del Comune, riacquista le superfici e le riaffitta a prezzo e cliente di sua scelta. Ma contrastare l'offensiva delle jeanserie pigliatutto non sarà uno scherzo. La colpa non è tutta del mercato feroce predatore. Ma di chi, per anni, gli ha lasciato campo libero. Parigi non fa eccezione. Subisce lo stesso destino di tante metropoli europee, da Praga a Barcellona, da Roma a Bruxelles: in assenza di serie politiche urbane, i centri storici si svuotano, diventano gusci privi di vita e radici, larve burocratico-commerciali, morte cattedrali degli affari, del consumo, del turismo.
Nel Quartiere latino ci sono ancora 263 case editrici, 42 cinema, 150 gallerie d'arte. Nel Quinto e Sesto arrondissement vive la più alta concentrazione di laureati di Parigi e della Francia - ricorda il Nouvel Observateur. Alti quadri, professionisti, professori, artisti, funzionari, giornalisti. Ma, intanto, le vecchie istituzioni del sapere abbandonano la Rive gauche. Nel '76 la prima a delocalizzarsi fuori città fu la gloriosa École Polytechnique. Altre scuole seguirono. Oggi potrebbe toccare alla non meno prestigiosa École des hautes études en sciences sociales. La storica sede di boulevard Raspail dev'essere temporaneamente sgomberata perché la ripuliscano dall'amianto. Una nuova collocazione in periferia era stata già decisa. I ricercatori però si sono opposti, temendo che quella sistemazione, presentata come provvisoria, finisse col diventare definitiva. Probabilmente l'Ehess riceverà asilo dentro Parigi.
Sperando di non ritrovare il vecchio palazzo trasformato in una banca, un hotel, o nel quartier generale d'un guru della moda. Il 9 marzo si vota il sindaco e il socialista Bertrand Delanoë parte favorito per una riconferma. Ma nell'epoca del sarkozysmo c'è da aspettarsi di tutto.
Ironico contrappasso, le strade da cui quarant'anni fa partiva la rivoluzione del '68 sono oggi un'apoteosi della merce, dell'avidità speculativa, dell'arroganza e del cinismo bottegaio. Da rosse a rosa shopping. Le librerie chiudono. Diminuiscono case editrici, cinema, negozi di dischi. Antiche scuole, istituti universitari e di ricerca si trasferiscono fuori città. La brulicante vita studentesca che per secoli aveva configurato il Quartier Latin è oggi sempre meno visibile. A farla da padrona è la Wehrmacht dei turisti. Ubiqua. Perduta da tempo la propria centralità intellettuale, la Rive gauche rischia ora di perdere anche la faccia. Non c'è da stupirsi. "La vecchia Parigi non è più. La forma d'una città cambia, ahimè, più in fretta del cuore di un mortale" si lamentava già Baudelaire. E, nella letteratura francese, l'elegia metropolitana costituisce quasi un genere a sé. Il denaro ha creato il mito di Parigi "capitale del XIX secolo", quella dei grandi magazzini, dei passages, delle expo universali. Il denaro continua a rimodellarla a suo piacimento. O quasi. Nel Quartiere latino sta un terzo di tutte le librerie parigine: 147 negozi. Ma solo un venti per cento dei librai sono proprietari dei muri. Gli altri, a ogni rinnovo di contratto, temono di non farcela a star dietro agli aumenti. Una libreria rende venti volte meno di una boutique di prêt-à-porter. Ecco perché cambia, il Quartier. Un posto dove un metro quadrato vale ottomila euro. È il capitalismo, bellezza. E la politica ci mette timidamente una pezza.
Leggi sono state varate affinché le amministrazioni locali abbiano un diritto di prelazione sui contratti. A un'agenzia a partecipazione pubblica è stato affidato il compito di salvaguardare la "differenziazione commerciale" del Quartiere latino: per conto del Comune, riacquista le superfici e le riaffitta a prezzo e cliente di sua scelta. Ma contrastare l'offensiva delle jeanserie pigliatutto non sarà uno scherzo. La colpa non è tutta del mercato feroce predatore. Ma di chi, per anni, gli ha lasciato campo libero. Parigi non fa eccezione. Subisce lo stesso destino di tante metropoli europee, da Praga a Barcellona, da Roma a Bruxelles: in assenza di serie politiche urbane, i centri storici si svuotano, diventano gusci privi di vita e radici, larve burocratico-commerciali, morte cattedrali degli affari, del consumo, del turismo.
Nel Quartiere latino ci sono ancora 263 case editrici, 42 cinema, 150 gallerie d'arte. Nel Quinto e Sesto arrondissement vive la più alta concentrazione di laureati di Parigi e della Francia - ricorda il Nouvel Observateur. Alti quadri, professionisti, professori, artisti, funzionari, giornalisti. Ma, intanto, le vecchie istituzioni del sapere abbandonano la Rive gauche. Nel '76 la prima a delocalizzarsi fuori città fu la gloriosa École Polytechnique. Altre scuole seguirono. Oggi potrebbe toccare alla non meno prestigiosa École des hautes études en sciences sociales. La storica sede di boulevard Raspail dev'essere temporaneamente sgomberata perché la ripuliscano dall'amianto. Una nuova collocazione in periferia era stata già decisa. I ricercatori però si sono opposti, temendo che quella sistemazione, presentata come provvisoria, finisse col diventare definitiva. Probabilmente l'Ehess riceverà asilo dentro Parigi.
Sperando di non ritrovare il vecchio palazzo trasformato in una banca, un hotel, o nel quartier generale d'un guru della moda. Il 9 marzo si vota il sindaco e il socialista Bertrand Delanoë parte favorito per una riconferma. Ma nell'epoca del sarkozysmo c'è da aspettarsi di tutto.