Viaggi

Australia

Fuori e dentro la modernità

Da Sydney a Melbourne, da Katoomba alle Blue Mountains: un viaggio nel continente Down Under è una continua immersione nelle città più moderne e nella natura più incontaminata

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VIAGGIARE IN AUSTRALIA è sfida di scelte. Bisogna andare per tappe, non esser avidi. Contare su un prossimo ritorno. Un possibile assaggio porta per duemila chilometri da Sydney a Melbourne con divagazioni di rotta per paesaggi, persone e umori. Nel primo giorno australiano, per combattere otto ore di jet lag, bisogna camminare al sole e Sydney, città yuppy, surfista e stilish, è posto perfetto. Si fa shopping in centro guardando i vagoni della metropolitana, sospesi a pochi metri dalla nostra testa, entrare e uscire dai vecchi palazzi.

Si passeggia nei Royal Botanic Garden tra volpi volanti e sfondo di grattacieli, e quando si è stanchi la si guarda dal mare dai traghetti in partenza dal Circular Quay. Vista dal mare scintilla al sole l’Opera House, Patrimonio dell’Umanità, e quando arriva la notte risplende di un chiarore luminoso contro il nero del mare. Nonostante l’effetto cartolina l’impatto non virtuale è ancora molto forte così come lo è il contrasto con l’Harbour Bridge, il ponte in acciaio degli anni ‘30 ancora percorribile a piedi. Sulla Baia si può trascorrere un’intera giornata passando dall’Opera House al Museo di Arte Contemporanea, cenando con salmone della Tasmania, ostriche, crostacei, agnello, formaggi e ottimi vini.

[[ge:rep-locali:repubblica:117039251]]Poi si può andare a un concerto o a uno spettacolo teatrale proposto dal premio Oscar Cate Blanchett che qui dirige la Sydney Theatre Company. Ci si sente in Europa ma con un pizzico di Stati Uniti, almeno fino a quando un suono prolungato ti rimbomba nel cuore: è il suono del digiridou che sulla Baia si fa elettronico. Lo suonano uomini dalle pelle molto scura, capelli ricciuti spesso bianchi, viso e corpo dipinti, lo sguardo fiero. Sono i padroni di questa terra, gli aborigeni sopravvissuti a una politica di genocidio culturale. Lo scorso febbraio il governo ha chiesto ufficialmente scusa ma niente risarcimenti per la Stolen Generation, la generazione rubata, bambini sottratti alle famiglie aborigene.

Più di centomila tra la metà dell’Ottocento e gli anni ‘60 del Novecento, sottratti alle loro famiglie per cancellare una cultura. Ascoltando il digiridou la voglia di inoltrarsi in questo territorio sconosciuto cresce e si abbandona la grande città. La meta, le Blue Mountains, è a Ovest, solo una sessantina di chilometri. Giunti a Katoomba al fascino di un paesaggio ricco di foreste e rocce si aggiunge il piacere dell’olfatto. Le montagne appaiono blu non solo per fenomeno ottico ma perché immerse nell’effluvio di milioni di alberi di eucalipto.

Qui si fa trekking ma si ammira il panorama anche dai punti di osservazione di Katoomba con vista sulle rocce gemelle delle tre sorelle pietrificate da un sortilegio. La notte si può andare, con una guida, in profondi canyon lontani da luci e rumori. Un’eco-bush walk a “caccia” di vermi luminosi, di stelle e pianeti avvolti nel buio della foresta. Di giorno si ficare. Al ritorno si riprende la Number One per inoltrarsi lungo una strada sterrata nel Murramarang National Park fino ad arrivare a Pebbles Beach, spiaggia amata dai canguri. Qui si ha un senso diverso della natura, come accade anche a Tilba ai piedi del Mount Dromedari. Un luogo fuori dal tempo, nato durante la Corsa all’oro: case restaurate, artigiani, artisti, caffè. È vicino Tilba che Namkhai Norbu ha fondato la Comunità Dzogchen Namgylgar. Sempre nei pressi vive una folta comunità di aborigeni. Attraversato il Parco Croajingolong con le sue foreste, le rocce, i canguri e poi Metung, villaggio di pescatori al centro della Gippsland Lakes, Melbourne è ormai vicina. Città interessante, piena di vita a Saint Kilda, snob e sofisticata a South Yarra.

Qui il passo è piu lento, a Sydney li chiamano i messicani, ma la vita culturale è intensa. Il cuore è Federation Square con gallerie d’arte, musei, teatri, cinema, librerie e la piazza: un selciato di 470 mila sanpietrini che vanno dall’ocra al rosato. Un’opera di Paul Carter a rappresentare l’Outback. Passeggiando su queste pietre venute dall’Australia occidentale si ha la sensazione che in questo continente terra e rocce vivano una propria vita. Ogni giorno ai ranger del Parco dove sorge Uluru arrivano da turisti pentiti pacchi contenenti frammenti sottratti al rosso monolite. Le hanno chiamate le sorrow rocks, i sassi del dispiacere, anche perché più di un quarto delle persone le restituisce dichiarando che hanno portato sfortuna