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Vai, si parte col cybertour

La Città Proibita di Pechino. La Roma dei Cesari. I più famosi musei del mondo. Ma anche le strade di molte città. Da vedere in tre dimensioni al pc, passeggiando con il proprio avatar. Ecco come

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D'accordo, non sarà proprio come prendere un aereo e vivere l'emozione totale d'immergersi in un'altra cultura, in un altro clima, in una terra sconosciuta. In compenso, un viaggio virtuale è alla portata di tutti, a costo zero: e non è un caso che in questi tempi di crisi economica il fenomeno sia in rapida crescita. Aumenta il numero dei 'viaggiatori'; soprattutto aumenta la quantità e la profondità delle mete virtuali. Mondi in tre dimensioni esplorabili via Internet, sul computer di casa.



Per esempio la Città Proibita a Pechino, esplorabile virtualmente da questo autunno, tramite un software gratuito e una connessione a Internet. È un progetto su cui Ibm ha investito 3 milioni di dollari e vi ha collaborato il ministero della Cultura cinese. Possiamo entrare nel palazzo imperiale, girovagare tra i giardini e persino visitare quelle sale che da turisti in carne e ossa non potremmo vedere, perché chiuse al pubblico. È gioco e cultura insieme: all'inizio, scegliamo un avatar come su Second Life, vestendo i panni di un personaggio dell'epoca imperiale. Una guardia, una cortigiana, un servo eunuco. Possiamo partecipare a visite guidate per conoscere la storia e la cultura cinesi, incontrare altri avatar, parlare con loro, sfidarli a gare di tiro con l'arco e così via.

A poco più di un mese dal lancio, le visite alla Città Imperiale virtuale sfiorano le 800 mila. "L'abbiamo fatto per mettere alla prova le tecnologie software più avanzate oggi disponibili e per valorizzare un patrimonio dell'umanità", dice Angelo Failla, direttore delle fondazione Ibm Italia. E aggiunge: "Questo è il progetto più evoluto che abbiamo fatto finora, ma è solo l'ultimo di tanti". Per esempio, la versione digitale del museo del Cairo e dell'enorme museo dell'Ermitage, a San Pietroburgo, quello che ai tempi degli zar era il Palazzo d'Inverno. Sono tanti i musei disponibili in versione digitale, basta fare un giro tra i loro siti per rendersene conto: per esempio il Louvre, il Moma di New York, la pinacoteca Thyssen-Bornemisza di Madrid. Alcuni, come il Louvre, li si può visitare come se si passeggiasse tra i corridoi e le stanze, in tre dimensioni e con tanto di audio guida. E per gli stranieri che sognano di visitare i fori, due settimane fa Google ha presentato anche Roma Antica, un software che consente di vedere in tre dimensioni ben 6.700 edifici, così come apparivano nel 320 d.C.: quasi meglio di un viaggio reale.

Da qualche settimana, sempre Google ha lanciato anche in Italia il suo servizio Street View, la funzione più spettacolare delle note Google Maps, usate da circa 10 milioni di utenti al mondo ogni mese. Per intenderci, è con Street View che si può curiosare un po' morbosamente intorno all'ultima casa di Gianni Versace, a Miami. O vedere il Dakota Building, palazzo vicino al quale John Lennon è stato ucciso, a New York. Oppure, per stare più sul leggero, sbirciare chi prende il sole sdraiato in un parco. Street View è il livello di zoom più elevato sulle mappe di Google. È ottenuto grazie a un piccolo esercito di auto di Google che gira per le città, scatta foto e le mette su Internet.

Le foto sono incollate per dare la sensazione del mondo in tre dimensioni. Così, sembra proprio di stare lì, a un passo dalle persone, le auto, i monumenti: allo stesso livello della strada. Ovviamente le immagini sono statiche (Street View non è una telecamera, ma un collage fotografico) e si vede solo tutto quello che si trovava in un determinato luogo nel momento in cui Google ha scattato le foto. Ci sono le principali città americane, australiane, giapponesi. Da qualche giorno è possibile tele trasportarsi anche a Roma, Milano, Firenze e lungo il perimetro del lago di Como. "Aggiungeremo altre città e zone turistiche italiane. Continuiamo inoltre a migliorare il progetto, scattando foto aggiornate di posti dove siamo già passati, come a New York", dice Giorgia Longhini, direttore marketing di Google Italia. Ma a chi e a che cosa serve Street View? "Per esplorare zone dove non possiamo andare, e quindi per viaggiare con la mente; oppure per preparare un viaggio: studiare la città dove stiamo per recarci per verificare quali sono i posti che ci interessa vedere poi nella realtà".

__img2__In questo boom di viaggi virtuali non ci sono solo Google o Ibm, i grossi nomi: la febbre sta conquistando molti, anche in Italia e a dicembre la bergamasca Geomondo avrà sul proprio sito mappe fotografiche, in stile Street View, di molte città del nord Italia. Per ora chi genera questi viaggi non ha un ritorno economico immediato dal suo investimento in software, ma non è difficile immaginare come l'inserimento di inserzioni pubblicitarie molto localizzate - il ristorante, l'albergo, il negozio di vestiti e così via - apra potenzialmente prospettive molto ampie e ricche di sviluppi. Il tutto poi si può coniugare con la crescita dello shopping on line: così da un viaggio virtuale possiamo tornare dopo aver acquistato su Internet anche i suoi souvenir, i suoi cibi tipici, i suoi oggetti d'artigianato: tutti reali, che ci verranno recapitati a casa.

"Da un punto di vista sociopsicologico, quello dei viaggi virtuali è un fenomeno molto interessante", dice Edoardo Fleischner, docente di Nuovi media e comunicazione all'Università Statale di Milano, "tanto che io stesso sto sviluppando questa idea: sono project leader di una community che permetterà di viaggiare virtualmente nel tempo e nello spazio. Uscirà a inizio 2009. Per spiegare il successo dei viaggi virtuali ho formulato la teoria della simulazione, su cui sto scrivendo un libro", continua: "Noi dalla nascita abbiamo modelli di simulazione, che comunemente sono chiamate esperienze. Simulo un'azione nella mia mente, un attimo prima di farla davvero. È un meccanismo psicologico e neuronale, che serve a preparare atti e parole. E ora, siccome il Web sta riproducendo il mondo sempre più fedelmente, diventa lo strumento principe della simulazione, inteso come viaggio nel tempo e nello spazio". Il nostro corpo resta fermo, ma la mente e gli occhi, virtualmente, sono a Hong Kong quando usiamo Street View. "È come se questi servizi avessero esteso la portata dei nostri bulbi oculari". Allargano il terreno delle nostre simulazioni, soddisfacendo una nostra tendenza atavica, spiega Fleischner: di creare e giocare con il mondo, di estendere la nostra mente oltre i limiti fisici e della realtà. Più prosaicamente, "è un modo anche per vincere la frustrazione del lavoro contemporaneo, statico e sedentario, liberando la creatività nascosta. È un po' come leggere un buon libro di storia o di geografia, ma più appagante per i sensi", continua Fleischner.

Forse a questo punto ci si chiederà: sul lungo andare, sostituiremo i viaggi reali con quelli virtuali in tre dimensioni? La risposta, secondo Fleischner, è no: più simuliamo un viaggio, più avremo voglia di farlo fisicamente. A patto di avere i soldi necessari, ovviamente, visto che metà degli italiani resterà a casa durante le prossime feste natalizie, preferendo divertimenti elettronici (dati di una recente ricerca di YouGov, osservatorio di ricerca inglese, per conto di Microsoft).

Ma secondo Fleischner "molti consumi sono nati come desiderio nei tempi di crisi e poi si sono affermati a crisi finita. È stato così con la jeep nel dopoguerra, sarà lo stesso con i viaggi virtuali", prevede. Sempre sperando che la recessione sia breve e che di un viaggio si possano assaporare quelle atmosfere, quegli odori e quei suoni che non possono essere offerti da un tour con il pc.