Il decollo non era dei più semplici. Pista bagnata, perché era appena smesso di piovere, e temperatura alta, pressione bassa e aereo strapieno: tutte condizioni particolarmente limitanti per il decollo. E poi era notte e l'umidità che si rialzava dalla pista limitava a tratti la visibilità. Tornavamo
da New Dehli e mia moglie, che adora l'India, mi aveva seguito nel mio viaggio, come a volte fa quando il lavoro glielo consente.
Credendo di farle un piacere, l'avevo invitata in cabina (allora si poteva) per vivere l'emozione di un decollo. Ma appena ci ritrovammo soli, a quattr'occhi io e lei, mi investì con queste parole: “Non ci verrò mai più... mentre decollavamo c'era tanta di quell'adrenalina nell'aria che se fosse entrato in cabina un cane ci avrebbe preso tutti a morsi... non me lo chiedere, perché non ci verrò mai più!” Non so se l'aggressività dei cani sia davvero direttamente proporzionale al tasso adrenalinico dell'ambiente, ma è senz'altro vero che in certi decolli la tensione in cockpit è veramente al massimo, soprattutto quando ci si avvicina a quella che i profani chiamano “la velocità di non ritorno”.
Noi, a dire il vero, la chiamiamo con un altro nome (V uno) e non è affatto vero che, una volta raggiunta quella velocità, non ci sia più modo di fermare l'aeroplano se succede qualcosa: nessun pilota inizierebbe un decollo se non sapesse di avere una valida manovra di scampo nel caso in cui qualcosa dovesse andar male, non siamo mica matti. E' solo che, da quel momento in poi, non si cerca più di “abortire” il decollo per la semplice ragione che, anche se un motore si dovesse fermare improvvisamente, l'aereo riuscirebbe ugualmente a prendere il volo in sicurezza.
Dirò di più, per noi la “velocità di non ritorno” è quasi una liberazione: da quel momento in poi abbiamo la certezza che il nostro “pezzo di ferro” sarà in grado di stare per aria...a riportarlo sano e salvo a terra, dopo, ci pensiamo noi. Naturalmente non c'è tempo da perdere, e quello che c'è da fare va fatto bene e subito, ma è quello che siamo addestrati a fare, è per questo che passiamo lunghe ore nei simulatori di volo. E tutte queste cose le ho spiegate anche a mia moglie, ma non c'è stato niente da fare: da quella notte non c'è stato più verso di convincerla ad assistere a un decollo.
Credendo di farle un piacere, l'avevo invitata in cabina (allora si poteva) per vivere l'emozione di un decollo. Ma appena ci ritrovammo soli, a quattr'occhi io e lei, mi investì con queste parole: “Non ci verrò mai più... mentre decollavamo c'era tanta di quell'adrenalina nell'aria che se fosse entrato in cabina un cane ci avrebbe preso tutti a morsi... non me lo chiedere, perché non ci verrò mai più!” Non so se l'aggressività dei cani sia davvero direttamente proporzionale al tasso adrenalinico dell'ambiente, ma è senz'altro vero che in certi decolli la tensione in cockpit è veramente al massimo, soprattutto quando ci si avvicina a quella che i profani chiamano “la velocità di non ritorno”.
Noi, a dire il vero, la chiamiamo con un altro nome (V uno) e non è affatto vero che, una volta raggiunta quella velocità, non ci sia più modo di fermare l'aeroplano se succede qualcosa: nessun pilota inizierebbe un decollo se non sapesse di avere una valida manovra di scampo nel caso in cui qualcosa dovesse andar male, non siamo mica matti. E' solo che, da quel momento in poi, non si cerca più di “abortire” il decollo per la semplice ragione che, anche se un motore si dovesse fermare improvvisamente, l'aereo riuscirebbe ugualmente a prendere il volo in sicurezza.
Dirò di più, per noi la “velocità di non ritorno” è quasi una liberazione: da quel momento in poi abbiamo la certezza che il nostro “pezzo di ferro” sarà in grado di stare per aria...a riportarlo sano e salvo a terra, dopo, ci pensiamo noi. Naturalmente non c'è tempo da perdere, e quello che c'è da fare va fatto bene e subito, ma è quello che siamo addestrati a fare, è per questo che passiamo lunghe ore nei simulatori di volo. E tutte queste cose le ho spiegate anche a mia moglie, ma non c'è stato niente da fare: da quella notte non c'è stato più verso di convincerla ad assistere a un decollo.