Il binomio Trento-spumante, le famose "bollicine trentine", è nato più di un secolo fa. Era il 1902, quando un giovane tecnico di cantina, fresco del diploma conseguito alla Regia Scuola Agraria di S.Michele all'Adige e di un'esperienza vitivinicola maturata nello Champagne, tornò nella sua Trento per mettere in pratica i segreti appresi dai francesi. Si chiamava Giulio Ferrari e voleva creare uno spumante che esprimesse la cultura e la storia della sua terra, dove il vino è quotidiana consuetudine. Desiderava anche rendere onore al vino e in esso trovarvi un giusto godimento, trasferendo all'interno di una bottiglia l'anima di una comunità alpina e la sua gioia di vivere.
Lo spumante "Trento DOC" è nato da questo e dall'intuizione di Ferrari che mise a dimora le prime piante di Chardonnay in Italia destinate proprio allo spumante, coinvolgendo i contadini delle zone collinari più vocate, quelle delle vallate attorno a Trento e nella Valle dell'Adige.
Nel cuore di Trento, Giulio Ferrari coltivò il suo sogno, facendo lo spumante in prima persona. In una cantina sotto Piazza Duomo conservava la sua preziosa produzione, mai più di 10mila bottiglie l'anno, dove avveniva la "rifermentazione", per elevare di rango quel vino "fermo" che senza la briosità delle bollicine sarebbe diventato sì un vino buono, ma uno dei tanti.
Da quel nucleo produttivo nacque la prima azienda di spumante trentina, seguita da altre cantine che hanno puntato su questo settore ottenendo prodotti di altissima qualità. Pochi lo sanno, ma oggi, nel solo Trentino, in 26 aziende si producono oltre 7 dei 16 milioni di bottiglie di spumante classico che vengono "stappate" in un anno in Italia e che costituiscono il 40% della produzione nazionale. Bottiglie tutelate dalla Denominazione di Origine Controllata "Trento", la prima DOC assegnata in Italia ad uno spumante classico. È con uve Chardonnay (98 %) che si ottiene il vino base del "Trento D.O.C."e sono circa 700 gli ettari coltivati con questo vitigno in Trentino.
Si tratta di appezzamenti posti in media e alta collina, su terreni calcarei. Per la produzione del "Trento DOC" Metodo Classico anche tutte le operazioni di raccolta e vinificazione delle uve sono regolamentate e devono essere effettuate tutte all'interno del territorio provinciale: dalla vendemmia a mano, alla spremitura delle uve, alla spumantizzazione. Questa avviene secondo i canoni del metodo classico basati sulla rifermentazione in bottiglia con scuotimento e sboccatura. I vini spumanti a denominazione di origine controllata "Trento" devono permanere per almeno 15 mesi sui lieviti di fermentazione per le tipologie brut e rosè, mentre per quelli che si fregiano della qualifica "riserva" la permanenza è di 36 mesi.
Ogni fase di produzione, dal vigneto alla cantina, viene seguita da una commissione tecnica dell'Istituto Trento DOC Metodo Classico, creato nel 1984. Lo spumante è il simbolo della festa in famiglia e con gli amici, sinonimo di gioia, di occasioni particolari come Natale e Capodanno. E tra i più apprezzati vini trentini, uno saldamente sul podio è lo Spumante Metodo Classico, che per sottolineare il legame con la terra in cui viene prodotto si chiama "Trento DOC". Il Trentino è una terra particolarmente vocata, che si presta alla produzione di vini di carattere, inconfondibili per le qualità che questo territorio fra le montagne riesce a riversare in una bottiglia.
La conformazione geografica e il clima, con forti escursioni termiche, permettono infatti all'uva, qui e solo qui, di poter acquistare le migliori caratteristiche organolettiche per la base spumante. A ciò si aggiunge l'impegno dalle aziende per migliorare costantemente la qualità di questo prodotto. Un colore cristallino dai riflessi dorati, un perlage fitto e persistente, una spuma cremosa, il Trento DOC, secco e pieno nell'impatto, sprigiona fragranze fruttate. Va servito fresco, mai ghiacciato, in calici ampi, ad una temperatura fra gli 8 ed i 12 gradi, dopo averlo fatto raffreddare nel secchiello con il ghiaccio. Vino completo, può benissimo accompagnare un intero menù, dall'antipasto a fino ai dessert (solo nella versione demi-sec in questo caso), abbinandosi a tante pietanze della cucina mediterranea e a quella - quanto mai variegata - rispettosa delle tradizioni regionali.
Lo spumante "Trento DOC" è nato da questo e dall'intuizione di Ferrari che mise a dimora le prime piante di Chardonnay in Italia destinate proprio allo spumante, coinvolgendo i contadini delle zone collinari più vocate, quelle delle vallate attorno a Trento e nella Valle dell'Adige.
Nel cuore di Trento, Giulio Ferrari coltivò il suo sogno, facendo lo spumante in prima persona. In una cantina sotto Piazza Duomo conservava la sua preziosa produzione, mai più di 10mila bottiglie l'anno, dove avveniva la "rifermentazione", per elevare di rango quel vino "fermo" che senza la briosità delle bollicine sarebbe diventato sì un vino buono, ma uno dei tanti.
Da quel nucleo produttivo nacque la prima azienda di spumante trentina, seguita da altre cantine che hanno puntato su questo settore ottenendo prodotti di altissima qualità. Pochi lo sanno, ma oggi, nel solo Trentino, in 26 aziende si producono oltre 7 dei 16 milioni di bottiglie di spumante classico che vengono "stappate" in un anno in Italia e che costituiscono il 40% della produzione nazionale. Bottiglie tutelate dalla Denominazione di Origine Controllata "Trento", la prima DOC assegnata in Italia ad uno spumante classico. È con uve Chardonnay (98 %) che si ottiene il vino base del "Trento D.O.C."e sono circa 700 gli ettari coltivati con questo vitigno in Trentino.
Si tratta di appezzamenti posti in media e alta collina, su terreni calcarei. Per la produzione del "Trento DOC" Metodo Classico anche tutte le operazioni di raccolta e vinificazione delle uve sono regolamentate e devono essere effettuate tutte all'interno del territorio provinciale: dalla vendemmia a mano, alla spremitura delle uve, alla spumantizzazione. Questa avviene secondo i canoni del metodo classico basati sulla rifermentazione in bottiglia con scuotimento e sboccatura. I vini spumanti a denominazione di origine controllata "Trento" devono permanere per almeno 15 mesi sui lieviti di fermentazione per le tipologie brut e rosè, mentre per quelli che si fregiano della qualifica "riserva" la permanenza è di 36 mesi.
Ogni fase di produzione, dal vigneto alla cantina, viene seguita da una commissione tecnica dell'Istituto Trento DOC Metodo Classico, creato nel 1984. Lo spumante è il simbolo della festa in famiglia e con gli amici, sinonimo di gioia, di occasioni particolari come Natale e Capodanno. E tra i più apprezzati vini trentini, uno saldamente sul podio è lo Spumante Metodo Classico, che per sottolineare il legame con la terra in cui viene prodotto si chiama "Trento DOC". Il Trentino è una terra particolarmente vocata, che si presta alla produzione di vini di carattere, inconfondibili per le qualità che questo territorio fra le montagne riesce a riversare in una bottiglia.
La conformazione geografica e il clima, con forti escursioni termiche, permettono infatti all'uva, qui e solo qui, di poter acquistare le migliori caratteristiche organolettiche per la base spumante. A ciò si aggiunge l'impegno dalle aziende per migliorare costantemente la qualità di questo prodotto. Un colore cristallino dai riflessi dorati, un perlage fitto e persistente, una spuma cremosa, il Trento DOC, secco e pieno nell'impatto, sprigiona fragranze fruttate. Va servito fresco, mai ghiacciato, in calici ampi, ad una temperatura fra gli 8 ed i 12 gradi, dopo averlo fatto raffreddare nel secchiello con il ghiaccio. Vino completo, può benissimo accompagnare un intero menù, dall'antipasto a fino ai dessert (solo nella versione demi-sec in questo caso), abbinandosi a tante pietanze della cucina mediterranea e a quella - quanto mai variegata - rispettosa delle tradizioni regionali.