Lasciate alle spalle le certezze europee si rimane storditi, e ci si sente indifesi, per il clima caldo anche nei mesi più miti (da novembre a febbraio, tra i 25 e i 30 gradi) e per la gente. Mai vista tanta. È l'India, terra sognata e difficile da raggiungere fino in fondo, anche con l'immaginazione. Tutto è colorato, rumoroso, fantastico e amaro: la realtà appare cruda per noi occidentali, eppure è del tutto normale qui, in un giorno qualunque, tra le strade delle città.
Gli occhi dei bambini non si dimenticano facilmente e ci si domanda se sia un bene averli visti così, mentre chiedono una monetina, una caramella o semplicemente un sorriso. Questo è un mondo diverso, dove è inutile esercitare i nostri sentimenti e fare domande, dove tutto è spirituale e sacro, come in nessun posto.
Mumbai, capitale dello stato di Maharashtra, è il motore economico dell'India. Una metropoli dove gli appartamenti costano più di New York e dove la ricchezza e la miseria camminano una accanto all'altra sui marciapiedi. Dove la speranza di trovare un lavoro qualsiasi ha creato una delle bidonville più estese del pianeta.
Qui inizia il viaggio, mentre la Porta monumentale dell'India, The Gateway of India, costruita all'inizio del '900 per accogliere un re e poi passata alla storia per aver salutato l'ultimo governatore inglese nel 1948, offre il suo benvenuto a chi alloggia al Taj Mahal Palace & Tower, sontuoso albergo edificato nel 1903.
Dalle sue camere si ammira lo spettacolo della baia e della città, metà moderna e metà ottocentesca, con ancora intatti i segni del suo massimo splendore, quell'Ottocento indiano narrato da Rudyard Kipling che proprio a Bombay era nato. L'ala antica dell'albergo è un magnifico edificio in stile coloniale che merita una visita come fosse una Villa palladiana. La Stazione Victoria Terminus (Chatrapathi Shivaji Terminus o VT come la chiamano tutti), all'inizio della penisola che porta al Gateway of India, fu costruita dagli inglesi nel 1887; va vista, visitata, vissuta, con la gente che arriva e che parte: si dice che ogni giorno transitino nella struttura cinque milioni di persone.
Architettonicamente è il punto d'incontro fra la razionalità europea e la magia indiana: da lontano sembra una cattedrale gotica a cui il capriccio di un progettista innamorato dell'oriente ha aggiunto punte di minareti, cupole, colonne corinzie. A Mumbai gli edifici dell'epoca coloniale sembrano frutto della nostalgia per l'Europa e l'entusiasmo per l'India: la Torre della Biblioteca dell'Università, ricorda Venezia per le bifore e i decori; Mani Bhavan, nella parte centrale di Chowpatty Beach, che fu il quartier generale del Mahatma Gandhi e ora museo, aggiunge stile vittoriano a quello orientale.
Ma per il resto Mumbai va vissuta camminando tra la gente, curiosando nei mercati e nelle immense lavanderie all'aperto; ammirando altari dedicati alle divinità, come Ganesha, il benevolo dio dalla testa d'elefante che propizia la riuscita di ogni impresa. Sui marciapiedi scorre indifferente la vita di tutti i giorni: i bambini in divisa tornano da scuola, le donne in sari camminano con elegante dignità, le botteghe dei barbieri si riempiono, i venditori ambulanti offrono di tutto e, fuori dei cinema, si formano le file pazienti di spettatori.
Mumbai assieme a Delhi è il luogo dove si arriva o da cui si lascia l'India, un Paese grande 20 volte l'Italia, simbolo dei contrasti, soprattutto sociali. Da Mumbai si raggiunge Jaipur nel Rajasthan, che significa "luogo dei principi". È una delle parti più magiche dell'India, dove le fantasie degli europei hanno creato romanzi popolati da avventurieri, ricchezze inimmaginabili, donne affascinanti e palazzi infestati dagli spiriti. I vari maharaja (re), o rana (principi), ricchi signori di minuscoli stati, divennero nell'immaginario occidentale sinonimo di sfarzo e opulenza.
Dall'aeroporto al centro si viaggia in Ambassador, le auto stile anni '50 sfornate dalle fabbriche inglesi obsolete trasferite pezzo per pezzo in terra indiana. Oggi i nobili rajput, i signori della città che si facevano costruire grandiose residenze, non hanno cariche ufficiali; i più intraprendenti fanno politica o curano i loro interessi, soprattutto da quando Indira Gandhi abolì titoli e confiscò proprietà. Parecchi hanno trasformato i loro palazzi in alberghi. Jaipur fu costruita a forma di quadrato, simbolo di stabilità, collegato ai cicli cosmici e astronomici, divisa in nove quartieri, dei quali due centrali per palazzi, caserme ed edifici amministrativi, e gli altri sette per i bazar e le abitazioni.
Famosa per il suo colore rosa, la città era in origine multicolore, il rosso-ruggine, applicato nel 1883, fu scelto come colore di benvenuto per le visite di monarchi inglesi. Jaipur è la ricca capitale del Rajasthan, dove si ha l'impressione di essere giunti nella vera India, quella dei colori e dei sari delle donne. L'accesso alla Città Rosa, racchiusa da mura merlate è attraverso dieci porte, la visita classica esplora la parte più maestosa della città di Jai Sigh II, il Palazzo dei Venti, dall'incredibile fantasia barocca, voluto nel 1799 dal maharaja Pratap Singh, come luogo d'osservazione per le donne di corte: da qui potevano guardare senza essere viste.
Ed ancora il City Palace, che era ed è il palazzo del maharaja di Jaipur, oggi in parte Museo dei tessuti, strumenti musicali e oggetti di corte. Da vedere anche l'Osservatorio Jantar Mantar, voluto da Jai Singh II, appassionato di astronomia. Ma la visita a Jaipur, non può prescindere dalla Fortezza di Amber, capitale dei Kachvaha prima della fondazione di Jaipur. L'interno del palazzo è sorprendente, l'arte moghul (che significa mongolo) è al suo massimo splendore.
Il viaggio nella Terra dei re continua nel principale centro del Rajasthan meridionale, Udaipur, romantica città, protetta dai laghi Pichola, Fateh Sagar e Umaid Sagar, la cui immagine più amata dai viaggiatori europei è quella del Jag Nivas, o Lake Palace, dimora estiva dei maharaja, fatta erigere nel XVIII secolo, ed ora hotel di lusso.
Il City Palace sulla riva orientale, svetta di fronte al Taj Lake Palace in tutta la sua imponenza, iniziato intorno al 1560 da Udai Singh II. Un gigantesco edificio in stile rajput e moghul, intonacato di bianco, di cui è visitabile l'area adibita a museo: un dedalo di stanze, passaggi e cortili, in cui trovano posto anche due alberghi ed una curiosa Galleria dei Cristalli.
Altra tappa è Ranakpur, dove si visita un importante complesso templare jain, religione diffusasi in India contemporaneamente al buddismo intorno al 540 a.C., dove l'edificio più importante, detto Chaumukha, è dedicato ad Adinath. Ci si inoltra a piedi nudi e senza accessori in pelle, come richiede il credo, nella maestosa architettura di marmo intagliato tra canti, candele e fiori. Di ritorno a Udaipur è l'ora degli acquisti: sete, gioielli, legno intagliato, tappeti, sono i ricordi che ogni turista vuole portare a casa insieme al tè e alle medicine naturali della "conoscenza della vita", significato letterale di ayurveda.
Infine, Delhi, la capitale, che con la creazione di New Delhi volle palesare il proprio potere (nel 1803, quando entrò a far parte dei domini britannici), con il progetto degli architetti Baker e Lutyens, che armonizzarono imponenza e raffinatezza dello stile indo-islamico con il Neoclassicismo vittoriano. Il risultato fu una città giardino armoniosa e grandiosa.
(7 aprile 2005)