"SIGNORE e signori, buongiorno. E' il vostro comandante che parla..." Sempre, nel corso di un volo, prima o poi usciranno dall'altoparlante di bordo (per noi, il public address) queste parole, in una sorta di rituale laico, inevitabile al punto che tanti anni fa Enrico Montesano, nei panni di un tal "comandante Capparuccini", ne ricavò una gag esilarante.
Il momento più comune è pochi minuti prima del decollo, ma anche durante la crociera, per sottolineare il sorvolo di punti particolarmente interessanti o all'inizio della discesa, con le informazioni sul tempo che farà all'arrivo. O magari durante le fasi di imbarco, e allora i più scafati alzano gli occhi al cielo quasi a voler significare: "Ecco, questo ci sta per dire che ci sarà ritardo!" In alcune compagnie le modalità di questa comunicazione sono rigidamente regolate e vengono distribuiti ai piloti dei libretti dai cui contenuti non si deve derogare: dicono gli esperti che la comunicazione standardizzata è rassicurante.
Ma altri esperti replicano che la ripetitività, lungi dal tranquillizzare, genera ansia (sì, sì - pensano gli impauriti - questo ci racconta la solita pappardella, e intanto chissà cosa sta veramente succedendo), e così altre compagnie, considerando che una certa informalità può trasmettere sensazioni più amichevoli e coinvolgenti, preferiscono lasciar liberi i piloti di scegliere il momento, i toni e i contenuti più adatti alla situazione.
Comunque sia non passerà volo senza che, serioso o rilassato, venga fatto quello che noi chiamiamo "l'annuncio", perché tutti considerano essenziale questa forma di contatto umano tra chi, chiuso nella stanza dei bottoni, officia il rito del volo e chi, più o meno comodamente seduto in cabina, a quegli officianti ha affidato la sua vita. E come accade per la dimostrazione di sicurezza, c'è chi si beve ogni parola come vangelo e chi nemmeno ascolta... a meno che a destinazione non sia previsto maltempo: in questo caso il semplice clic metallico del microfono che precede l'inizio della "chiacchieratina" del comandante basta a destare l'improvvisa (e preoccupata) attenzione di tutti.
* Pilota di voli intercontinentali
Il momento più comune è pochi minuti prima del decollo, ma anche durante la crociera, per sottolineare il sorvolo di punti particolarmente interessanti o all'inizio della discesa, con le informazioni sul tempo che farà all'arrivo. O magari durante le fasi di imbarco, e allora i più scafati alzano gli occhi al cielo quasi a voler significare: "Ecco, questo ci sta per dire che ci sarà ritardo!" In alcune compagnie le modalità di questa comunicazione sono rigidamente regolate e vengono distribuiti ai piloti dei libretti dai cui contenuti non si deve derogare: dicono gli esperti che la comunicazione standardizzata è rassicurante.
Ma altri esperti replicano che la ripetitività, lungi dal tranquillizzare, genera ansia (sì, sì - pensano gli impauriti - questo ci racconta la solita pappardella, e intanto chissà cosa sta veramente succedendo), e così altre compagnie, considerando che una certa informalità può trasmettere sensazioni più amichevoli e coinvolgenti, preferiscono lasciar liberi i piloti di scegliere il momento, i toni e i contenuti più adatti alla situazione.
Comunque sia non passerà volo senza che, serioso o rilassato, venga fatto quello che noi chiamiamo "l'annuncio", perché tutti considerano essenziale questa forma di contatto umano tra chi, chiuso nella stanza dei bottoni, officia il rito del volo e chi, più o meno comodamente seduto in cabina, a quegli officianti ha affidato la sua vita. E come accade per la dimostrazione di sicurezza, c'è chi si beve ogni parola come vangelo e chi nemmeno ascolta... a meno che a destinazione non sia previsto maltempo: in questo caso il semplice clic metallico del microfono che precede l'inizio della "chiacchieratina" del comandante basta a destare l'improvvisa (e preoccupata) attenzione di tutti.
* Pilota di voli intercontinentali