Tra i Romani bisogna annoverare il generale Germanico, a cui era stato promesso l'impero, nipote di Tiberio, che volle vedere con i suoi occhi le piramidi, e lo storico Diodoro Siculo che riconobbe il primato della civiltà egiziana. Paese "d'oltremare" di complessa bellezza, a cavallo dei deserti e di due mari, il Mediterraneo e il Mar Rosso solcati dalla storia, l'Egitto appariva, a ragione, patria della più antica civiltà conosciuta e custode di ogni sapere. Forse, gli antichi vedevano in quelle terre scandite dal Nilo il segreto di una cultura immune dallo scorrere del tempo.
Un ambiente che incoraggiava e stimolava lo studio della matematica, dell'astronomia e della geografia madre di tutti i viaggi: non fu proprio il greco Eratostene, trasferitosi nel III secolo avanti Cristo ad Alessandria d'Egitto, a misurare la distanza della Terra dal Sole, a calcolare quasi esattamente la circonferenza del mondo e a disegnare la carta più accurata dei continenti allora conosciuti? Eliodoro, uno scrittore greco del III secolo avanti Cristo, sosteneva che "ogni descrizione di cose egiziane attrae i Greci ad ascoltarla più di ogni altro argomento": dunque, l'Egittologia e l'Egittomania nacquero ben prima del 1798, data di partenza della spedizione di Napoleone per la terra delle Piramidi.
Sono passati molti secoli, il mondo ai nostri occhi si è apparentemente ristretto, ma il turista moderno va in Egitto, come allora, per lo stesso bisogno di scoperta, a cui aggiunge, oggi, un desiderio di evasione e di natura. Una scelta trendy e insieme colta a cui gli operatori turistici rispondono con proposte sempre più raffinate di vacanze "attive", con le crociere sul Nilo e i villaggi sul Mar Rosso, capaci di offrire benessere fisico legato a uno dei mari più belli del mondo, con grandiosi parchi marini.
Al benessere del corpo, al desiderio di sport e di sole, i tour operator più attenti aggiungono in Egitto anche una vacanza di scoperta, di avventura, con escursioni al Cairo e Luxor per ammirare alcune delle meraviglie dell'architettura antica, e nei suggestivi monasteri, per visitare i luoghi del primo monachesimo cristiano. Non manca, in molte proposte, il contatto con la gente e le usanze locali: viene offerta l'emozione di vivere una giornata con i beduini, provando le loro bevande e i loro cibi, sotto lo stesso cielo stellato che nel III secolo avanti Cristo aveva fatto capire al greco Aristarco di Samo, proprio in Egitto, che era la Terra a girare intorno al sole e non viceversa, come venne creduto ostinatamente per secoli, dopo di lui.
Durante la lunghissima dominazione araba e poi ottomana, durante la quale già si pensava di costruire un canale che collegasse Mediterraneo e Mar Rosso, ci fu una relativa assenza di viaggiatori occidentali, ma non mancarono studiosi della civiltà egiziana, come l'inglese Thomas Brown che pubblicò nel 1658 i volumi Hydriotaphia e Urn Burial dedicati allo studio delle mummie; o il nobile romano Pietro della Valle che, all'inizio del Seicento, durante un lungo viaggio verso l'Oriente più lontano - si dice per dimenticare un amore infelice - visitò il Sinai e il Cairo dove scoprì con stupore, come scriveva nei suoi diari di viaggio, "la Sphinge seppellita la metà nell'arena".
La sfortunata e controversa spedizione di Napoleone, che puntava all'India e inseguiva il sogno di Alessandro Magno, fu l'inizio della riscoperta occidentale dell'Egitto ed ebbe molti pregi, come quello di far salpare, dal porto di Tolone, il 19 maggio del 1798, non solo 55 mila soldati ma anche un piccolo esercito di scienziati, botanici, pittori, scultori, architetti, astronomi, farmacisti, scrittori, antiquari, reclutati per un'impresa di stampo illuminista che fece dichiarare al futuro imperatore: "Il tempo che passai in Egitto fu il più bello della mia vita perché fu il più pieno di ideali". Quella spedizione, come tutti sanno, ebbe anche il grandissimo merito di portare alla luce la Stele di Rosetta (oggi al British Museum) che permise a Jean-Francois Champollion di decifrare i geroglifici.
Tra i più grandi viaggiatori dell'Ottocento in terra egiziana figurano gli inglesi; tra questi James Burton (1788-1862), che fu spedito lungo il Nilo da una società geologica alla ricerca, inutile, di giacimenti di carbone. Fu tra i primi a scavare le tombe di Ramsete II e Ramsete III. Howard Carter (1874-1939) passò alla storia per aver scoperto la ricchissima tomba di Tutankamon, il faraone fanciullo della XVIII dinastia. Carter trovò una grande quantità di tesori che fotografò prima di spedirli al Cairo, dove sono conservati nel Museo Egizio.
Alla scoperta si aggiunse una leggenda, quella della maledizione di Tutankamon: molti dei visitatori della tomba morirono dopo poco, per circostanze banali. Il padre riconosciuto dell'Egittologia britannica fu John Gardner Wilkinson (1797-1875) che, dal 1822, fece ripetuti viaggi in Egitto, esplorando a fondo la Valle dei Re, tracciando i primi rilievi dell'antica città di Tebe e scrivendo la prima cronologia delle dinastie egiziane.
Gli inglesi che arrivavano al Cairo scendevano al mitico Shepheard's Hotel, che inaugurò nel 1845, e fu demolito nel 1952, per poi essere ricostruito moderno. Venne definito da molti ospiti "sporco e insieme molto attraente"; distribuì ai clienti una delle prime guide scritte sull'Egitto, con cartine, disegni e consigli sulle escursioni.
Tra gli archeologi italiani va ricordato il padovano Giovanni Battista Belzoni (1778-1823) che, partito come ingegnere idraulico e appassionatosi della storia egiziana, scoprì tra il 1815 e il 1819 numerose tombe nella Valle dei Re. Un altro italiano, Giovanni Battista Caviglia (1770-1845), diresse molti scavi a Giza.
Il rapporto degli scrittori europei con l'Egitto è complesso: i sentimenti raccontati sono quelli legati alla scoperta, al mistero, alle tenebre, allo stupore spinto ai limiti estremi, agli addii, alla conciliazione dell'inconciliabile, alle decisioni irrevocabili. Nel 1923, Edward Morgan Foster (1889-1970), autore di Camera con vista e Passaggio in India, scrisse un libro che era un atto d'amore verso la seconda grande città d'Egitto e verso tutta la terra dei Faraoni: Alessandria d'Egitto. Storia e guida (Sellerio Editore, 272 pagine 15,49 euro), in cui notò che "gli arabi non sono affatto barbari, e a sollevarli da questa accusa basta la grande città del Cairo, ma la loro civiltà era orientale e terrestre, e non aveva niente a che vedere con quella mediterranea...".
Una guida molto popolare tra i viaggiatori anglosassoni fu A thousand Miles up the Nile, scritta dall'inglese Amelia Blanford Edwards (1831-1892) e ristampata fino a pochi anni fa: mescolava storia e indicazioni sui siti archeologici. La passione per l'Egitto venne espressa da un altro grande scrittore inglese, Lawrence Durrell (nato nel 1912 in India e morto nel 1990 in Francia), con la sua tetralogia Justine, Balthazar, Mountolive e Clea (Einaudi), ispirata al periodo che passò tra il Cairo e Alessandria durante la Seconda guerra mondiale, dove lavorò per l'Intelligence britannica.
Infine, Agatha Christie, che scrisse nel 1934 un celebre giallo ambientato in Egitto: Poirot sul Nilo (Mondadori, 252 pagine, 7 euro). La maestra del brivido visitò più volte la terra dei Faraoni, specialmente dopo aver sposato l'archeologo Max Mellowan. Tra gli italiani vale la pena di ricordare Giuseppe Ungaretti che nacque nel 1888 ad Alessandria d'Egitto, dove trascorse l'infanzia e i primi anni della giovinezza.
Capolavori e libri di intrattenimento, guide colte, poesie e saggi storici che non dovrebbero mancare, insieme al costume da bagno, alle pinne e la maschera, nella valigia di chi affronta un viaggio in Egitto all'insegna della vacanza "attiva" per il corpo e per la mente.
(31 mar 2005)