"HO FATICATO per un lungo periodo, ho fatto quindici anni di sforzi per adattarmi allo stile di vita occidentale, ma non ci sono riuscita. Tornerò ancora una volta alle origini della mia infanzia. Tornerò dal popolo che mi ha allevata, la bellezza di questo luogo è straordinaria ed è rimasta impressa nella mia memoria. Il mio cuore brucia arso dal desiderio di rivedere la giungla, di lasciare che il calore della terra e della gente mi penetri nell'anima". Il richiamo della giungla di Sabine Kuegler (Corbaccio, pag. 257, euro 18,60) ci accompagna nellaPapua occidentale, uno spicchio di Indonesia, un paradiso perduto, una delle ultime terre inesplorate del mondo.
Alcune zone non vengono nemmeno contemplate dalle mappe, esistono tratti lunghi fino a trecento chilometri che non sono stati segnalati dalle carte topografiche. La Papua occidentale - si chiamava Irian Jaya - fa parte della Nuova Guinea, è circondata da migliaia di piccole isole che formano la Melanesia, “isole nere” perché il territorio è interamente coperto dalla cenere vulcanica. Si atterra nella capitale Jayapura oppure a Biak, conosciuta per l'acqua cristallina, per gli splendidi fondali corallini. Ma visitare la Papua occidentale non è come visitare un altro pezzo di Indonesia, bisogna sapersi organizzare: servono vaccini antimalaria, permessi speciali che vengono rilasciati dalla polizia non appena arrivati a Papua. Ogni spostamento costa caro: prezzi alti sia per i mezzi di trasporto che per le guide, sia per gli hotel che per le barche a motore.
[[ge:rep-locali:repubblica:117038276]]E alcuni territori sono pericolosi. Il Free Papua Movement – Movimento per la liberazione di Papua nato nel 1964 poco dopo l'invasione indonesiana perché l'Indonesia non voleva che la Papua Occidentale diventasse indipendente e tanto meno abbandonarla nelle mani di governi tribali - è molto attivo nella Riserva di Lorentz, un segmento di giungla e in alcune zone della penisola dalla Testa di Uccello. Proprio per questo bisogna muoversi accompagnati: il rischio è il rapimento. Il Movimento rapisce i turisti per attirare l'attenzione della stampa internazionale. Chi ha viaggiato nella Papua ha ricordi di fughe violente dai villaggi e di polizia armata insieme alla rara bellezza dei luoghi. Gli stessi che Sabine Kuegler ha descritto proprio «per non dimenticare». Klueger si è trasferita quando aveva soltanto cinque anni.
I suoi genitori erano antropologi e missionari, avevano stabilito una base per studiare la tribù dei Fayu, una tribù che prima di allora non era mai venuta a contatto con i bianchi. Sabine voleva bene ai Fayu, erano la sua famiglia allargata. Ci è rimasta fino a quando ha compiuto diciassette anni ed è dovuta ritornare in Europa. L'Europa per lei è stata uno choc. Il suo posto, i suoi amici, i suoi colori, le albe, i tramonti, le luci azzurre della sera per Sabine erano nella giungla ed era lì che voleva tornare. La sua identità culturale si era formata nel territorio selvaggio della Papua e per lei è stato difficilissimo adattarsi alle regole della civiltà, ha sofferto di disturbi psicologici ed emotivi finché non è riuscita a tornare «a casa», nella «grande casa» della sua tribù. «Sto sognando – scrive Kuegler - sono in piedi sulla collina a Foida. Il sole splende; il cielo azzurro è chiazzato di fluttuanti nuvole bianche. Sento una brezza fresca, inspiro il profumo dolce della giungla. Guardo verso l'orizzonte e mi si ferma il cuore. In lontananza cominciano ad accumularsi dei nuvoloni neri che si fanno sempre più grandi e minacciosi. Vengono verso di me. Mi assale l'inquietudine, un senso di paura. Continuo a guardare mentre questa massa oscura si avvicina agli splendidi alberi che mi circondano».
Questo e molto altro è la Papua occidentale. La valle del Baliem come la Pianura dell'Altopiano (etnia Dani) mostrano meravigliosi paesaggi così come le giungle del sud, la regione di Asmat, ad esempio, dove si possono ammirare reperti di arte primitiva. Bellissime le caverne vicino a Fak Fak con i loro dipinti rupestri nella penisola della Testa di Uccello. Chi ha voglia di lago può raggiungere i laghi vicino a Manokwari e Nabire; chi ha voglia di mare può esplorare le barriere coralline vergini del parco Nazionale di Cenderawasih. Sabine Kuegler privilegia, tra le altre, la zona di Foida, soprattutto i suoi tramonti.
«Il sole cominciava a tramontare e io mi preparai per andare a letto. Negli anni avevo scordato quanto fossero rapidi i tramonti nella giungla. In occidente siamo abituati all'elettricità che rende graduale il passaggio dal giorno alla notte: non c'è bisogno di correre per portare a termine quello che stiamo facendo. A Foida invece bisogna completare ogni cosa prima che il sole cominci a calare, il che accade esattamente alle 17. Entro un'ora, regna l'oscurità: l'unica illuminazione proviene da torce o candele che, con un buio simile non offrono molta luce».
Alcune zone non vengono nemmeno contemplate dalle mappe, esistono tratti lunghi fino a trecento chilometri che non sono stati segnalati dalle carte topografiche. La Papua occidentale - si chiamava Irian Jaya - fa parte della Nuova Guinea, è circondata da migliaia di piccole isole che formano la Melanesia, “isole nere” perché il territorio è interamente coperto dalla cenere vulcanica. Si atterra nella capitale Jayapura oppure a Biak, conosciuta per l'acqua cristallina, per gli splendidi fondali corallini. Ma visitare la Papua occidentale non è come visitare un altro pezzo di Indonesia, bisogna sapersi organizzare: servono vaccini antimalaria, permessi speciali che vengono rilasciati dalla polizia non appena arrivati a Papua. Ogni spostamento costa caro: prezzi alti sia per i mezzi di trasporto che per le guide, sia per gli hotel che per le barche a motore.
[[ge:rep-locali:repubblica:117038276]]E alcuni territori sono pericolosi. Il Free Papua Movement – Movimento per la liberazione di Papua nato nel 1964 poco dopo l'invasione indonesiana perché l'Indonesia non voleva che la Papua Occidentale diventasse indipendente e tanto meno abbandonarla nelle mani di governi tribali - è molto attivo nella Riserva di Lorentz, un segmento di giungla e in alcune zone della penisola dalla Testa di Uccello. Proprio per questo bisogna muoversi accompagnati: il rischio è il rapimento. Il Movimento rapisce i turisti per attirare l'attenzione della stampa internazionale. Chi ha viaggiato nella Papua ha ricordi di fughe violente dai villaggi e di polizia armata insieme alla rara bellezza dei luoghi. Gli stessi che Sabine Kuegler ha descritto proprio «per non dimenticare». Klueger si è trasferita quando aveva soltanto cinque anni.
I suoi genitori erano antropologi e missionari, avevano stabilito una base per studiare la tribù dei Fayu, una tribù che prima di allora non era mai venuta a contatto con i bianchi. Sabine voleva bene ai Fayu, erano la sua famiglia allargata. Ci è rimasta fino a quando ha compiuto diciassette anni ed è dovuta ritornare in Europa. L'Europa per lei è stata uno choc. Il suo posto, i suoi amici, i suoi colori, le albe, i tramonti, le luci azzurre della sera per Sabine erano nella giungla ed era lì che voleva tornare. La sua identità culturale si era formata nel territorio selvaggio della Papua e per lei è stato difficilissimo adattarsi alle regole della civiltà, ha sofferto di disturbi psicologici ed emotivi finché non è riuscita a tornare «a casa», nella «grande casa» della sua tribù. «Sto sognando – scrive Kuegler - sono in piedi sulla collina a Foida. Il sole splende; il cielo azzurro è chiazzato di fluttuanti nuvole bianche. Sento una brezza fresca, inspiro il profumo dolce della giungla. Guardo verso l'orizzonte e mi si ferma il cuore. In lontananza cominciano ad accumularsi dei nuvoloni neri che si fanno sempre più grandi e minacciosi. Vengono verso di me. Mi assale l'inquietudine, un senso di paura. Continuo a guardare mentre questa massa oscura si avvicina agli splendidi alberi che mi circondano».
Questo e molto altro è la Papua occidentale. La valle del Baliem come la Pianura dell'Altopiano (etnia Dani) mostrano meravigliosi paesaggi così come le giungle del sud, la regione di Asmat, ad esempio, dove si possono ammirare reperti di arte primitiva. Bellissime le caverne vicino a Fak Fak con i loro dipinti rupestri nella penisola della Testa di Uccello. Chi ha voglia di lago può raggiungere i laghi vicino a Manokwari e Nabire; chi ha voglia di mare può esplorare le barriere coralline vergini del parco Nazionale di Cenderawasih. Sabine Kuegler privilegia, tra le altre, la zona di Foida, soprattutto i suoi tramonti.
«Il sole cominciava a tramontare e io mi preparai per andare a letto. Negli anni avevo scordato quanto fossero rapidi i tramonti nella giungla. In occidente siamo abituati all'elettricità che rende graduale il passaggio dal giorno alla notte: non c'è bisogno di correre per portare a termine quello che stiamo facendo. A Foida invece bisogna completare ogni cosa prima che il sole cominci a calare, il che accade esattamente alle 17. Entro un'ora, regna l'oscurità: l'unica illuminazione proviene da torce o candele che, con un buio simile non offrono molta luce».