Ci sono dei luoghi sul Pianeta che un ecoturista deve assolutamente vedere, un po' come la Mecca per i musulmani. Tra questi il Serengeti in Tanzania, Yellowstone negli USA, la Patagonia del sud, il Kaziranga nell'Assam e molti altri. Ma per quanto riguarda quell'universo sospeso tra terra e acqua, che un tempo si chiamava palude e oggi è nobilitato dalla definizione di "zona umida" (ed è addirittura protetta da convenzioni internazionali), i santuari più importanti e famosi non sono tanti. Considerando solo i più estesi, le Everglades della Florida, le paludi dell'Okawango in Namibia, le Sanderbans salgariane alle foci del Gange e del Brahmaputra e pochi altri. In Europa, i delta del Danubio e del Volga, la Camargue francese e le foci del Guadalquivir in Spagna. Ma tutti questi gioielli palustri sono surclassati dai 250 mila chilometri quadrati (poco meno della superficie dell'Italia) del Pantanal del Mato Grosso, un'area meravigliosa, a cavallo dei confini tra Brasile, Bolivia e Paraguay.
Questa distesa infinita di stagni, fiumi, foreste, savane umide, acquitrini formata dal dilagare del fiume Paraguay e dai suoi affluenti, costituisce la più grande zona umida del mondo. Colui che voglia rendersi conto di persona della stupenda fauna sudamericana può risparmiarsi di andare in Amazzonia. Infatti in quella oscura cattedrale di alberi giganteschi poter vedere da vicino un tucano, un pappagallo o una scimmia non è assolutamente facile. E figuriamoci un giaguaro o un formichiere gigante. Al Pantanal invece è possibile cogliere e ammirare tutti gli aspetti più caratteristici della natura tropicale del Nuovo Mondo.
[[ge:rep-locali:repubblica:117036746]]A cominciare dalla flora. Tra le 1700 specie presenti, gli stupendi jacaranda dalle corolle color ametista, le nuvole rosate dell'albero peuva in fiore e quelle gialle del cambarà, le ninfee che sbocciano tra le foglie grandi come tavolini da tè della Victoria regia, le distese di giacinto d'acqua dai fiori violetti e dalle foglie lucide e carnose e tanti, tantissimi fiori di ogni forma e colore, presenti soprattutto nella stagione umida, da maggio a settembre, allietati da farfalle e da uccellini multicolori. Ma l'attrattiva più formidabile del Pantanal risiede nella sua fauna. Navigando in canoa lungo i vari fiumi e fiumiciattoli, quando il resto del territorio è invaso dalle acque e inaccessibile (da gennaio a marzo e da ottobre a dicembre), c'è da vedere di tutto: sulle rive sabbiose meriggiano tranquilli tantissimi caimani jacarè, (ce ne sono pare, più di 5 milioni); nei meandri invasi dalla vegetazione ecco lo svolgersi lento e sinuoso di immensi anaconda.
Sui banchi di limo sorprende la fuga ondeggiante e frenetica di iguane verdi smeraldo e lungo le sponde l'emersione stillante e irsuta dei capibara , i più grandi roditori del mondo. Le scimmie urlatrici alouatta si inseguono felici sui rami della selva riparia. E non è difficile scorgere piccole famiglie della rissosa lontra gigante che nuotano decise in cerca di pesci. E poi gli uccelli. Sul fango delle rive incedono i sussiegosi jabirù , grandi cicogne bianche con il collo nero e un vistoso gozzo rosso fuoco. E spatole americane rosa confetto, aironi e garzette candide e tanti piccoli trampolieri mimetici in agguato tra le fronde della foresta riparia. Qui i grandi tucani toco sono presenti ovunque ed è facile vederli appollaiati sui rami delle cecropie dalle foglie geometriche. In volo passano schiamazzando le grandi are: l'Ara macao dal carnevalesco piumaggio rosso giallo e blu, l'Ara ararauna più sobria nella sua livrea giallo zolfo e azzurro cobalto e, vero gioiello protetto nelle grandi riserve naturali del Pantanal e oggetto di una grande operazione di ripopolamento da parte del WWF, la rara ara giacinto, blu indaco con bargigli dorati che oggi si calcola presente in non più di 4.800 individui in tutto il mondo, concentrati proprio nel Pantanal.
Se in estate l'opulenza della flora è particolarmente splendida e la fauna riparia molto visibile, è nella stagione secca, da aprile a settembre, quando le acque si ritirano e restano solo grandi pozze brulicanti di uccelli, che i grandi mammiferi divengono più visibili. Nel cerrado, termine locale che identifica la savana alberata - un ambiente aperto dagli orizzonti infiniti chiusi a occidente dai bassi monti della vicina Bolivia - non dissimile da quella dell'Africa orientale, il viaggiare sui sentieri non più fangosi riserva sorprese continue. Perché, a differenza delle distese di arbusti e acacie ombrellifere del Kenya e della Tanzania, qui nelle praterie di erbe ormai secche si incastonano gli occhi azzurro manganese delle ultime pozze.
[[ge:rep-locali:repubblica:117036747]]Ed è naturalmente qui che si danno convegno tutti i maggiori esponenti della fauna sudamericana. A girare nelle zone emerse c'è la possibilità di vedere l'incedere determinato e scontroso del magnifico formichiere gigante, la corsa del raro cervo delle paludi e, sui grandi alberi isolati, la piccola aquila bianconera (Spizastur melanoleucus) o il buffo e timido coati dalla coda ad anelli. Lungo le piste, è frequente la vista dei simpatici armadilli (molti di essi travolti dalle auto) e, in lontananza, osservare la bizzarra sagoma degli struzzi sudamericani (nandù), capaci di correre fino a 60 chilometri l'ora. Però per scoprire il più grande dei carnivori terrestri del Sudamerica, il giaguaro, bisogna inoltrarsi nel cerradao, nome che definisce la savana più boscosa e intricata. Con una guida esperta, meglio se uno dei ricercatori del WWF che lavora proprio su questo grande felino, occorre seguire, tra palmizi e alte erbe, cespugli e alberi immensi, i sentieri aperti dai pecari, scontrosi porci selvatici, i cui resti scarniti dal predatore sono nascosti nel folto.
Ed è grande l'emozione scorgerlo mentre si aggira imperturbabile tra le alte erbe in cui si mimetizza. Ma sarebbe fallace illustrare il Pantanal come un luogo naturale completamente vergine. Anche se la frequentazione umana in questo paradiso palustre e boscoso è iniziata solo 300 anni fa, oggi la sua popolazione ha una densità di 2,7 abitanti al chilometro quadrato. La quasi totalità di essa è dedita all'allevamento bovino. E, per un turista attento anche agli aspetti etnografici, è interessante la visione di mandrie di zebù guidate da butteri sui loro piccoli cavalli e armati di lunghi coltelli. Perché qui, a differenza della pampa argentina, dove gli antichi gauchos nei loro vistosi costumi vivono e si esibiscono ormai solo ad uso dei turisti, lasciando la cura del bestiame a peones in bluejeans e giubbotti laceri, i mandriani del Pantanal hanno ancora una loro insostituibile funzione nel governo degli oltre 5 milioni di capi di bestiame che pascolano in queste distese verdeazzurre.
Molti altri abitanti sono impegnati nell' artigianato e nell'ecoturismo. Nei numerosi, attrezzatissimi lodges creati un po' ovunque, guide esperte accompagnano gruppi di turisti, vuoi in canoa - offrendo loro lo spettacolo di anaconda catturati tra i narcisi acquatici - vuoi a cavallo, vuoi su tradizionali charrete a cavallo. O infine conducendoli a pesca dei tanti magnifici pesci, dal piranha al dorado e ad altri, che sono insidiati, oltre che dalle loro lenze, da caimani, aironi, anhinga e da pescatori locali su piccole e agili canoe
Questa distesa infinita di stagni, fiumi, foreste, savane umide, acquitrini formata dal dilagare del fiume Paraguay e dai suoi affluenti, costituisce la più grande zona umida del mondo. Colui che voglia rendersi conto di persona della stupenda fauna sudamericana può risparmiarsi di andare in Amazzonia. Infatti in quella oscura cattedrale di alberi giganteschi poter vedere da vicino un tucano, un pappagallo o una scimmia non è assolutamente facile. E figuriamoci un giaguaro o un formichiere gigante. Al Pantanal invece è possibile cogliere e ammirare tutti gli aspetti più caratteristici della natura tropicale del Nuovo Mondo.
[[ge:rep-locali:repubblica:117036746]]A cominciare dalla flora. Tra le 1700 specie presenti, gli stupendi jacaranda dalle corolle color ametista, le nuvole rosate dell'albero peuva in fiore e quelle gialle del cambarà, le ninfee che sbocciano tra le foglie grandi come tavolini da tè della Victoria regia, le distese di giacinto d'acqua dai fiori violetti e dalle foglie lucide e carnose e tanti, tantissimi fiori di ogni forma e colore, presenti soprattutto nella stagione umida, da maggio a settembre, allietati da farfalle e da uccellini multicolori. Ma l'attrattiva più formidabile del Pantanal risiede nella sua fauna. Navigando in canoa lungo i vari fiumi e fiumiciattoli, quando il resto del territorio è invaso dalle acque e inaccessibile (da gennaio a marzo e da ottobre a dicembre), c'è da vedere di tutto: sulle rive sabbiose meriggiano tranquilli tantissimi caimani jacarè, (ce ne sono pare, più di 5 milioni); nei meandri invasi dalla vegetazione ecco lo svolgersi lento e sinuoso di immensi anaconda.
Sui banchi di limo sorprende la fuga ondeggiante e frenetica di iguane verdi smeraldo e lungo le sponde l'emersione stillante e irsuta dei capibara , i più grandi roditori del mondo. Le scimmie urlatrici alouatta si inseguono felici sui rami della selva riparia. E non è difficile scorgere piccole famiglie della rissosa lontra gigante che nuotano decise in cerca di pesci. E poi gli uccelli. Sul fango delle rive incedono i sussiegosi jabirù , grandi cicogne bianche con il collo nero e un vistoso gozzo rosso fuoco. E spatole americane rosa confetto, aironi e garzette candide e tanti piccoli trampolieri mimetici in agguato tra le fronde della foresta riparia. Qui i grandi tucani toco sono presenti ovunque ed è facile vederli appollaiati sui rami delle cecropie dalle foglie geometriche. In volo passano schiamazzando le grandi are: l'Ara macao dal carnevalesco piumaggio rosso giallo e blu, l'Ara ararauna più sobria nella sua livrea giallo zolfo e azzurro cobalto e, vero gioiello protetto nelle grandi riserve naturali del Pantanal e oggetto di una grande operazione di ripopolamento da parte del WWF, la rara ara giacinto, blu indaco con bargigli dorati che oggi si calcola presente in non più di 4.800 individui in tutto il mondo, concentrati proprio nel Pantanal.
Se in estate l'opulenza della flora è particolarmente splendida e la fauna riparia molto visibile, è nella stagione secca, da aprile a settembre, quando le acque si ritirano e restano solo grandi pozze brulicanti di uccelli, che i grandi mammiferi divengono più visibili. Nel cerrado, termine locale che identifica la savana alberata - un ambiente aperto dagli orizzonti infiniti chiusi a occidente dai bassi monti della vicina Bolivia - non dissimile da quella dell'Africa orientale, il viaggiare sui sentieri non più fangosi riserva sorprese continue. Perché, a differenza delle distese di arbusti e acacie ombrellifere del Kenya e della Tanzania, qui nelle praterie di erbe ormai secche si incastonano gli occhi azzurro manganese delle ultime pozze.
[[ge:rep-locali:repubblica:117036747]]Ed è naturalmente qui che si danno convegno tutti i maggiori esponenti della fauna sudamericana. A girare nelle zone emerse c'è la possibilità di vedere l'incedere determinato e scontroso del magnifico formichiere gigante, la corsa del raro cervo delle paludi e, sui grandi alberi isolati, la piccola aquila bianconera (Spizastur melanoleucus) o il buffo e timido coati dalla coda ad anelli. Lungo le piste, è frequente la vista dei simpatici armadilli (molti di essi travolti dalle auto) e, in lontananza, osservare la bizzarra sagoma degli struzzi sudamericani (nandù), capaci di correre fino a 60 chilometri l'ora. Però per scoprire il più grande dei carnivori terrestri del Sudamerica, il giaguaro, bisogna inoltrarsi nel cerradao, nome che definisce la savana più boscosa e intricata. Con una guida esperta, meglio se uno dei ricercatori del WWF che lavora proprio su questo grande felino, occorre seguire, tra palmizi e alte erbe, cespugli e alberi immensi, i sentieri aperti dai pecari, scontrosi porci selvatici, i cui resti scarniti dal predatore sono nascosti nel folto.
Ed è grande l'emozione scorgerlo mentre si aggira imperturbabile tra le alte erbe in cui si mimetizza. Ma sarebbe fallace illustrare il Pantanal come un luogo naturale completamente vergine. Anche se la frequentazione umana in questo paradiso palustre e boscoso è iniziata solo 300 anni fa, oggi la sua popolazione ha una densità di 2,7 abitanti al chilometro quadrato. La quasi totalità di essa è dedita all'allevamento bovino. E, per un turista attento anche agli aspetti etnografici, è interessante la visione di mandrie di zebù guidate da butteri sui loro piccoli cavalli e armati di lunghi coltelli. Perché qui, a differenza della pampa argentina, dove gli antichi gauchos nei loro vistosi costumi vivono e si esibiscono ormai solo ad uso dei turisti, lasciando la cura del bestiame a peones in bluejeans e giubbotti laceri, i mandriani del Pantanal hanno ancora una loro insostituibile funzione nel governo degli oltre 5 milioni di capi di bestiame che pascolano in queste distese verdeazzurre.
Molti altri abitanti sono impegnati nell' artigianato e nell'ecoturismo. Nei numerosi, attrezzatissimi lodges creati un po' ovunque, guide esperte accompagnano gruppi di turisti, vuoi in canoa - offrendo loro lo spettacolo di anaconda catturati tra i narcisi acquatici - vuoi a cavallo, vuoi su tradizionali charrete a cavallo. O infine conducendoli a pesca dei tanti magnifici pesci, dal piranha al dorado e ad altri, che sono insidiati, oltre che dalle loro lenze, da caimani, aironi, anhinga e da pescatori locali su piccole e agili canoe