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La giungla dei ritardi

Un trattore che si rompe, un guasto ai computer dell'immigrazione, un passeggero che si perde dentro il terminal. Per un pilota, e i suoi passeggeri, arrivare puntuali è un lotta "contro tutti e tutto"

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Ci sono dei giorni in cui tutto sembra congiurare per farti arrivare in ritardo. A volte si tratta di problemi macroscopici, come l'estate scorsa, a Los Angeles, quando un bel mattino il computer che gestisce i controlli di immigrazione andò in tilt. Il rallentamento delle operazioni provocò ben presto l'intasamento delle sale di sbarco con la conseguente impossibilità di far scendere i passeggeri dagli aerei in arrivo, e siccome quegli stessi aerei erano attesi da altri passeggeri in partenza, nel giro di poche ore anche le sale di imbarco si riempirono, paralizzando l'intero aeroporto: la situazione tornò alla normalità solo a notte fonda, con ritardi superiori alle dodici ore.

Poi ci sono aeroporti dove è quasi normale fare ritardo, come il Kennedy di New York, da anni al limite della saturazione, dove dopo l'atterraggio capita di dover aspettare più di un'ora prima di poter entrare al parcheggio e far scendere i passeggeri, e dove si è considerati fortunati se il tempo che passa tra l'imbarco e il successivo decollo non supera i novanta minuti.

Ma anche quando tutto sembra filare liscio, l'imprevisto è sempre in agguato, perchè intorno ad un aereo che attende di partire si muovono una miriade di attori: dal catering alla manutenzione, dalla società di handling al controllo del traffico aereo, dai servizi di sicurezza al rifornimento carburante. Fin troppo facile che, all'ultimo momento, qualcosa vada storto, e i piloti sanno bene che a volte riuscire a partire in orario è il frutto di una sorta di battaglia “contro tutti e contro tutto”.

Magari, al primo volo della mattina, succede che un passeggero si perda nei corridoi del terminal (cosa più che probabile, soprattutto in certi aeroporti) e la giornata comincia con la pesante eredità di una mezz'ora di ritardo da smaltire. Fai di tutto per per recuperare, e ci sei quasi riuscito... già pensi che ce la farai ad essere a casa tua per cena, ed ecco che, all'ultimo volo, il trattore che ti deve spingere fuori dal parcheggio ha un guasto... dieci minuti per farne arrivare un altro e il tuo turno di decollo è perso... se ne riparla tra tre quarti d'ora, e mentre i passeggeri si inferociscono ti attraversa la mente una visione: moglie e figli che mangiano di gusto e nel piatto la tua cena che pian piano si raffredda.

Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali