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Abruzzo, architettura sacra a Campli

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Campli, 20 chilometri da Teramo. Nove e mezza di mattina di un giorno qualsiasi. Potrebbe essere autunno, estate, inverno, primavera: la scena non cambia. Una donna passa davanti a San Paolo, entra in una porta accanto alla chiesa. Pregando in silenzio, a testa bassa, sale in ginocchio i 28 interminabili gradini di legno della Scala Santa. Arrivata in cima, davanti all'altare, il Sancta Sanctorum, la donna si ferma in meditazione, poi scende a piedi dalla scala parallela senza dire una parola. Esce e va al lavoro.

A stare fermi davanti al santuario di questo borgo abruzzese, si vedono entrare e uscire molte persone; tutte eseguono gli stessi movimenti della donna che abbiamo visto. Esiste addirittura un libretto, fornito dalla parrocchia dal titolo Come salire e scendere dalla Scala Santa, che suggerisce tutte le istruzioni necessarie.

La sorpresa è duplice: da un lato si assiste ad un atto di devozione compiuto con la naturalezza di una gesto quotidiano, dall'altro si scopre un monumento di grande interesse in una cittadina fuori dei grandi circuiti turistici.

Fu Papa Clemente XIV ad attribuire, il 21 gennaio del 1772, alla città di Campli il privilegio della Scala Santa, capace di concedere l'assoluzione dai peccati e, in alcuni giorni, l'Indulgenza Plenaria con lo stesso valore di quella che si ottiene a Roma.

Al di là dell'importanza del monumento per chi ha fede, la Scala è un tesoro d'arte con simbologie contenute nell'architettura e nelle decorazioni.

Si sale in ginocchio tra dipinti raffiguranti scene della Passione sotto un tetto affrescato, fino all'altare che contiene due schegge della Croce santa, due croci settecentesche e i ritratti di Papa Clemente e Sant'Elena. Quindi si scende in piedi (nuovi, purificati) da una scala parallela tra immagini di Resurrezione e angioletti.

Molte testimonianze provano che Campli fu un luogo di prim'ordine dove lavorarono artisti delle scuole di Giotto e Raffaello. Il corso principale è incorniciato da eleganti case cinquecentesche, (del Farmacista, del Medico) con logge e cortili, mentre in piazza Vittorio Emanuele II spicca il medievale palazzo Farnese, sede del Comune, con un elegante portico e trifore.

Di fronte, la trecentesca cattedrale di Santa Maria in Platea con una torre campanaria romanica e, all'interno, un soffitto in legno dipinto, un organo del '700 e affreschi nell'abside.

Appena quindici chilometri separano Campli da Civitella del Tronto, esempio di città-fortezza del '500 perfettamente conservata. Ex sentinella di confine del Regno di Napoli, con la sua straordinaria posizione a 600 m. di altezza su uno sperone di roccia, Civitella domina il Gran Sasso e l'Adriatico.

Prima di salire alla roccaforte che sovrasta l'abitato, vale la pena di fermarsi al belvedere di piazza Filippi Pepe, dove si abbraccia con lo sguardo tutta la Val Vibrata.

Attraverso stretti vicoli medioevali con portali che incorniciano l'ingresso delle abitazioni, si arriva alla cordonata d'accesso alla fortezza e, proseguendo attraverso una viuzza coperta (non più di 100 metri a scalini, dove passa a stento una persona per volta), considerata a ragione la strada più stretta d'Italia, si arriva all'ingresso di una delle più imponenti opere di ingegneria militare in Italia.

Venticinquemila mq. di piazze d'armi e camminamenti coperti, bastioni e cisterne, passerelle e magazzini, passaggi segreti ed ex alloggi della truppa, cucine e mensa, che ospitano oggi il Museo Storico delle Armi e delle Mappe della Fortezza. Edificata intorno al Mille e ricostruita nel '400, fu considerata per secoli un baluardo inespugnabile, fino al 1861, quando cedette all'assedio dei piemontesi.

Più che a un esercito Civitella si arrese alla Storia e all'inarrestabile Unità d'Italia. Suggestiva, tra i resti delle antiche caserme, la Rua Acquaia, camminamento sotterraneo che collegava due zone degli alloggi militari.

Poco distante, in uno slargo, tra abitazioni in rovina, spuntano sculture in ferro e ceramica dell'artista castellese Nino di Simone.

Insieme all'arte e alla storia è la gastronomia una delle caratteristiche delle valli intorno a Teramo. Molti gourmet assicurano che questa sia non solo la cucina più ricca e gustosa della regione, ma una delle più raffinate d'Italia.

L'itinerario prosegue attraverso la valle del Vomano, concentrato di natura e arte, dove si può fare tappa per visitare alcune tra le più belle chiese romaniche del Teramano (Abbazia di Santa Maria di Propezzano a S.Clemente al Vomano, Santa Maria di Ronzano e S.Giovanni ad Insulam) per arrivare al territorio che si estende lungo il corso del Fino, uno dei più ricchi di tradizioni e sorprese naturali.

Una meraviglia il panorama che fa da sfondo alle case rurali e ai campi di Atri: è la riserva dei Calanchi (protetta dal 1995 e Oasi Wwf), spettacolare anfiteatro di avvallamenti (detti anche Bolge di Atri) originati dall'erosione delle acque su colline argillose; si estende per 350 ettari intorno all'antichissima Hatria.

Paesaggio senza alberi, dove vivono solo piante di capperi, assenzio e liquirizia (utilizzata anche dalle industrie dolciarie locali) e dove volteggiano i falchi pellegrino e lanario.

Una volta entrati ad Atri, ex colonia romana, nella centrale piazza Duomo si ammirano testimonianze storiche e artistiche: dalla cattedrale di Santa Maria Assunta, duecentesca, con i preziosi portali e l'interno affrescato, alla chiesa di Santa Reparata; dai signorili palazzi cinquecenteschi (Mambelli e dei Duchi d'Acquaviva) al Teatro comunale costruito nell'800 e tutt'oggi in funzione.

Terra di cibi, ma anche di vini, i dintorni di Atri offrono la possibilità di degustare ottime etichette accompagnate da prodotti tipici del territorio.