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Palawan, l'isola di fiori

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Ci vogliono tredici ore di aereo e un volo interno per raggiungere Palawan un'isola lunga 425 chilometri e larga 40, a sud-ovest di Manila, la capitale delle Filippine.

A vederla dall'aeroplano somiglia a un delfino, accompagnato da tanti piccoli pesci. In verità altro non sono che scogli e isolette a cornice di questo strano lembo di terra. Sono i luoghi come Onda Bay, a un'ora di barca da Puerto Princesa, il capoluogo di Palawan, il posto ideale, dove potersi lentamente ambientare, rilassandosi tra musica e pesce cucinato sul posto. Oppure Snake Island; qui è possibile ammirare le meraviglie della barriera corallina.

A Palawan invece le sorprese si cercano a bordo di una Jeepney, il caratteristico mezzo di trasporto filippino. Ognuno è diverso dall'altro, molto colorato e carico sempre fino all'inverosimile, di persone così come di merci. Sabang è un piccolo villaggio di contadini e carabo, insostituibili aiutanti, motori naturali calmi e affidabili. Ma Sabang e i filippini adorano soprattutto il mare e le tradizioni ad esso legate. La costruzione di barche è così una delle attività più diffuse.

Barche che diventano canoe sull'underground river, un fiume sotterraneo poco distante da Sabang, percorribile per circa quattro chilometri nell'oscurità totale, squarciata solo dalle luce delle torce che illuminano a tratti stalattiti e formazioni calcaree, disturbando i tantissimi pipistrelli che dormono proprio sotto le volte delle caverne. Il risveglio della luce, alla fine del percorso, regala un verde dell'acqua cangiante e sorprendente. Simile a quello delle risaie e delle tante varietà di piante e fiori che si trovano sulla strada per Cabayugan, una decina di chilometri verso l'interno.

Del resto Palawan è l'isola dei fiori, della mimosa pudica, ad esempio, un fiore che se si sente in pericolo fa finta di appassire e morire. Ma è anche un'isola dove vivono ancora gruppi di indigeni - vicino Quezon - che nel tempo, abituati ai turisti, hanno imparato a sopravvivere vendendo prodotti del loro artigianato locale.

Sempre a Quezon si trovano poi le Tabon Cave, le grotte preistoriche dove sono stati trovati dei reperti che risalgono a 20.000 anni fa. Ci si arriva naturalmente in barca, salendo infine ripide scale e sentieri scoscesi. All'interno la sensazione di qualcosa di ancestrale rimane, e tendendo l'orecchio si possono ancora sentire antichi suoni trasmessi dalle stalattiti: suggestione o il fascino misterioso di un luogo così bello? La risposta non la sapremo mai, ma la certezza di tornare a Palawan, sì.