SARÀ sicuramente capitato a molti, magari dopo un volo di diverse ore, di arrivare sull'aeroporto di destinazione, ascoltare il classico annuncio "signore e signori, abbiamo appena iniziato la discesa" e ritrovarsi poi a volare in circolo per decine di minuti a quota medio-bassa per colpa, come di solito il comandante si premura di far sapere, "dell'elevato volume di traffico presente sull'aeroporto".
Per molti queste parole rappresentano solo la premonizione di una serie di fastidiose scocciature: arrivo in ritardo, appuntamenti saltati, coincidenze prese solo a prezzo di affannose corse per i corridoi del terminal e, ammesso che ci si riesca, la quasi matematica certezza che mai e poi mai il bagaglio ce la farà a seguirci. Ma per i più ansiosi (o meno esperti) scatta anche un angoscioso interrogativo: ci sarà abbastanza carburante per aspettare il proprio turno di atterraggio? In realtà, in condizioni normali non c'è motivo di preoccuparsi troppo, perché il rifornimento minimo obbligatorio di un aereo di linea prevede comunque il carburante per un'eventuale attesa e, addirittura, il dirottamento verso un aeroporto diverso da quello di destinazione, oltre a un “extra” lasciato al giudizio del pilota.
Extrema ratio, se l'attesa dura più del previsto e il cherosene nei serbatoi arriva a quella specie di "spia della riserva" che noi chiamiamo "minimum landing fuel", il comandante lancia il "mayday", un messaggio di emergenza che gli consente di “sorpassare” gli aerei che lo precedono e arrivare a terra il prima possibile. Preoccupazione ingiustificata, allora? Non del tutto, perché si ha notizia di pressanti inviti che certe compagnie rivolgono ai loro piloti per spingerli a imbarcare la minor quantità possibile di carburante al fine di ridurre i consumi e, soprattutto negli USA, i casi di "mayday" dovuti a scarsità di carburante sono in aumento.
Insomma, anche per aria c'è chi cerca di fare il furbo, ma conforterà sapere che ad ogni richiesta di priorità in atterraggio segue un'inchiesta, e che le autorità aeronautiche hanno già pizzicato qualche recidivo, inducendolo a più miti consigli.
*Pilota di voli intercontinentali
Per molti queste parole rappresentano solo la premonizione di una serie di fastidiose scocciature: arrivo in ritardo, appuntamenti saltati, coincidenze prese solo a prezzo di affannose corse per i corridoi del terminal e, ammesso che ci si riesca, la quasi matematica certezza che mai e poi mai il bagaglio ce la farà a seguirci. Ma per i più ansiosi (o meno esperti) scatta anche un angoscioso interrogativo: ci sarà abbastanza carburante per aspettare il proprio turno di atterraggio? In realtà, in condizioni normali non c'è motivo di preoccuparsi troppo, perché il rifornimento minimo obbligatorio di un aereo di linea prevede comunque il carburante per un'eventuale attesa e, addirittura, il dirottamento verso un aeroporto diverso da quello di destinazione, oltre a un “extra” lasciato al giudizio del pilota.
Extrema ratio, se l'attesa dura più del previsto e il cherosene nei serbatoi arriva a quella specie di "spia della riserva" che noi chiamiamo "minimum landing fuel", il comandante lancia il "mayday", un messaggio di emergenza che gli consente di “sorpassare” gli aerei che lo precedono e arrivare a terra il prima possibile. Preoccupazione ingiustificata, allora? Non del tutto, perché si ha notizia di pressanti inviti che certe compagnie rivolgono ai loro piloti per spingerli a imbarcare la minor quantità possibile di carburante al fine di ridurre i consumi e, soprattutto negli USA, i casi di "mayday" dovuti a scarsità di carburante sono in aumento.
Insomma, anche per aria c'è chi cerca di fare il furbo, ma conforterà sapere che ad ogni richiesta di priorità in atterraggio segue un'inchiesta, e che le autorità aeronautiche hanno già pizzicato qualche recidivo, inducendolo a più miti consigli.
*Pilota di voli intercontinentali