Viaggi

Altaquota

Il mio equipaggio

All'inizio di ogni turno ci sono le prtesentazioni di rito tra il comandante e i compagni di lavoro che cambiano di volta in volta. I Viaggi

1 minuti di lettura
ALL’INIZIO DI OGNI turno di volo, al momento della cosiddetta "presentazione", c'è sempre una punta di curiosità nello scorrere i nomi di coloro che, per i prossimi giorni, formeranno "il mio equipaggio". Sono nomi e facce che solo raramente si ripetono da un "avvicendamento" (noi lo chiamiamo così) all'altro, perché gli equipaggi cambiano sempre: tre o quattro giorni insieme e poi, magari, non ci si vede più per mesi e mesi. Tutto ciò non è determinato dal caso e molteplici sono le ragioni alla base di una simile organizzazione del lavoro, ma tra tutte una è veramente importante, e si tratta di una precisa politica di sicurezza. Volare sempre in compagnia della stessa persona fa sì che si instauri inevitabilmente una sorta di abitudine ai modi di fare del collega e questa assuefazione conduce con molta facilità ad un abbassamento del livello di attenzione nei confronti dei suoi comportamenti.

Ora, tra i compiti basilari che ognuno di noi ha, c'è anche quello di esercitare un continuo e rigoroso controllo sull'operato di chi ci siede accanto e l'efficacia di questo “monitoraggio” diminuisce se subentra quella che, con termine inglese, è definita “complacency”: una specie di adattamento ai piccoli difetti dell'altro che, se in una anziana coppia di coniugi può costituire la ricetta di una lunga e serena convivenza, a bordo di un aereo rischia di avere conseguenze a dir poco spiacevoli.

E poi, aldilà delle considerazioni fin qui fatte, questo sistema ha anche un altro notevole vantaggio. A chi lavora in uno studio o in un ufficio può capitare di dover dividere la scrivania con un collega particolarmente antipatico, magari uno abituato a parlare a voce fastidiosamente alta, un consumatore incallito di aglio crudo (che-fa-tanto-bene-alla-salute) in quantità industriali, un indefesso raccontatore di barzellette stupide, o addirittura, dramma dei drammi, di trovarsi costretto a subire per anni e anni le angherie e i capricci un capoufficio tirannico, crudele e per giunta raccomandato e poco efficiente.

Ebbene, tutte queste cose possono succedere anche ad un pilota, ma il bello è che dopo pochi giorni si torna a casa e alla partenza successiva, se non si è fantozzianamente sfortunati, l'equipaggio che capiterà in sorte sarà con tutta probabilità più simpatico e vivibile.