Viaggi

Mauritania, dal deserto all'oceano

3 minuti di lettura
Sabbia a destra, mare a sinistra e la battigia come autostrada. Questa però non è sabbia qualunque ma è quella del deserto che incontra l'oceano.Siamo in Mauritania, nel tratto di costa di 700 chilometri dove il Sahara si getta nell'Atlantico. Prima di mettersi in viaggio è però d'obbligo consultare il foglio delle maree. La jeep che abbiamo affittato, infatti, corre veloce nell'unica strada che porta verso il Parco Nazionale D'Arguin a nord del paese: circa 150 chilometri di dossi e sabbia. Chi viene al Parc d'Arguin non è alla ricerca del lusso e del comfort ma vuole poter ammirare nel loro ambiente naturale oltre 2 milioni di uccelli marini tra cui fenicotteri rosa e pellicani. Siamo nel terzo parco africano destinato alla protezione ornitologica. È stato dichiarato patrimonio dell'Unesco ed è una zona umida di importanza mondiale sorta nel cosiddetto deserto bagnato.Il parco ha un ecosistema complesso ed anche molto fragile. Per questo il turista può entrarvi soltanto se accompagnato e dopo aver ottenuto il permesso dalla direzione generale di Nouakchott, la capitale della Mauritania.Una città dove vivono oggi più di un milione di persone stretta tra la calda sabbia del Sahara e le fredde acque dell'Atlantico.Attorno ai mercati ruota la vita della città. Sono ben separati, ce n'è uno dove troviamo merce di ogni tipo: dalle stoffe variopinte ai generi alimentari. Quando ci arriviamo sono le 5 del pomeriggio e il mercato del pesce è tutto un pullulare di gente che attende il rientro delle piroghe. L'alta marea sta crescendo e non è facile strappare le barche al mare. Questo è l'ultimo sforzo per portare a casa il ricavato della giornata lavorativa: 100 chili di pesce. E il pesce, ovviamente, è anche il pasto preparato dalle donne ai propri uomini al ritorno dalla battuta di pesca.La nostra prossima meta è l'oasi di Terijt. In macchina, il nostro sguardo si perde tra le dune sabbiose per chilometri e chilometri. Ad un tratto la monotonia del paesaggio è spezzata dal muro di Adrar, una catena montuosa di 900 chilometri che taglia in due a semicerchio questa parte di deserto sahariano. Mano a mano che ci avviciniamo all'oasi, l'ambiente si fa aspro e, tra le rocce di ardesia, riescono a crescere soltanto piccole piante di acacia ed arbusti dai quasi si estraggono le essenze per l'hennè.Finalmente arriviamo all'oasi di Terjit. Anche qui è rimasto tutto come un tempo. E non è stato facile. Il capostipite della famiglia Hijaj ha più volte dovuto rifiutare le offerte dei ricchi compratori che volevano farne un villaggio attrezzato. Ha così potuto garantire il lavoro ai 300 residenti che vivono di turismo e della raccolta dei datteri. Grazie alla sua caparbietà oggi il turista può dormire sotto comode tende e rinfrescarsi nelle ampie conche e di pozzi di pietra riempiti dall'acqua a 25 gradi che sgorga dalla sorgente.Lasciamo Terijt per dirigerci verso un'altra meraviglia della Mauritania: la città vecchia di Chinguetti. Una cittadina inghiottita dalla sabbia, che per secoli è stato il principale centro culturale e religioso della Mauritania. Aggirandoci tra i vicoli notiamo che nelle case di pietra ed argilla vivono ormai solo i colombi. Le stradine sabbiose, infatti, sono percorse soltanto dagli studenti che a passo lento vanno a scuola. La moschea del '400 è l'unico palazzo ancora agibile nella città vecchia e segna i ritmi della giornata della settima città santa dell'Islam. Sulla via del ritorno, notiamo all'orizzonte il monolito di Ben Amera. Secondo la leggenda questa roccia è legata ad un adulterio. Tornato da un viaggio, Ben Amera si accorge del tradimento della moglie Aisha. Non vuol sentire ragioni e la ripudia insieme ai figli e alla serva, allontanandoli per sempre. Poco più avanti si può scorgere il proseguimento della storia: la forma in pietra di Aisha e più in basso i resti pietrificati dei suoi bambini Alla fine del 1999, per festeggiare l'arrivo del terzo millennio, il governo mauritano chiese a venti artisti provenienti da tutto il mondo di scolpire queste rocce per rappresentare simboli quali la pace e la fratellanza, il sole. Un augurio e una speranza che ci facciamo tutti bevendo il tè che qui accompagna gli incontri d'amore e la recitazione di poesie. Un luogo, un mitoIndiaIl grande respiro di Gandhidi Giovanni ScipioniUn piccolo grande uomo con la forza della non violenza sconfigge l'Impero britannico e realizza il sogno dell'indipendenza. Il suo respiro di fratellanza è un passaggio in India morbido e insieme traumatico, semplice e rivoluzionario. Un tocco di umana magia in un universo, attraversato da millenni di storia e di umana saggezza in una terra dalle emozioni estreme e dai forti contrasti. Terra del desiderio e regno della cupidigia del mondo occidentale per i suoi tesori inestimabili. È soprattutto un tocco di umana religiosità in una terra dall'atmosfera mistica dove convivono induismo, islamismo, buddismo, cristianesimo e sikh. I templi del Rajasthan, la valle del Gange, Bombay, Madras, le spiagge di Goa e la catena dell'Himalaya sono suggestive tessere di un mosaico assai complesso che racconta lo spaccato di un mondo dove, più che altrove, convivono passato e presente, regalando un'immagine di eternità, di divinità nascosta nella concretezza della quotidianità. Che sia sulla vetta più alta, nel più remoto dei villaggi, nella magnificenza dei templi, nel caos delle grandi città o tra i silenzi del deserto, ogni uomo sembra consapevole del compito che lo aspetta. Cercare il divino e completarsi in esso. Quegli stessi uomini che hanno consegnato Gandhi, il Mahatma, al Mito e continuano a celebrarlo oggi per la sua grande attualità.