"Dall'ago all'elefante", si dice della strabiliante offerta dei Magazzini Harrods di Londra. Dall’altro lato della Manica, Parigi risponde con i suoi mercati e mercatini di quartiere, incredibile mescolanza di Francia rurale e coloniale, zingaresca e lussuosa. Con 57 mercati all’aperto, quasi 100 contando quelli dell’usato e quelli coperti, Parigi è forse la metropoli europea dove è più facile ritrovare l’atmosfera di un piccolo paese.
La tradizione dei mercati rionali risale al 1500 e si è mantenuta viva in tutti gli arrondissement, da Montmartre giù fino al Quartiere Latino. Visitarli, anche per il turista che non deve riempire la dispensa, è l’occasione perfetta per non sentirsi di passaggio ma per vivere da veri parigini.
La “madre di tutti i mercati”, però, non esiste più. Era Les Halles, vero e proprio ventre di Parigi, suo centro per posizione e per vitalità, enorme mercato alimentare ribollente di voci, storie e odori. Progettato a metà ‘800 da Victor Baltard nella zona in cui sorgeva il Cimitero degli Innocenti, è stato smantellato nel 1969, per le crescenti difficoltà logistiche che comportava la presenza dei mercati generali nel centro. Lo scrittore ÉmileZola ha dedicato loro il 3° volume del ciclo dei Rougon Macquart e Billy Wilder vi ha ambientato il film Irma la dolce.
Oggi la zona ospita un giardino e il Forum des Halles, centro commerciale con ambizioni culturali esteso anche sottoterra, intorno al nodo nevralgico della metropolitana; il complesso, stenta però ancora a trovare una sua autentica identità. L’ennesimo progetto di riqualificazione è tuttora allo studio di celebri nomi dell’architettura. Pieno di carattere invece, a pochi passi dal Forum, nel secondo arrondissement, è il mercato di strada di rue Montorgueil. Bancarelle che si confondono con le vetrine dei negozi, in un tripudio di fiori, pane e pesce fresco.
In questa via si espandevano Les Halles con i banchi dei pescivendoli e, al cadente ma ancor affascinante Rocher de Cancale, all’angolo con Rue Greneta, sedevano Dumas e Balzac. Tra i negozi storici, da provare, qualche delizia della pasticceria-gastronomia Stohrer, al numero 51. Gli altri due più famosi mercati di strada di Parigi sono ai poli culturali della città: uno sulla Rive Gauche, nel pieno del Quartiere Latino, a due passi dalla Sorbona e a pochi isolati dai caffè dove era solito andare Sartre, l’altro ai confini della Montmartre impressionista.
L’intellettuale rue Mouffetard, quella della librerie colte, come L’Arbre du Voyageur, e dei fumetti introvabili altrove, si trasforma ogni domenica mattina nella più ruspante Mouff’, un rigoglio di polli arrosto e formaggi. Da qui veniva il pollo del primo beneficiario delle buone azioni di Amélie nel film di Jeunet: il nonno che improvvisamente ricorda la sua infanzia grazie a una scatola dei ricordi. Piombiamo nel pieno del mondo di Amélie, al Café Les deux Moulins, in Rue Lepic a Montmartre. Nella parte alta della via, in cui ha abitato Van Gogh, si susseguono banchi di pescivendoli, macellai, fruttivendoli, tra colori e un accumulo di mercanzie che sembrano solo apparentemente casuali. Se si scende fino in fondo alla via e si prende la seconda linea della metro alla fermata Blanche, direzione Nation, si arriva in poche fermate a Belleville.
[[ge:rep-locali:repubblica:117037807]]Lungo il boulevard omonimo si svolge il mercato più esotico. Zona di forte immigrazione, è il teatro intorno a cui si muovono i personaggi della serie di Pennac sulla famiglia Malaussène. Mango, papaia, avocado, frutta e spezie; e se alzate gli occhi, vedrete che sopra quella confusione si staglia l’inconfondibile sagoma dello Zèbre, il cine-teatro contro la cui distruzione i Malaussène si battevano.
Altro mercato multietnico, altra zona dalla storia tormentata: è Dejan, in place du Chateau Rouge. Siamo alla Goutte d’Or: qui nel ‘400, quando ancora Parigi non aveva inglobato i villaggi delle colline vicine, c’erano mulini e vigneti e si produceva un vino bianco che ha dato il nome al quartiere. Ai tempi di Zola era già zona di immigrazione dalle campagne: lo scrittore incontrò qui il protagonista dell’Assommoir. Durante la guerra d’Algeria fu roccaforte dell’FLN, oggi qui convivono antillani e africani, gomito a gomito sui banchi di pesce fresco, specialità per cui i parigini attraversano la città.
Se cercate un mercato popolare ma molto francese, andate in Place d’Aligre, nel 12° arrondissement. Nato nel Medioevo per concessione di un abate che pretese il mantenimento di prezzi bassi, ancora oggi rispetta quella condizione. Frutta nazionale ed esotica, verdure e fiori e con poca spesa sembrerete un vero parigino, con sporta rigonfia e una baguette sotto il braccio.
PARTECIPA: La tua Parigi
La tradizione dei mercati rionali risale al 1500 e si è mantenuta viva in tutti gli arrondissement, da Montmartre giù fino al Quartiere Latino. Visitarli, anche per il turista che non deve riempire la dispensa, è l’occasione perfetta per non sentirsi di passaggio ma per vivere da veri parigini.
La “madre di tutti i mercati”, però, non esiste più. Era Les Halles, vero e proprio ventre di Parigi, suo centro per posizione e per vitalità, enorme mercato alimentare ribollente di voci, storie e odori. Progettato a metà ‘800 da Victor Baltard nella zona in cui sorgeva il Cimitero degli Innocenti, è stato smantellato nel 1969, per le crescenti difficoltà logistiche che comportava la presenza dei mercati generali nel centro. Lo scrittore ÉmileZola ha dedicato loro il 3° volume del ciclo dei Rougon Macquart e Billy Wilder vi ha ambientato il film Irma la dolce.
Oggi la zona ospita un giardino e il Forum des Halles, centro commerciale con ambizioni culturali esteso anche sottoterra, intorno al nodo nevralgico della metropolitana; il complesso, stenta però ancora a trovare una sua autentica identità. L’ennesimo progetto di riqualificazione è tuttora allo studio di celebri nomi dell’architettura. Pieno di carattere invece, a pochi passi dal Forum, nel secondo arrondissement, è il mercato di strada di rue Montorgueil. Bancarelle che si confondono con le vetrine dei negozi, in un tripudio di fiori, pane e pesce fresco.
In questa via si espandevano Les Halles con i banchi dei pescivendoli e, al cadente ma ancor affascinante Rocher de Cancale, all’angolo con Rue Greneta, sedevano Dumas e Balzac. Tra i negozi storici, da provare, qualche delizia della pasticceria-gastronomia Stohrer, al numero 51. Gli altri due più famosi mercati di strada di Parigi sono ai poli culturali della città: uno sulla Rive Gauche, nel pieno del Quartiere Latino, a due passi dalla Sorbona e a pochi isolati dai caffè dove era solito andare Sartre, l’altro ai confini della Montmartre impressionista.
L’intellettuale rue Mouffetard, quella della librerie colte, come L’Arbre du Voyageur, e dei fumetti introvabili altrove, si trasforma ogni domenica mattina nella più ruspante Mouff’, un rigoglio di polli arrosto e formaggi. Da qui veniva il pollo del primo beneficiario delle buone azioni di Amélie nel film di Jeunet: il nonno che improvvisamente ricorda la sua infanzia grazie a una scatola dei ricordi. Piombiamo nel pieno del mondo di Amélie, al Café Les deux Moulins, in Rue Lepic a Montmartre. Nella parte alta della via, in cui ha abitato Van Gogh, si susseguono banchi di pescivendoli, macellai, fruttivendoli, tra colori e un accumulo di mercanzie che sembrano solo apparentemente casuali. Se si scende fino in fondo alla via e si prende la seconda linea della metro alla fermata Blanche, direzione Nation, si arriva in poche fermate a Belleville.
[[ge:rep-locali:repubblica:117037807]]Lungo il boulevard omonimo si svolge il mercato più esotico. Zona di forte immigrazione, è il teatro intorno a cui si muovono i personaggi della serie di Pennac sulla famiglia Malaussène. Mango, papaia, avocado, frutta e spezie; e se alzate gli occhi, vedrete che sopra quella confusione si staglia l’inconfondibile sagoma dello Zèbre, il cine-teatro contro la cui distruzione i Malaussène si battevano.
Altro mercato multietnico, altra zona dalla storia tormentata: è Dejan, in place du Chateau Rouge. Siamo alla Goutte d’Or: qui nel ‘400, quando ancora Parigi non aveva inglobato i villaggi delle colline vicine, c’erano mulini e vigneti e si produceva un vino bianco che ha dato il nome al quartiere. Ai tempi di Zola era già zona di immigrazione dalle campagne: lo scrittore incontrò qui il protagonista dell’Assommoir. Durante la guerra d’Algeria fu roccaforte dell’FLN, oggi qui convivono antillani e africani, gomito a gomito sui banchi di pesce fresco, specialità per cui i parigini attraversano la città.
Se cercate un mercato popolare ma molto francese, andate in Place d’Aligre, nel 12° arrondissement. Nato nel Medioevo per concessione di un abate che pretese il mantenimento di prezzi bassi, ancora oggi rispetta quella condizione. Frutta nazionale ed esotica, verdure e fiori e con poca spesa sembrerete un vero parigino, con sporta rigonfia e una baguette sotto il braccio.
PARTECIPA: La tua Parigi