Millenovecentosessanta, esterno giorno, un forestiero si aggira per le strade dell'antica città barocca. È Gabriele Ferzetti, Sandro, protagonista de L'Avventura di Michelangelo Antonioni. Davanti al sagrato di una chiesa chiede del museo. Un museo e per quali turisti? Gli fanno capire che da queste parti i turisti non sono graditi. Da allora le cose sono molto cambiate. La consapevolezza del patrimonio è aumentata, le pensioncine sono sparse dappertutto, i turisti arrivano a frotte, i restauri avanzano. Il museo non c'è, ma Noto, il suo cuore barocco, il giardino di pietra - secondo la felice definizione di Cesare Brandi - è davvero un museo in sé.
Il restauro della Cattedrale, riaperta lo scorso giugno dopo il crollo del 1996, pur con le inevitabili polemiche su tecniche e materiali, è stato un successo. Oggi appare tutta linda, forse troppo, alcuni lavori continuano ma il più è fatto. Almeno dall'esterno, il giardino - chiese, monasteri, palazzi, scalinate, capitelli, fregi, in perenne work in progress - è rimesso a nuovo, in giro si vedono meno impalcature e cantieri aperti.
[[ge:rep-locali:repubblica:117035639]]Ma Noto non è solo il suo formidabile barocco. È il territorio attorno, la fascia marina e la zona montana. Lo si realizza risalendo la valle del fiume Asinaro, tra agrumeti e mandorleti, per spingersi fino a Noto Antica, davanti a ciò che resta delle sue mura ciclopiche, del castello, di oratori e palazzi. In fondo tutto è partito da qui, dal terremoto che nel 1693 rase al suolo buona parte della Sicilia sud-orientale e spinse i signori del tempo a ricostruire un'altra città più a valle, urbanisticamente tutta ortogonale, come un sontuoso palcoscenico affacciato sul mare all'orizzonte. Lo si capisce spostandosi verso il mare, uno dei più puliti d'Italia secondo Legambiente, scoprendo i tratti di costa preservati.
[[ge:rep-locali:repubblica:117035640]]Questo è il momento giusto per visitare l'Oasi faunistica di Vendicari, prima che d'estate arrivino le schiere di bagnanti che, malgrado gli sforzi dei forestali, tendono a usarla come una grande spiaggia. E per osservare gli uccelli in migrazione che sostano qui tra dune, pantani e saline, prima di spostarsi in Africa o a nord: fenicotteri, aironi, cicogne, gabbiani, anatre, tortore. Un territorio sospeso nel tempo, salvato vent'anni fa da speculazioni edilizie e progetti di industrializzazione, e un tempo abitato, come testimoniano antichi casolari, la tonnara restaurata, i resti della torre sveva e di basiliche bizantine. Primavera è anche la stagione dell'Infiorata di Noto, nata nel 1980 dalla collaborazione con i maestri infioratori di Genzano. Il terzo week-end di maggio, il pendio fiancheggiato da palazzi barocchi della scenografica via Nicolaci si trasforma nella tela che decine di artisti riempiono di petali multicolori. Un tappeto di fiori - lungo 122 metri e largo 7 - ospita 16 opere in concorso preparate per mesi, sotto lo sguardo di migliaia di visitatori e di sirene, chimere, grifoni, centauri e sfingi dei superbi balconi scolpiti. La bellezza della pietra e della natura attorno, del paesaggio aspro, a volte selvaggio, a volte ordinato dalle coltivazioni, di quest'angolo remoto della grande isola (forse non a caso qui è nato il Festival del Paesaggio, giunto quest'anno alla quinta edizione). Natura minacciata dai progetti di trivellazioni nell'area, per ora messi in stand-by, e su cui bisogna continuare a vigilare.
Territorio dai gioielli nascosti, come i mosaici pavimentali della Villa Romana del Tellaro, secondo alcuni i più belli d'Italia, scoperti nel 1961 e non ancora fruibili completamente per uno dei tanti disastri della gestione dei Beni culturali. Non solo barocco. Sono molti i tesori di Noto.
Ufficio informazioni turistiche
A.A.P.I.T. Piazza XVI Maggio, Noto & 0931-573779
Il restauro della Cattedrale, riaperta lo scorso giugno dopo il crollo del 1996, pur con le inevitabili polemiche su tecniche e materiali, è stato un successo. Oggi appare tutta linda, forse troppo, alcuni lavori continuano ma il più è fatto. Almeno dall'esterno, il giardino - chiese, monasteri, palazzi, scalinate, capitelli, fregi, in perenne work in progress - è rimesso a nuovo, in giro si vedono meno impalcature e cantieri aperti.
[[ge:rep-locali:repubblica:117035639]]Ma Noto non è solo il suo formidabile barocco. È il territorio attorno, la fascia marina e la zona montana. Lo si realizza risalendo la valle del fiume Asinaro, tra agrumeti e mandorleti, per spingersi fino a Noto Antica, davanti a ciò che resta delle sue mura ciclopiche, del castello, di oratori e palazzi. In fondo tutto è partito da qui, dal terremoto che nel 1693 rase al suolo buona parte della Sicilia sud-orientale e spinse i signori del tempo a ricostruire un'altra città più a valle, urbanisticamente tutta ortogonale, come un sontuoso palcoscenico affacciato sul mare all'orizzonte. Lo si capisce spostandosi verso il mare, uno dei più puliti d'Italia secondo Legambiente, scoprendo i tratti di costa preservati.
[[ge:rep-locali:repubblica:117035640]]Questo è il momento giusto per visitare l'Oasi faunistica di Vendicari, prima che d'estate arrivino le schiere di bagnanti che, malgrado gli sforzi dei forestali, tendono a usarla come una grande spiaggia. E per osservare gli uccelli in migrazione che sostano qui tra dune, pantani e saline, prima di spostarsi in Africa o a nord: fenicotteri, aironi, cicogne, gabbiani, anatre, tortore. Un territorio sospeso nel tempo, salvato vent'anni fa da speculazioni edilizie e progetti di industrializzazione, e un tempo abitato, come testimoniano antichi casolari, la tonnara restaurata, i resti della torre sveva e di basiliche bizantine. Primavera è anche la stagione dell'Infiorata di Noto, nata nel 1980 dalla collaborazione con i maestri infioratori di Genzano. Il terzo week-end di maggio, il pendio fiancheggiato da palazzi barocchi della scenografica via Nicolaci si trasforma nella tela che decine di artisti riempiono di petali multicolori. Un tappeto di fiori - lungo 122 metri e largo 7 - ospita 16 opere in concorso preparate per mesi, sotto lo sguardo di migliaia di visitatori e di sirene, chimere, grifoni, centauri e sfingi dei superbi balconi scolpiti. La bellezza della pietra e della natura attorno, del paesaggio aspro, a volte selvaggio, a volte ordinato dalle coltivazioni, di quest'angolo remoto della grande isola (forse non a caso qui è nato il Festival del Paesaggio, giunto quest'anno alla quinta edizione). Natura minacciata dai progetti di trivellazioni nell'area, per ora messi in stand-by, e su cui bisogna continuare a vigilare.
Territorio dai gioielli nascosti, come i mosaici pavimentali della Villa Romana del Tellaro, secondo alcuni i più belli d'Italia, scoperti nel 1961 e non ancora fruibili completamente per uno dei tanti disastri della gestione dei Beni culturali. Non solo barocco. Sono molti i tesori di Noto.
Ufficio informazioni turistiche
A.A.P.I.T. Piazza XVI Maggio, Noto & 0931-573779