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Darwin e le Galapagos

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Era il 15 settembre del 1835, quando il ventiseienne studente di zoologia Charles Darwin, spedito a soli 22 anni in una crociera scientifica attorno al mondo sul brigantino a dieci cannoni Beagle, sbarcò nel porto di San Cristobal. Ed è proprio qui, studiando con passione gli animali, dall’«estrema dimestichezza» dei quali fu piacevolmente stupito, che cominciò a rendersi conto di come, soprattutto una specie di uccelli (i fringuelli) ma anche le grandi testuggini terrestri, fossero di forme e di costumi diversi nelle varie isole da lui visitate. «Non mi sarei mai immaginato – scrive nel suo The voyage of the Beagle – che isole distanti cinquanta o sessanta miglia fra di loro e la maggior parte in vista una dell’altra, formate da roccia identica, poste sotto un clima perfettamente identico, elevatesi a circa la stessa altezza, dovessero essere abitate in modo diverso, ma vedremo che è proprio così». Dalle sue osservazioni, soprattutto quelle riguardanti i becchi dei grigi e poco vistosi fringuelli (oggi chiamati “Fringuelli di Darwin”) che popolavano le isole, nasce il suo monumentale lavoro Sull’origine delle specie pubblicato nel 1859, il quale, contrapponendosi alle teorie creazioniste allora dominanti, aprì un dibattito che ancor oggi non accenna a risolversi. Dobbiamo dunque alle Galapagos, alla sua sempre amichevole meravigliosa fauna e all’intuito di un geniale ventenne, l’aver aperto una grande finestra anche sulle nostre origini e sulla nostra mirabile storia. Per cui un viaggio alle Galapagos (se vi interessa leggete il volume Sulla rotta di Darwin, (Cacucci editore) diviene indispensabile per rendersi conto di persona di quello che, ancor oggi, la natura può offrirci.