La Foca Monaca è uno dei mammiferi marini più rari al mondo, con circa quattrocento esemplari che vivono prevalentemente tra Grecia e Turchia, ma che cercano sempre nuove grotte tranquille dove allevare i cuccioli. Difficilmente si possono incontrare d'estate, quando la presenza umana è massima, ma si può tracciare una mappa della sua presenza, che segnala mari puliti e ambienti naturali integri.
Nel nostro Paese, oltre alla Sardegna nella zona di Calagonone, gli avvistamenti degli ultimi anni sono avvenuti lungo la costa campana meridionale, a Favignana, in Puglia e lungo la costa croata. Poiché la foca si riproduce prevalentemente da agosto a ottobre, quando le calette deserte sono prese d’assalto dai turisti le è difficile trovare ancora spiagge di sabbia bianca ai piedi delle scogliere dove dare alla luce i propri cuccioli. Per questo si è adattata sempre più a riprodursi in grotte inaccessibili o anche semplici anfratti dove talvolta i cuccioli sono allevati in totale tranquillità anche a breve distanza dai centri abitati. Non rimane allora, per incontrare il mitico animale, che spostarsi in Grecia o in Turchia.
Il cuore della distribuzione della foca è l’Egeo, con una presenza consistente attorno alle isole Sporadi, di sessanta/settanta individui, nelle Cicladi e poi nelle Isole Ionie, come Cefalonia e Zacinto. Se volete avere la fortuna di incontrarla il modo migliore è durante la tarda primavera o a fine estate, veleggiando tra le isole, magari puntando la prua sul cuore dell’Egeo sfidando il meltemi, il forte vento che spira da nord. Al di fuori del Mediterraneo, l’unica vera colonia di foche monache, con oltre duecento esemplari concentrati in un breve tratto di costa, si trova in Mauritania, ma una tragica epidemia di dieci anni fa le aveva decimate e solo negli ultimi anni fortunatamente il loro numero è nuovamente in crescita.
Difficile però andare a cercarle visto che bisognerebbe attraversare un deserto pieno di mine, sconvolto dalla guerra delle tribù nomadi del cosiddetto Sahara spagnolo. Sempre nel mare Atlantico una possibilità è offerta dall’isola di Madeira. Con la creazione di un Parco Nazionale sono state protette le vicine Isole Desertas. Con tre ore di barca è possibile oggi essere accompagnati dagli esperti del Parco per incontrare una delle popolazioni più vivaci al mondo, che negli ultimi dieci anni è addirittura raddoppiata. Le regole per il seal watching sono ferree. «Non bisogna mai, assolutamente per nessun motivo entrare nelle grotte dove si riproducono, infatti si rischierebbe di disturbarle», spiega Guarrera. «La difficoltà di trovare luoghi tranquilli, idonei alla riproduzione, è una minaccia per la specie, anche se il problema principale è rappresentato dall’uccisione diretta da parte dei pescatori e dalle reti da pesca dove rimangono impigliati e annegano i giovani esemplari».
Non c’è davvero luogo al mondo al riparo da queste minacce anche se in Turchia, esattamente in Cilicia, duecento chilometri di coste rocciose, proprio di fronte all’isola di Cipro, i pescatori stanno imparando a rispettare questa specie che vedono ora come possibile fonte di integrazione del loro reddito.
Gli ecoturisti arrivano infatti da ogni parte del mondo appositamente per vedere la foca: i pescatori sono gli unici a poterli accompagnare in quest’impresa. Il turismo, quindi, da minaccia incombente può diventare ora un’insperata ancora di salvezza.
Nel nostro Paese, oltre alla Sardegna nella zona di Calagonone, gli avvistamenti degli ultimi anni sono avvenuti lungo la costa campana meridionale, a Favignana, in Puglia e lungo la costa croata. Poiché la foca si riproduce prevalentemente da agosto a ottobre, quando le calette deserte sono prese d’assalto dai turisti le è difficile trovare ancora spiagge di sabbia bianca ai piedi delle scogliere dove dare alla luce i propri cuccioli. Per questo si è adattata sempre più a riprodursi in grotte inaccessibili o anche semplici anfratti dove talvolta i cuccioli sono allevati in totale tranquillità anche a breve distanza dai centri abitati. Non rimane allora, per incontrare il mitico animale, che spostarsi in Grecia o in Turchia.
Il cuore della distribuzione della foca è l’Egeo, con una presenza consistente attorno alle isole Sporadi, di sessanta/settanta individui, nelle Cicladi e poi nelle Isole Ionie, come Cefalonia e Zacinto. Se volete avere la fortuna di incontrarla il modo migliore è durante la tarda primavera o a fine estate, veleggiando tra le isole, magari puntando la prua sul cuore dell’Egeo sfidando il meltemi, il forte vento che spira da nord. Al di fuori del Mediterraneo, l’unica vera colonia di foche monache, con oltre duecento esemplari concentrati in un breve tratto di costa, si trova in Mauritania, ma una tragica epidemia di dieci anni fa le aveva decimate e solo negli ultimi anni fortunatamente il loro numero è nuovamente in crescita.
Difficile però andare a cercarle visto che bisognerebbe attraversare un deserto pieno di mine, sconvolto dalla guerra delle tribù nomadi del cosiddetto Sahara spagnolo. Sempre nel mare Atlantico una possibilità è offerta dall’isola di Madeira. Con la creazione di un Parco Nazionale sono state protette le vicine Isole Desertas. Con tre ore di barca è possibile oggi essere accompagnati dagli esperti del Parco per incontrare una delle popolazioni più vivaci al mondo, che negli ultimi dieci anni è addirittura raddoppiata. Le regole per il seal watching sono ferree. «Non bisogna mai, assolutamente per nessun motivo entrare nelle grotte dove si riproducono, infatti si rischierebbe di disturbarle», spiega Guarrera. «La difficoltà di trovare luoghi tranquilli, idonei alla riproduzione, è una minaccia per la specie, anche se il problema principale è rappresentato dall’uccisione diretta da parte dei pescatori e dalle reti da pesca dove rimangono impigliati e annegano i giovani esemplari».
Non c’è davvero luogo al mondo al riparo da queste minacce anche se in Turchia, esattamente in Cilicia, duecento chilometri di coste rocciose, proprio di fronte all’isola di Cipro, i pescatori stanno imparando a rispettare questa specie che vedono ora come possibile fonte di integrazione del loro reddito.
Gli ecoturisti arrivano infatti da ogni parte del mondo appositamente per vedere la foca: i pescatori sono gli unici a poterli accompagnare in quest’impresa. Il turismo, quindi, da minaccia incombente può diventare ora un’insperata ancora di salvezza.