«Si brindi, si esulti, si faccia festa». Il Marchese Ludovico II Gonzaga, avrebbe sicuramente raccolto
a sé tutta la corte per un grande festeggiamento. E persino sua moglie, Barbara di Brandeburgo, di solito sempre con l’espressione corrucciata, avrebbe sorriso. E i dignitari e i paggi avrebbero ballato fino all’alba.
L’occasione è grandiosa. Mantova è entrata (insieme a Sabbioneta) nel novero dei siti che possono fregiarsi della medaglia di patrimonio mondiale dell’umanità. Sì, il marchese Ludovico II (1444-1478) ne sarebbe proprio fiero e orgoglioso. Il merito è un po’ anche suo. Fu lui, infatti, a volere i maggiori artisti d’Italia (Leon Battista Alberti, Luca Fancelli, Andrea Mantegna) che hanno reso Mantova uno dei più importanti centri del Rinascimento.
E come non proteggere i numerosi gioielli d’arte e cultura, da tramandare ai posteri, come massima espressione del genio umano? Tanto che a Quebec city, in Canada, la motivazione del Comitato dell'Unesco che ha portato, lo scorso luglio, la città dei Gonzaga nell’Olimpo dei luoghi da salvaguardare (851 'bellezze' nel mondo, di cui 43 in Italia) è strettamente legata a questi celebri nomi. Insomma, come si legge: «Gli artisti che hanno concorso alla realizzazione delle due città hanno prodotto capolavori che portano a compimento gli ideali del primo Rinascimento, contribuendo in maniera determinante alla diffusione internazionale di un movimento destinato ad influenzare e plasmare l’intera Europa».
Insomma, capolavori d’arte, in ogni angolo della città. Ovunque si vada, si capisce che è un riconoscimento meritato e si rimane affascinati dalle chiese, dai monumenti, persino dai tetti così perfettamente ordinati. E ancora dagli antichi Palazzi, come il Ducale, tanto maestoso (trentaquattro mila metri quadri) da sembrare una metropoli, con oltre cinquecento stanze e, dentro, un’infinità di meraviglie lasciate da Pisanello, Giulio Romano, Raffaello. Su tutte la “Camera Picta” (camera dipinta) di Andrea Mantegna, le cui pareti si animano di una folla di personaggi, dal marchese Ludovico II al resto della famiglia.
Per i più, é conosciuta come la Camera degli Sposi, anche se, a dispetto del nome, non era una camera nuziale ma un locale d’alta rappresentanza dei Gonzaga. Lo spirito dotto e raffinato dei Signori di Mantova si coglie, ancora oggi, nelle manifestazioni culturali, che attirano l’intellighenzia più colta. Di prossima inaugurazione la mostra Il Cammeo Gonzaga. Arti preziose alla corte di Mantova (dal 12 ottobre fino all’11 gennaio 2009, il sito, info: 199.199.111). Un viaggio affascinante, a ritroso nel tempo, nel collezionismo italiano ed europeo a partire dal ‘400.
[[ge:rep-locali:repubblica:117037557]]In esposizione pezzi di oreficeria in pietra dura, in vetro o in argento della collezione mantovana, piatti in maiolica, coppe, vasi. Ma il protagonista sarà il Cammeo Gonzaga, eccezionalmente prestato dall’Ermitage di San Pietroburgo, che un tempo apparteneva a Isabella d’Este. La rassegna trova spazio a Palazzo Te (presso le Fruttiere), elegante dimora frutto della passione e della creatività di Giulio Romano che volle interpretare i desideri del duca Federico II Gonzaga e la realizzò pensando ad un luogo destinato all’ozio del principe.
All’interno le stanze s’inseguono in un crescendo spettacolare che salta da mitologia a storia, da flora a fauna. Lo sguardo si sofferma sul cavallo Morel Favorito (di sangue arabo), su Bataglia (dal mantello rossiccio), sul cavallo Glorioso (tutto grigio lucente) o su Dario (con la testa ornata da pennacchi), i destrieri preferiti dal principe, tanto da volerli immortale nella sala detta, ovviamente, 'Dei Cavalli'. L'emozione si materializza nella 'Camera di Amore e Psiche', con la storia del dio Amore e della sua amata principessa terrena, e poi culmina con la Sala dei Giganti. Qui spariscono i confini tra volta e pareti, spariscono i riferimenti al reale. E’ un tripudio di colori intensi che s’inseguono sui corpi e sui vestiti, tra le barbe dei giganti che si torcono sotto il peso delle falde del monte e sembrano crollare sulla testa dei visitatori.
Tra le altre residenze signorili, spicca Palazzo San Sebastiano, oggi museo della città. Da pochi mesi è stata riportata alla luce la decorazione della Camera dei Brevi (per breve s’intendeva una striscia di carta che aveva delle scritte): al centro campeggia un mazzo di biglietti che sembrano gettati dall’alto, a simboleggiare la fortuna. E le simbologie si ritrovano anche nella tela “l’Allegoria dell’Occasione”, dove l’occasione è una figura di donna su una sfera, emblema di instabilità, per via dei piedi alati, e, allo stesso tempo, immagine della fuggevolezza e quindi calva, perché l’occasione si prende quando arriva, altrimenti si rimane in compagnia del rimorso o del rimpianto.
[[ge:rep-locali:repubblica:117037556]]
Un vasto patrimonio artistico e storico che non poteva sfuggire all’Unesco. Ma questo riconoscimento culturale si aggiunge agli altri in ogni settore. Da anni la patria di Virgilio è inserita nella top ten delle province dove si vive meglio, secondo le classifiche di Lega Ambiente. Il motivo? Servizi efficienti, bassa criminalità, molto verde e severi divieti di circolazione per le auto in centro storico. Così si può tranquillamente girare a piedi (è meta per il trekking urbano, il 31 ottobre si celebra la giornata nazionale) o con il mezzo d’eccellenza che è la bicicletta (l’istituto di ricerche Ambiente Italia ha messo Mantova al primo posto per la lunghezza delle piste ciclabili, 28,7 metri per abitante), sempre con il naso all’insù, per non lasciarsi sfuggire nessun dettaglio.
E così passo dopo passo, pedalata dopo pedalata, si svelano i tesori della città con le sue piazze (Erbe, Sordello, Broletto), il Duomo, la basilica di Sant’Andrea (vi è sepolto Mantegna), la Rotonda di San Lorenzo. E su tutti, la Torre dell’Orologio astronomico-astrologico a 'racchiudere' il senso del tempo. Una meraviglia meccanica del ‘500 che, da innumerevoli anni, scandisce 'i momenti della vita di Mantova'. Oggi con un rintocco in più: quello dell’Unesco.
L’occasione è grandiosa. Mantova è entrata (insieme a Sabbioneta) nel novero dei siti che possono fregiarsi della medaglia di patrimonio mondiale dell’umanità. Sì, il marchese Ludovico II (1444-1478) ne sarebbe proprio fiero e orgoglioso. Il merito è un po’ anche suo. Fu lui, infatti, a volere i maggiori artisti d’Italia (Leon Battista Alberti, Luca Fancelli, Andrea Mantegna) che hanno reso Mantova uno dei più importanti centri del Rinascimento.
E come non proteggere i numerosi gioielli d’arte e cultura, da tramandare ai posteri, come massima espressione del genio umano? Tanto che a Quebec city, in Canada, la motivazione del Comitato dell'Unesco che ha portato, lo scorso luglio, la città dei Gonzaga nell’Olimpo dei luoghi da salvaguardare (851 'bellezze' nel mondo, di cui 43 in Italia) è strettamente legata a questi celebri nomi. Insomma, come si legge: «Gli artisti che hanno concorso alla realizzazione delle due città hanno prodotto capolavori che portano a compimento gli ideali del primo Rinascimento, contribuendo in maniera determinante alla diffusione internazionale di un movimento destinato ad influenzare e plasmare l’intera Europa».
Insomma, capolavori d’arte, in ogni angolo della città. Ovunque si vada, si capisce che è un riconoscimento meritato e si rimane affascinati dalle chiese, dai monumenti, persino dai tetti così perfettamente ordinati. E ancora dagli antichi Palazzi, come il Ducale, tanto maestoso (trentaquattro mila metri quadri) da sembrare una metropoli, con oltre cinquecento stanze e, dentro, un’infinità di meraviglie lasciate da Pisanello, Giulio Romano, Raffaello. Su tutte la “Camera Picta” (camera dipinta) di Andrea Mantegna, le cui pareti si animano di una folla di personaggi, dal marchese Ludovico II al resto della famiglia.
Per i più, é conosciuta come la Camera degli Sposi, anche se, a dispetto del nome, non era una camera nuziale ma un locale d’alta rappresentanza dei Gonzaga. Lo spirito dotto e raffinato dei Signori di Mantova si coglie, ancora oggi, nelle manifestazioni culturali, che attirano l’intellighenzia più colta. Di prossima inaugurazione la mostra Il Cammeo Gonzaga. Arti preziose alla corte di Mantova (dal 12 ottobre fino all’11 gennaio 2009, il sito, info: 199.199.111). Un viaggio affascinante, a ritroso nel tempo, nel collezionismo italiano ed europeo a partire dal ‘400.
[[ge:rep-locali:repubblica:117037557]]In esposizione pezzi di oreficeria in pietra dura, in vetro o in argento della collezione mantovana, piatti in maiolica, coppe, vasi. Ma il protagonista sarà il Cammeo Gonzaga, eccezionalmente prestato dall’Ermitage di San Pietroburgo, che un tempo apparteneva a Isabella d’Este. La rassegna trova spazio a Palazzo Te (presso le Fruttiere), elegante dimora frutto della passione e della creatività di Giulio Romano che volle interpretare i desideri del duca Federico II Gonzaga e la realizzò pensando ad un luogo destinato all’ozio del principe.
All’interno le stanze s’inseguono in un crescendo spettacolare che salta da mitologia a storia, da flora a fauna. Lo sguardo si sofferma sul cavallo Morel Favorito (di sangue arabo), su Bataglia (dal mantello rossiccio), sul cavallo Glorioso (tutto grigio lucente) o su Dario (con la testa ornata da pennacchi), i destrieri preferiti dal principe, tanto da volerli immortale nella sala detta, ovviamente, 'Dei Cavalli'. L'emozione si materializza nella 'Camera di Amore e Psiche', con la storia del dio Amore e della sua amata principessa terrena, e poi culmina con la Sala dei Giganti. Qui spariscono i confini tra volta e pareti, spariscono i riferimenti al reale. E’ un tripudio di colori intensi che s’inseguono sui corpi e sui vestiti, tra le barbe dei giganti che si torcono sotto il peso delle falde del monte e sembrano crollare sulla testa dei visitatori.
Tra le altre residenze signorili, spicca Palazzo San Sebastiano, oggi museo della città. Da pochi mesi è stata riportata alla luce la decorazione della Camera dei Brevi (per breve s’intendeva una striscia di carta che aveva delle scritte): al centro campeggia un mazzo di biglietti che sembrano gettati dall’alto, a simboleggiare la fortuna. E le simbologie si ritrovano anche nella tela “l’Allegoria dell’Occasione”, dove l’occasione è una figura di donna su una sfera, emblema di instabilità, per via dei piedi alati, e, allo stesso tempo, immagine della fuggevolezza e quindi calva, perché l’occasione si prende quando arriva, altrimenti si rimane in compagnia del rimorso o del rimpianto.
[[ge:rep-locali:repubblica:117037556]]
Un vasto patrimonio artistico e storico che non poteva sfuggire all’Unesco. Ma questo riconoscimento culturale si aggiunge agli altri in ogni settore. Da anni la patria di Virgilio è inserita nella top ten delle province dove si vive meglio, secondo le classifiche di Lega Ambiente. Il motivo? Servizi efficienti, bassa criminalità, molto verde e severi divieti di circolazione per le auto in centro storico. Così si può tranquillamente girare a piedi (è meta per il trekking urbano, il 31 ottobre si celebra la giornata nazionale) o con il mezzo d’eccellenza che è la bicicletta (l’istituto di ricerche Ambiente Italia ha messo Mantova al primo posto per la lunghezza delle piste ciclabili, 28,7 metri per abitante), sempre con il naso all’insù, per non lasciarsi sfuggire nessun dettaglio.
E così passo dopo passo, pedalata dopo pedalata, si svelano i tesori della città con le sue piazze (Erbe, Sordello, Broletto), il Duomo, la basilica di Sant’Andrea (vi è sepolto Mantegna), la Rotonda di San Lorenzo. E su tutti, la Torre dell’Orologio astronomico-astrologico a 'racchiudere' il senso del tempo. Una meraviglia meccanica del ‘500 che, da innumerevoli anni, scandisce 'i momenti della vita di Mantova'. Oggi con un rintocco in più: quello dell’Unesco.