Viaggi

Marche

Fermo. Capolavori d'autunno

Le opere di Vincenzo Pagani esposte a Fermo e quelle di Osvaldo Licini a Monte Vidon Corrado. E poi piazze salotto e palazzi gentilizi. I Viaggi

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Nelle Marche, fino a novembre, sono in scena due importanti mostre d'arte: a Fermo, protagonisti Vincenzo Pagani e il rinascimento marchigiano; a Monte Vidon Corrado è invece il momento di Osvaldo Licini, importante esponente dell'astrattismo. Due motivi in più per partire e vivere qualche giorno alla scoperta di questa regione e dei luoghi incantevoli che hanno ispirato questi straordinari artisti. Ci attendono paesaggi dolci, colline che scendono gentili verso il mare e, sullo sfondo, monti alti e rotondi con affascinati piccoli borghi da cui ammirare in un solo sguardo tutto il paesaggio circostante, tra scorci di blù, colline, ulivi e vigneti.

Prima tappa: Fermo. Qui il 31 maggio scorso è stata inaugurata la mostra dedicata a Vincenzo Pagani, "un pittore devoto tra Crivelli e Raffaello". Presso Palazzo dei Priori sono intervenuti il curatore Vittorio Sgarbi insieme all'Assessore alla Cultura della Regione Marche, Luigi Minardi, l'Assessore alla Cultura della Provincia di Ascoli Piceno, Olimpia Gobbi, ed il Sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio. Con l'occasione si può visitare questa piccola città con la sua bella piazza salotto, il corso con i palazzi gentilizi e i negozi, la preziosa pinacoteca all'interno del Palazzo dei Priori che ospita la Natività di Rubens e il Duomo, con i giardini da dove ammirare il mare e il Monte Conero. Si consiglia la visita alle Cisterne Romane del I secolo d.C. tra le più grandi cisterne di epoca romana esistenti, disseminate su una superficie di 2100 metri quadrati circa, sono divise in 30 stanze disposte su 10 file, collegate tra loro ed alimentate da acqua sorgiva di falda. In epoca romana l'acqua veniva distribuita dalle cisterne alle fontane pubbliche a caduta libera, sfruttando le pendenze del terreno, dal 1200 vennero invece utilizzate dai Domenicani come cantine, avendo una temperatura costante di 14-15 erano perfette per conservare vino ed olio. Ma torniamo a Pagani, egli fu un pittore devoto anche al suo territorio spesso ritratto in scorci e sfondi e le sue opere presenti in molti centri del fermano ci appaiono come nodi di una rete che collega tra loro ed impreziosisce luoghi come Moresco, Monterubbiano, Ortezzano.

Seconda tappa. Moresco: in Piazza Castello c'è l'affresco che ritrae S. Maria con il Bambino, dove sorgeva la chiesa di S. Maria di Castro, demolita nel 1833. All'interno del Comune si trova un'altra opera di Pagani, una pala proveniente dall'altare maggiore della chiesa che ritrae S. Sofia, S. Lorenzo, S. Rocco, S. Sebastiano e la Madonna con il Bambino, sullo sfondo si può riconoscere facilmente il castello di Moresco. Con un breve tragitto si raggiunge Monterubbiano, città natale di Pagani. Qui, nella Chiesa di S. Agostino si scoprono affreschi e tavole dell'artista, mentre nella Chiesa Collegiata, c'è l'Assunta ritenuta la sua ultima opera. Passeggiando lungo le vie del paese ci si imbatte in graziosi orti e giardini affacciati sul bel panorama circostante e non si può davvero perdere una vista al Parco di S. Rocco, il belvedere raccontato dalla poesia di Luigi Centanni, riportata su lastra di marmo che concentra in pochi versi l'emozione di trovarsi con lo sguardo che "spazia nel cielo turchino dalle nevose vette d'Appenino degradando al Conero D'Ancona. Poi il mare, il mare glauco e cilestrino per miglia e miglia". Restiamo in contemplazione, tutto il paesaggio ci appare chiaro ed in pacifica armonia.

Giungiamo poi ad Ortezzano dove nella chiesa di S. Maria è conservato un affresco, probabilmente la prima opera del Pagani, anche qui dal belvedere si ha una visuale ampia e piacevole del panorama fino all' Adriatico. Ci si lascia alle spalle le opere rinascimentali del Pagani per tuffarci nella vibrante poesia visiva di Osvaldo Licini. Nel cinquantenario della morte a lui è dedicata la mostra antologica ad Ascoli Piceno, presso il Polo Culturale Sant'Agostino. Negli spazi suggestivi di un convento rinascimentale sono riunite per la prima volta più di 120 opere provenienti dalla galleria Licini, da musei italiani e stranieri e da collezioni pubbliche e private, selezionate dai curatori Stefano Panetti, Elena Pontiggia, Daniela Simoni ed Enrica Torelli Landini insieme a Luigi Dania, studioso e collezionista che fu amico e confidente dell'artista e Maria Vittoria Marini Clarelli, soprintendente della Galleria Nazionale d'Arte Moderna.

[[ge:rep-locali:repubblica:117038155]]Ultima tappa: Monte Vidon Corrado, paese d'origine dell'artista, che scelse di tornarvi dopo aver vissuto a Parigi dal dopoguerra alla metà degli anni venti. La sua casa, una dimora gentilizia del '700 aspetta lungo le stradine rosate del piccolo borgo, dalle finestre e dalla terrazza appaiono gli stessi paesaggi, con grandi porzioni di cielo molte volte ritratti. La mostra, presso il Centro Studi Osvaldo Licini, è un'esposizione documentaria, fotografica e pittorica, con 23 olii e 63 disegni, incentrata sulle opere realizzate nel primo periodo di attività artistica, in cui l'artista si dedicava al paesaggio naturale ed umano. La casa è visitabile con guida e contiene ambientazioni ricostruite grazie a fotografie e racconti d'epoca. Ci lascia una leggera malinconia la visita della casa, qui tutto sembra sospeso, come in attesa e le foto, le lettere d'amore, le poesie scritte sui muri con una semplice matita raccontano di giorni, anni, momenti felici e intensi ed insieme rievocano i silenzi gravi delle assenze definitive